Grandi navi, piccola Venezia

Le immagini della “Deliziosa” che punta pericolosamente verso la riva dei Sette Martiri l’abbiamo vista tutti, praticamente in diretta, ripresa dai cellulari dei presenti. Abbiamo sentito le urla, abbiamo visto la tempesta, abbiamo assistito allo sgomento di un mostro nel cuore della città.

Un mese fa è successo con la “Opera” messa fuori uso da un black out. 251 metri di nave fuori controllo.

Poi c’è stata quella nave lunga quanto il Titanic che sulla banchina di San Basilio ha trascinato con se una lancia 110 metri volata via in un soffio, con la gente che scappava.

Eppure la storia delle Grandi Navi che ogni giorno calpestano la piccola Venezia se dovesse avere un inizio sarebbe il 12 maggio del 2004 quando la Mona Lisa si incagliò davanti a San Marco, nel cuore della città. E dal 2004 a oggi sono 15 anni che si parla di Grandi Navi e non si fa nulla. Qualcuno dice che finché non ci saranno vittime probabilmente continuerà così, qui da noi serve il sangue per prendere provvedimenti.

Sopra Venezia sono passati otto governi (due di Berlusconi), quattro sindaci, quattro giunte regionali (due con Galan, due con Zaia) e tutta una pletora di esperti da una parte e dall’altra ma Venezia continua a rimanere lì, solcata dalle Grandi Navi che in molti vedono “sicure” perché poi in fondo non è successo nulla di male, non si è fatto male nessuno.

E così la città invidiata da tutto il mondo continua a subire i litigi, le rassicurazioni, gli studi, i contro studi, le tesi (spesso in antitesi) e tutto il gorgo della politica che decide di non decidere da sempre. Ed è una storia tipicamente italiana di decisioni non prese e di pericolo che sta lì davanti agli occhi ma che tutti fingono di non vedere. Al massimo ci sarà da organizzare un lutto. E noi siamo fortissimi con i lutti.

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