Erano due amici (col gilet giallo) al bar

A vederli giuro facevano tenerezza. In piazza della Repubblica a Roma c’erano questi due signori, agghindati pronti per coprire una buca sulla Cristoforo Colombo, che si guardavano spaesati. Un popolo pronto a decapitare il potere che invece si è perso in mezzo al bosco mentre andava dalla nonna. La temibile manifestazione dei Gilet gialli italiani ha raccolto ben due persone, di cui uno ovviamente era l’organizzatore e comprensibilmente l’altro sarà il solito amico che dall’infanzia non ti lascia mai solo quando vuoi bighellonare a fare qualche spaccata. Due, di numero. Utili al massimo a sollevare un tombino se non fosse che al posto degli arnesi del mestiere avevano con loro dei volantini, tristemente lisci e che profumavano di nuovo, che saranno finiti nel cassetto dei ricordi, lì dove ognuno di noi ci ha messo il manifesto del primo concerto della band di rock quando si andava a scuola.

Le loro giustificazioni sono ancora più desolanti dell’immagine da deserto dei tartari che riescono a dare: dicono che in realtà sono stati boicottati (ma va?) addirittura da Luigi Di Maio, raccontano con soddisfazione che il Movimento 5 Stelle sia stato sfanculato dai gilet gialli quelli francesi, quelli originali (mentre evidentemente i loro rapporti sono strettissimi e proseguono alla grande) e lamentano le sigle sindacali di avere organizzato il proprio corteo (un gran corteo, finalmente) proprio sulla piazza che avrebbero dovuto riempire loro.

Dicono che avevano convocato i loro duemila aderenti circa per fare una prima manifestazione a Roma per confrontarci insieme ad altre cose che stiamo facendo (lo raccontano al giornalista Alessio Viscardi di Fanpage). Ma cosa chiedono i gilet gialli italiani:

Che l’Italia esca dall’Unione Europea.

Chiedono di ritornare alla sovranità monetaria.

Vogliono instaurare una sorta di sovranità diretta e partecipativa (giuro, letterale, detto così).

E poi ci ricordano di avere gli stessi nemici dei gilet gialli francesi.

Solo che, poveretti, non si sono accorti che li hanno votati, qui, quelli che vorrebbero mettere in pratica il loro programma. Ma non diteglielo. Lasciamoli lì. Diventeranno un’ulteriore attrazione per Roma. Come gli ultimi giapponesi.

Buon lunedì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2019/02/11/erano-due-amici-col-gilet-giallo-al-bar/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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