“laletteraturaenoi” recensisce Carnaio

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Carnaio di Giulio Cavalli (2018, Fandango). DF è un paese sulla costa, che vive di pesca, piccoli ristoranti, qualche turista, pettegolezzi e poco altro. Un pescatore, di rientro da una notte di lavoro alquanto infruttuosa, rinviene il cadavere di un giovane scuro di pelle e forte di corporatura e, pur consapevole che questo gli costerà anche i pochi guadagni al mercato e il malcontento della moglie, denuncia il ritrovamento alla polizia, che accoglie la notizia con fastidio e impazienza, più che con autentica preoccupazione. La faccenda inizia a destare scalpore quando un secondo cadavere – identico per età, fattezze, provenienza apparente – viene ritrovato riverso sulla spiaggia dalla pluridivorziata e chiacchieratissima vamp del luogo: il caso rimbalza alla TV locale, dove un abbronzato azzimato sedicente giornalista lo rilancia, avido di uno scoop. Ma i riflettori si accendono davvero solo quando, durante una camminata, il medico condotto, abituato da sempre alle vicende ordinarie di nascite e morti di DF, scopre che una intera insenatura è stata ricoperta da cadaveri: a strati, si sono ammassati i corpi senza vita di giovani uomini incredibilmente tutti simili fra loro. Nonostante le insistenti richieste d’aiuto da parte del sindaco e dei maggiorenti locali, parroco incluso, in una replica grottesca di dinamiche politiche cui la cronaca ci ha drammaticamente abituato, nessun provvedimento “dall’alto” interviene a fronteggiare il problema – innanzi tutto cinicamente pratico – dello smaltimento dei cadaveri, mentre la burocrazia impone in modo intransigente la conservazione di essi. Il diapason della esasperazione, che è anche il punto di rottura (o lo sconcertante punto di svolta) della storia, si raggiunge quando, dopo ulteriori ritrovamenti, DF viene interamente sommerso (strade, giardini, usci delle case) da un’ondata di cadaveri. Di fronte alla indifferenza del Governo, e al ripetersi cronico delle ondate, DF decide allora di autodeterminarsi e, sganciandosi anche istituzionalmente dal potere centrale, trasforma quella che è una calamità in una risorsa, il dramma in profitto, diventando, in brevissimo tempo, una piccola potenza economica: una ricchezza mai vista che finirà per distruggerla. Estremo, provocatorio, sconcertante, questo romanzo si impone all’attenzione di chi – coraggiosamente e dolorosamente affrontando le imposture grandi e piccole dei nostri giorni e di sempre – si interroghi con urgenza sui nuovi doveri e sul significato di essi per la coscienza, così come voleva il Gran Lombardo (di Sicilia).

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