Non ci passa più

Mal di testa, difficoltà a respirare, “nebbia cognitiva”, spossatezza. Sono alcuni postumi con cui spesso convive chi è guarito dalla Sars-Cov-2. Sintomi invasivi per i quali in Italia non c’è ancora un protocollo, tanto meno esenzioni su esami e cure. Ecco le storie degli abbandonati del Long Covid

«Oggi ancora febbricola. Oggi ancora febbricola e malessere generale… Ho ripetuto il tampone ed è negativo: almeno questo. Ora iniziamo a fare degli esami per vedere cosa c’è che non va. E pensare che mi ero rimessa bene. Boh… Dopo sei mesi non so più che dire…»; «Possibile mai che sono negativo e sto più devastato di quando ero positivo? Una stanchezza assurda!»; «E dopo sette mesi, sono più stanca di quando avevo il Covid. Dolore alle gambe, alle articolazioni, la testa mi esplode… Le risposte sono sempre le stesse. Porti pazienza, è tutto dovuto al post Covid. Intanto il morale precipita, perché non riesco a fare quello che vorrei, e sono sempre più nervosa»; «Stessa situazione! Dopo tre mesi, nebbia cognitiva e stanchezza tremenda. Non riesco più a studiare e amavo il mio corso di studi universitario».

Sono solo alcune delle migliaia di testimonianze che si leggono nel gruppo su Facebook “Noi che il Covid lo abbiamo sconfitto. Sindrome Post Covid #LongCovid”: 17.500 membri per confrontarsi su cosa ha lasciato il virus dopo la malattia. Lo spaccato che emerge è quello di un pezzo di Paese che si ritrova a fare i conti con una malattia che ufficialmente non esiste, di cui si parla molto poco e che forse è qualcosa di più di un semplice strascico.

L’Istituto superiore della sanità, in un articolo del 12 febbraio a cura di Elena Ortona, Danilo Buonsenso e Walter Malorni, definisce Long Covid un insieme di…

L’articolo prosegue su Left dell’18-24 giugno 2021

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SOMMARIO

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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