Morena Terraschi su Nuovissimo testamento

un paese in cui ogni emotività è bandita, in cui ogni persona viene privata dei propri slanci fin da neonata finché piccole sacche di ribellione che man mano si fanno rivoluzione cominciano un cambiamento traumatico

Giulio Cavalli ci riporta a DF, quel paese che aveva visto arrivare sulle sue coste una spaventosa marea di corpi senza vita e che si fece fortezza e galera. Lo ritroviamo a distanza di anni, ora a DF ogni emotività è bandita. Un vaccino somministrato agli abitanti fin da neonati ne inibisce per sempre i picchi emozionali, non li elimina del tutto ma li riduce e minimizza. Il risultato è una società monocolore, in cui tutto è programmato e incasellato: neonate e neonati vengono portati via alle madri e allevati tutti insieme, man mano che crescono vengono indirizzati al mestiere più adatto, un rigido sistema gestisce promozioni e privilegi, si sposano per 5 anni all’unico scopo di avere una figlia o un figlio, hanno una cerchia ristretta di persone con cui socializzare, a 70 anni si traferiscono nelle case del riposo. Vengono govevnati da una classe dirigente che non viene vaccinata, che quindi mantiene intatte le proprie emozioni e la propria capacità di controllo e repressione. Questo sistema che dura da lunghi anni però, comincia a rilevare delle crepe, ogni tanto qualcuno (come Fausto Albini dalla cui storia inizia il romanzo) ha una crisi, un mancamento emozionale e viene ricoverato allo scopo di ricalibrare le emozioni che stanno lentamente emergendo. Ci sono però dei ribelli, persone che nascondono accuratamente il loro risveglio emozionale, che si rivolgono al mercato nero per soddisfare i propri bisogni, ribelli che ad un certo punto diventano dei veri rivoluzionari, che riescono a risvegliare DF dal suo letargo emotivo con conseguenze meravigliose e spaventose. Una distopia sorprendente, coraggiosa nel usare come espediente narrativo un vaccino come strumento di controllo (praticamente la convinzione di moltissimi complottisti), mai facile nello sviluppo della trama, assolutamente non compiacente nella conclusione. Consigliato quanto se non più del primo.

(fonte)

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