I professionisti del no

Protesto ergo sum. Che soddisfazione deve essere ritrovarsi in un’Italia così fortemente polarizzata per i rabdomanti del dissenso, quelli che esistono solo quando hanno qualcosa o qualcuno contro cui protestare, quelli che formano la propria identità solo come vittime di una qualsiasi dittatura, quelli che non hanno le proporzioni della Storia (perché la Storia non l’hanno nemmeno studiata ma la incrociano a grandi linee su Facebook) e si sentono protagonisti della Storia. Quelli che ritengono di essere dalla parte giusta semplicemente perché è la parte minoritaria e lì è statisticamente più facile diventare protagonisti, quelli che in fondo non gliene frega niente del tema di cui si discute ma semplicemente si ubriacano sentendo l’odore dello scontro, quelli che sono politicamente irrilevanti e incapaci di confrontarsi e quindi devono inventarsi una realtà sconnessa per svicolare. Quelli che in fondo hanno sempre desiderato una via per riuscire a fare il meno possibile e cosa c’è di meglio di una “battaglia giusta” per scrollarsi di dosso le responsabilità, quelli che sono sempre loro contro il resto del mondo (che poi sono gli stessi che non ce l’hanno fatta per colpa del resto del mondo come unica giustificazione che sta bene su tutto) perché nella loro testa e per il loro alfabeto meriterebbero di essere i re del mondo.

Basta un po’ di realismo per annusare certe componenti della galassia dei No green pass di questi giorni per ritrovare tutti i tipi umani che si ritrovano ogni volta che c’è da sfruttare un dissidio per accarezzare la propria vanità.

Manifestanti contro il Green Pass a Roma (Getty)

Se i dubbi sul Green pass sfociano nel complottismo

Sia chiaro: sulle molte criticità della scelta di adottare il Green pass (nella forma e nella sostanza) in Italia (per fortuna) abbiamo una dignitosissima schiera di professionisti che tutti i giorni provano con perseveranza e professionalità a scriverne nel merito. Qui si parla dei patetici personaggi che il tema non lo conoscono nemmeno, quelli che mettono insieme il Green pass con il complottismo, con la terra che è piatta, con la luna che non è vero che ci siamo mai andati, con le cure omeopatiche per i tumori, con il 5G che elettrificherebbe le ipofisi, con i feti abortiti, con Soros e Bill Gates che di notte studiano come scremare la popolazione mondiale, con le bare che sarebbero state vuote, con le ambulanze per finta e con tutta quella’altra orribile e terribile mare di guano letterario che ogni giorno ricopre qualsiasi discussione.

I mille volti dei No Green pass, dai fascisti ai parlamentari preoccupati

Si riconoscono subito questi novelli crociati nella loro battaglia contro il mondo, sono diversi tipi, tutti replicabili in ogni protesta. C’è l’illuminato. L’illuminato vede cose che tutti gli altri non vedono ma non riesce mai a spiegarsi per bene. Così finisce che l’illuminato chiede agli altri di avere fede senza fargli perdere tempo a dimostrare il fondamento delle proprie tesi. Avete capito bene: l’illuminato non si fida della comunità scientifica senza prendersi la briga di smentirla punto su punto ma chiede comunque che ci si fidi di lui come si adora un totem.

C’è il fancazzista. Quello che ogni giorno cerca un buon motivo per perdonarsi il fatto di non voler fare quello che dovrebbe fare e per non essere costretto a fare i conti con il fallimento di fronte alle proprie responsabilità ha sempre un’urgenza mondiale che lo chiama a fare altro. Sarebbe semplicemente un banalissimo indolente ma per fortuna c’è una pandemia mondiale che gli consente di essere un eroe. C’è l’improvvisamente dirigente. L’improvvisamente dirigente non lo ascoltava nessuno nemmeno quando proponeva un colore per la cancellata del condominio e ora che ha trovato il modo di propagare le sue teorie senza senso dall’altra parte del Paese ha un nutrito stuolo di fan a Canicattì che tutte le mattine gli chiedono se ha dormito bene. L’improvvisamente dirigente solitamente è anche uno che ha sempre lamentato l’autoritarismo dei suoi dirigenti e ora che si trova a dirigere un manipolo di adoratori è il più tirannico di tutti. Ma se qualcuno glielo fa notare dice che deve usare il pugno di ferro perché siamo in guerra per il Green pass. Vuoi mettere l’esibizione di un certificato verde con la gestione di un’azienda o di un dipartimento? Dai. Su.

Manifestazioni contro il Green pass a Roma, il 9 ottobre 2021 (Getty)

C’è il fascista consapevole. Sono fascisti che escono dalle fogne senza farsi notare solo perché c’è parecchio caos in giro. Solo che poi sono talmente fascisti che non riescono a non farsi beccare. Perché sono stupidi, come tutti i fascisti. C’è il fascista inconsapevole. Questo è ancora più pericoloso: vuole combattere per la democrazia ma non si accorge di essere la spalla ideale dei fascisti e alla fine adotta i loro stessi slogan e addirittura le loro stesse canzoni (lo sapete vero su che note suonano i cori di questi ultimi giorni? Studiatele, prego). Il fascista inconsapevole dice che i giornalisti vedono fascismo dappertutto e stamattina non ha nemmeno un dubbio sul fatto che guarda un po’, tu guarda il caso, alla fine ieri hanno sputato contro Liliana Segre.

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C’è il complottista. Non serve nemmeno descriverlo. Anzi non lo descriviamo così crederà che sia un complotto contro di lui. C’è il parlamentare in cerca della conferma di seggio. Il parlamentare preoccupato del proprio prolungamento spera ardentemente che ci siano almeno i numeri per garantirgli il seggio. Sarebbe pronto a combattere anche per l’abolizione del gusto di gelato al cioccolato pur di non doversene tornare a casa come un cittadino qualsiasi. C’è il puro e bio. Quello per cui tutto ciò che non lacrima dalla corteccia di un albero è sicuramente nemico del mondo. Rifiuta l’illuminismo e la scienza e si fida solo delle vibrazioni dei suoi sfinteri. Mangia solo 2 tipi di cereali che ordina su Amazon e compra goccine per elevare lo spirito. Tutto ciò che è evoluzione è un intorpidimento della legge naturale. È dispiaciutissimo di non avere più i piedi prensili.

C’è l’arrabbiato. L’arrabbiato cerca solo luoghi in cui poter esercitare la sua rabbia. Ora è il Green pass, ieri erano i negri, poi le buche in città, poi i dipendenti pubblici che non fanno un cazzo, poi i politici che rubano e hanno l’autista. L’arrabbiato tra l’altro è perso, poveretto, perché gli si è frantumato il partito. E infine ci sono gli intellettuali. Gli intellettuali sono fantastici: mettono insieme cose che non c’entrano nulla, fanno lunghi ragionamenti che non dicono niente, ma come appoggiano i congiuntivi loro è qualcosa che profuma di sapienza, i migliori addirittura si avventurano il trapassato remoto. Gli intellettuali scrivono documenti incomprensibili che nessuno legge ma che ci si tiene in tasca per dire: vedi, lo dice perfino lui, guarda come lo spiega bene.

Ultimi perché ultimi i divi e le dive decadute. Stavano su tutti i giornali e da un bel poi non li calcola più nessuno. Erano i cantanti più conosciuti della loro generazione e oggi si consolano di essere i cantanti ufficiali dei No-unacosaqualsiasi. Devono aver pensato che se diminuisce la popolarità per non accorgersene basta diminuire il popolo: così in un pozzanghera si sentono ancora in prima serata. Protesto ergo sum, appunto.

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