InFolio recensisce “Mafie Maschere e Cornuti”

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Impegnato, ironico, graffiante e, allo stesso tempo, leggero: Giulio Cavalli ancora una volta non si smentisce. Lo spettacolo dello scrittore e teatrante di fama, “Mafie, maschere e cornuti”, è approdato al De Sica in tutta la sua irriverenza, proprio nella Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Un monologo coinvolgente e interattivo che fa riferimento alla tradizione giullaresca per far cadere le maschere dei mafiosi e “smutandarli”, ovvero mostrarli per quello che spesso sono: personaggi che arrivano da ambienti ignoranti e, a volte, bizzarri, uomini che si ridicolizzano da soli. Uno spettacolo, quello di Cavalli, che tocca diversi argomenti come le infiltrazioni mafiose nel nord Italia e la mitizzazione che le serie televisive rischiano di alimentare raccontando le loro malefatte. Nonostante la serietà dell’argomento e la determinazione con cui l’autore intende trattarlo, il monologo risulta appassionante e divertente, ma di un divertimento che sa di derisione e che fa riflettere lo spettatore sull’assurdità dell’essere in balia di criminali che nient’altro sono se non grottesche rappresentazioni di un certo disagio sociale. Lo show si è tenuto nel contesto del percorso di spettacoli che l’Archivio Storico dell Cabaret Italiano sta promuovendo, inserendosi tra anima popolare e l’omaggio a Nanni Svampa, entrambi prodotti dal musicista e comico Flavio Oreglio. Forte l’appoggio dell’amministrazione che ha collaborato promuovendo la gratuità dell’evento.
«La mafia fa schifo» ha dichiarato Danilo Perotti, consigliere comunale con delega alla Legalità. «È importante creare occasioni, soprattutto con i giovani e con le scuole, affinché i nostri cittadini non lo dimentichino mai. In questo percorso di consapevolezza la memoria svolge un ruolo importante e il ricordo, che avviene anche attraverso la conoscenza delle storie delle vittime, permette di trasformare la memoria in impegno quotidiano di testimonianza e resistenza civile».  


Mattia Rigodanza

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