Weekendavisen.dk recensisce Carnaio, appena uscito in Danimarca

La città di DF – questo è solo il nome – è un luogo in riva al mare come tanti altri lontani, lontani nella provincia italiana. Qui la vita va avanti come al solito, stronza e rassicurante allo stesso tempo. Solo fino a quando un giorno, un vecchio pescatore trova il corpo di un uomo dalla pelle scura bloccato tra le rocce. Il primo cadavere sarà presto raggiunto da migliaia, sì, milioni di altri corpi quasi identici e senz’anima che non solo si incagliano a riva, ma cadono sulla città in tsunami di carne morta, parzialmente disciolta, così che gli abitanti si disperano in corpi umani fino alla gola. È come se tutti i poveri che, nel tempo, sono sprofondati in fondo al mare senza che nessuno se ne preoccupi, venissero rispediti a terra, con tassi di interesse spietati. Qui, il romanzo Carnaio dell’autore e drammaturgo italiano Giulio Cavalli, il primo tradotto in danese, prende davvero il volo in una danza macabra verso il destino mozzafiato, scioccante, nauseante.In termini di visione umana, trama e stile di scrittura, molto è stato preso dal grande autore portoghese José Saramago, ma lungo la strada troverai anche gli eccessi cosmocomici di Italo Calvino, la vignetta di Knud H.Thomsen – come l’umorismo del nonno, il nervo polemico di George Orwell, l’oscurità del giorno del giudizio di Gustave Doré e anche per pensare all’azienda un tempo premiata Topf & Söhne di Erfurt, che ha costruito completamente le fornaci ad Auschwitz.

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https://www.weekendavisen.dk/2020-44/boeger/haesblaesende-danse-macabre


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