‘Volevo Essere Jo March’ recensisce Carnaio

(fonte)

Un’isola di un paese non specificato, il ritrovamento da parte di un pescatore di un cadavere in mare e da parte di una signora con cane di un altro sulla spiaggia, poi i cadaveri diventano un mucchio e persino lo scafato medico locale non regge lo spettacolo. Carnaio di Giulio Cavalli (Fandango) è un romanzo distopico che prima ci mostra lo sconcerto di una popolazione di fronte ai morti (tutti ragazzi neri tra i venti e i venticinque anni, tutti alti e muscolosi), poi la difficoltà a gestire la situazione (si succedono onde che depositano cadaveri su cadaveri) e infine la trovata: lo sfruttamento dei corpi. L’isola dichiara la propria autonomia da un governo centrale che non si è fatto carico del problema e il materiale umano che abbonda lo utilizza nelle concerie, macellerie, come carburante… Le poche voci di dissenso vengono soffocate con la violenza e il paese depresso dalla scarsezza di lavoro conosce un’enorme prosperità. Non finisce bene. Il merito di Cavalli consiste nel riuscire a dar corpo ai suoi personaggi che non sono solo, il pescatore, il sindaco, il giornalista ma persone con i loro problemi e le loro meschinità. Truce e di grande attualità.

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