Fase speriamo bene

Signori e signori benvenuti nella fase 2, eccola qui, tanto invocata, tanto voluta e forse anche tanto necessaria. Non si è sconfitto il virus (non si hanno le soluzioni a disposizione e questo è un tema che spetta alla scienza), si ha molta paura (e ci mancherebbe) ma si ha anche una situazione economica che spaventa quasi quanto il virus. È quel crinale su cui la politica da sempre si impicca, tra lavoro e salute, solo che questa volta la miscela è esplosiva perché non riguarda solo una lontana città pugliese ma interessa tutto il mondo. E allora eccoci qua, in piena fase 2.

Osservare le incongruenze però è un esercizio di onestà intellettuale che non dovrebbe andare in quarantena e allora un paio di cose dovremo dircele, provare a rifletterci, trovare le domande giuste e magari pretendere anche le risposte. La Lombardia, ad esempio, al di là di tutto quello che abbiamo detto e che abbiamo scritto, ormai la situazione lombarda non è chiara solo a chi non vuole vedere, ha un peso importante in tutta questa storia: è più della metà dei morti, dei contagiati, degli ospedalizzati. Gran parte d’Italia ha aspettato la Lombardia che ha tutta l’aria di non essere pronta ma provate a immaginare cosa sarebbe successo se fosse stato il nord a dover aspettare il sud per ripartire: sarebbe stato il finimondo. In Lombardia intanto il presidente Fontana ci dice che se vogliamo verificare di essere malati o di essere stati malati possiamo affidarci ai (costosi) test privati per “non gravare sulla sanità pubblica”. Una frase mostruosa, pensateci bene. Poi Fontana ha detto che se il test risulta positivo (fatto presso un privato) la regione lo rimborserà: in sostanza si strapaga qualcosa che potrebbe costare la metà arricchendo i privati. Il solito, insomma.

Poi ci sono le famose 3 t che sono andate a farsi benedire: tamponi, tracciamento e trattamento sono finiti nel dimenticatoio, nel cassetto dei buoni propositi. Qualche giornalista ha provato a chiederlo a Conte e il presidente del consiglio ha risposto con grande eleganza: “Se lei ritiene di poter fare meglio di Arcuri, allora..”. Io ritengo che Arcuri abbia combinato parecchi disastri e per lavoro lo scrivo e non per questo sarei un buon commissario straordinario. Che faccio, mi costituisco?

Il rischio è calcolato, dicono. Solo che se chiedi chi faccia i calcoli e quale sia il metodo vieni accusato di essere disfattista, di remare contro o di essere anti-lombardooitalianoovenetoopiemonteseounaregionequalsiasi. Buona fase 2. A proposito, l’app? Dicono che arrivi. Ah, a proposito, io sono uno di quelli che non ha mai ricevuto il bonus Covid dell’Inps, domanda presentata il primo aprile, tuttora “in attesa di esito”. Ma mi dicono che non posso mica permettermi di valutare il quadro nazionale dal mio limitato angolo di osservazione. Che faccio, l’ho scritto, mi costituisco?

Buon lunedì.

 

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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