Sparatoria e morti: il virus da cui non guariamo

A Napoli è morto un sedicenne e mentre lui moriva un ventitreenne si ritrovava con la vita rovinata per sempre. È successo quello che succede (troppo) spesso per le nostre strade e quello che continua a succedere a Napoli mentre una rapina andata male ha lasciato un ragazzo per terra, un carabiniere fuori servizio che si è ritrovato a difendersi sparando e risparando e un processo che si annuncia già doloroso.

Come se non bastasse i famigliari hanno distrutto un Pronto soccorso e alcuni spari sono stati sparati contro la caserma dei carabinieri. Scene da Far West e scene di una gioventù fragile che sembra abbiamo ormai dato per persa: la criminalità infantile e giovanile è una piaga che ha a che fare con il presente e soprattutto con il futuro del Paese ed è qualcosa che dovrebbe essere un’emergenza nazionale. E invece niente. Niente.

Poi ovviamente ci sono i giudizi, come al solito, fermi e convinti: si dice che un ragazzo di quindici anni con una pistola in mano che rapina Rolex è semplicemente una scheggia impazzita di un sistema che funziona e invece no, non funziona niente: ci sono zone in Italia in cui ci sono non bravi ragazzi figli di non bravi genitori che sono il risultato dell’assenza dello Stato. Ci sono medici che mentre lavorano al Pronto Soccorso si ritrovano a vivere scene degne di una serie televisiva sul narcotraffico.

C’è un virus grave di cui si parla poco e che sembra scomparso dall’agenda politica: la criminalità che infesta interi quartieri di diverse città. Tutti parlano di sicurezza eppure pochi sembrano avere voglia di analizzarne le cause. Oltre alla propaganda servirebbe un vaccino. Oltre alla repressione (che non sempre funziona) servirebbe un lavoro serio.

Buon lunedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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