E li chiamano pro vita

I gruppi in Italia che vorrebbero decidere della vita degli altri sono tanti e compositi e quasi tutti adorano lo Stato del Missouri perché si oppone all’aborto e all’eutanasia. Peccato che proprio il Missouri abbia appena giustiziato un uomo nonostante la sua disabilità mentale

In Italia abbiamo il “Movimento per la la vita”, nato addirittura nel 1980, poi la Onlus Pro-Vita e per non farci mancare niente perfino gli “Universitari per la vita” che si occupano di propaganda all’interno delle università. L’associazione “Difendere la vita con Maria” (inutile dire quale sia la matrice) è presente in 13 regioni d’Italia. I gruppi di chi vorrebbe decidere della vita degli altri sono tanti e compositi e quasi tutti adorano lo Stato del Missouri per la forza con cui si oppone all’aborto e all’eutanasia. Tutti missouriani ben contenti di poter portare uno Stato occidentale (e “evoluto” nella percezione collettiva) come esempio del loro modo di intendere il mondo.

Peccato che quello stesso Missouri (talmente innamorato della “vita” da sentirsi in diritto di governare quelle degli altri anche invadendo le loro libertà) abbia giustiziato con un’iniezione letale Ernest Lee Johnson, 61 anni: poco dopo l’una di notte, ora italiana, di mercoledì 6 ottobre il suo cuore ha smesso battere. Johnson è stato condannato per un triplice omicidio di commessi in un negozio nel 1994 (lo sentite questo profumo di vita nell’uccidere qualcuno che ha ucciso?). Solo che Johnson non è un criminale qualunque: Johnson aveva la capacità di comprensione di un bambino di 8 anni, aveva la sindrome feto–alcolica perché la madre, alcolizzata, beveva durante la gravidanza, e inoltre gli era stato rimosso un quinto del tessuto cerebrale per via di un tumore che gli portava numerosi episodi di epilessia. La condanna a morte è stata emessa nel 1995 e l’ultimo appello per salvargli la vita è stato respinto tre ore prima dell’esecuzione. Motivazione? Il detenuto non sarebbe stato in grado di dimostrare il suo ritardo mentale.

A questo aggiungeteci che la Corte Suprema federale degli Stati Uniti ha in due occasioni dichiarato incostituzionale l’esecuzione di persone con disabilità mentale e di persone con ritardo mentale rimandando comunque la decisione ai singoli Stati. E a niente è servito anche l’appello del Papa che si era scomodato per il caso specifico (per la pena di morte aspettiamo ancora qualche secolo).

Così per l’ennesima volta si ha la dimostrazione che non c’è niente di più facile dell’usare la vita per fare propaganda oppure semplicemente per una fottuta paura della libertà.

Buon venerdì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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