E la conservazione degli affetti?

Che brutta la discussione sulla Fase 2 (scritta in maiuscolo come se fosse il titolo di una nuova serie, una nuova stagione di un reality) che inonda le pagine dei giornali. Tutto un bisbiglio di ministri e sottosegretari e esperti rinchiusi in qualche gruppo di esperti e consulenti che consultano con qualche branchia del governo, i giornali che ospitano opinioni e un presidente del Consiglio che ripete di non ascoltare le opinioni e intanto di aspettare, aspettare. E un Paese ad aspettare, un Paese con l’orecchio appoggiato sul binario in attesa che arrivi un treno che chissà se è mai partito, quel treno lì.

È un dibattito tutto sulla produttività, sul profitto, sulla burocrazia, sull’opportunismo. Circola un’urgenza che immagina un mondo fatto solo di posti di lavoro, di fatturato, di spostamenti da casa alla fabbrica o all’ufficio, di comparti produttivi, di Pil da recuperare. Sia chiaro, lo scrivo forte: il tema del lavoro è fondamentale per la sopravvivenza del Paese e dei suoi cittadini, per chi un lavoro ce l’ha e per chi ha un lavoro che mantenga il livello minimo della dignità.

Ma il resto? I bambini, ad esempio: Fase 2, tutti a lavorare, scuole chiuse, nonni inavvicinabili per questioni di salute e i bambini dove finiscono? Che fanno? Dove stanno? Chi li cura? E poi davvero crediamo ancora, nel 2020, che la scuola per i ragazzi sia solo un percorso di apprendimento e non sia un percorso di crescita personale fatto di esperienze e relazioni? Che fine fanno quelle relazioni? Che strumenti si mettono in campo per alleggerire una sospensione che ha ricadute emotive? Gli si bonifica un’emotività di cittadinanza?

Gli anziani, anche: non essendo produttivi non rientrano in nessuna delle categorie che serve fare ripartire. Quasi tutti sono d’accordo (e lo sono anche gli anziani, eh) che dovranno restare in casa ancora parecchie settimane per preservarsi. Ma c’è un piano per manutenere l’emotività di persone isolate che non hanno possibilità di conservare le proprie abitudini affettive (nel ruolo di nonni o di genitori) per lungo tempo? Che gli si dice, “tenete duro” e a posto così?

E le coppie lontane?

Il prodotto interno lordo degli affetti è davvero così poco importante? Lo lasciamo scivolare? È solo una ricaduta di tutto il resto?

Buon lunedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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