Lo Stato che s’è dimenticato un (altro) pezzo di Stato

Linosa è bellissima. Andateci. Non adesso però. Perché ora Linosa è ferma. Ferma proprio nel senso di ferma, immobile, ferme le auto, i motorini, a singhiozzo al massimo qualche mezzo di soccorso, ferme le barche (e sì, per un’isola è un problema).  Fermi tutti. Manca la benzina. Nel 2019 in Italia, a Linosa, manca la benzina da Natale. Babbo Natale ha portato in dono lo scenario apocalittico che leggiamo in giro. Sembra una cosa incredibile vero? E infatti è incredibile, e disgustosa.

L’unico benzinaio è fuori uso, il pezzo di ricambio che serve non arriva, e in un’isola di 500 abitanti che sta circa a 160 km dalle coste ci si sente isola per davvero con questo problema. Tagliati fuori dal mondo. Hanno provato a interpellare tutti, ma proprio tutti. Niente. Nessuno si muove. Hanno anche restituito le tessere elettorali perché se al posto di togliere le accise togli proprio la benzina forse c’è anche un problema politico. Niente.

«All’inizio – racconta Cristina Errera – ci è stato detto che mancavano delle autorizzazioni, questioni meramente burocratiche. E invece pochi giorni fa ci è stata comunicata una novità: manca un pezzo di una pompa, pezzo che deve essere inviato dall’Italia a Lampedusa e da qui a Linosa. Se tutto va bene ci aspettano ancora 15 giorni di disagi», si legge sul Corriere.

Una soluzione c’è: farsi cinque ore di nave (cinque ore di nave) per andarsi a pendere la benzina che serve per portare i figli a scuola.

C’è un passaggio nella lettera che hanno scritto al presidente della Repubblica che merita una lettura:

«Essere un’isola lontana è difficile. Comporta una necessaria dipendenza dai collegamenti navali. Qualche nodo di vento inverso può bastare a segnare la differenza tra isolani e isolati. Fare i conti con l’attuale questione trasporti a Linosa vuol dire non essere liberi di programmare le proprie vite. Vi sembra possibile? Siamo stanchi di questi viaggi della speranza. Per questo vorremmo chiedervi di intervenire sui trasporti, in quanto ne va della nostra sopravvivenza. La guardia medica è l’unico presidio medico presente sull’isola. In un posto come questo servirebbe un piccolo pronto soccorso, di medici capaci di prestare le prime cure. Invece siamo costretti a considerare normale che un padre provveda a suturare la ferita della propria figlia».

Buon giovedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2019/02/28/lo-stato-che-se-dimenticato-un-altro-pezzo-di-stato/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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