A bottigliate in faccia

Qualche giorno fa Zhang, un ragazzo di origine cinese, si è fermato per fare benzina alla sua auto in una stazione di servizio a Cassola, Vicenza, non lontano da Bassano del Grappa. Avendo una banconota da cambiare è entrato nel bar della stazione di servizio ed è stato accolto con la frase “sei cinese, hai il coronavirus qui non puoi entrare”. Nel frattempo un avventore del bar si è alzato e ha pensato bene si spaccargli una bottiglia sulla faccia.

«La cosa più grave, forse anche più dell’aggressione, è che nessuno è intervenuto in difesa di quel ragazzo né si è avvicinato a lui per soccorrerlo», dichiara un testimone a Open.

Ma quella bottiglia ha diversi padri, dietro ci sono tutti quelli che hanno soffiato sul fuoco e hanno instillato odio.

Per uno scherzo del destino ora sono gli stessi che dicono che però “si sta esagerando”. Un esempio?

Libero il 22 febbraio apriva in prima pagina così: “Vade retro virus” e poi “Primo morto: un 77enne a Padova”.

Libero il 23 febbraio apriva in prima pagina così: “Prove tecniche di strage” e poi “Il governo agevola la diffusione del virus”.

Libero ieri apriva in prima pagina così: “Virus, ora si esagera” e poi “Diamoci tutti una calmata”.

Sono così: si accorgono sempre dopo le bottigliate in faccia. Sempre tardi. Bravi così.

Buon venerdì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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