Sara Cunial al Parlamento senza green pass: ovvero perché la legge non è uguale per tutti

L’ex deputata del Movimento 5 Stelle Sara Cunial, una che si distingue per affermazioni come “le migliaia di reazioni avverse anche gravi già registrate nel mondo confermano che il vaccino è pericoloso, ma soprattutto totalmente inutile, come riportato anche nel sito dell’Aifa” (affermazione completamente falsa) o come “ma tranquilli italiani, vi nutriranno a suon di Ogm vecchi e nuovi nelle vostre ciotole e nel vostro sangue”, potrà entrare per il momento alla Camera senza mostrare il green pass. La decisione (corretta qualche ora dopo dal collegio dei Questori che ha approvato all’unanimità una nuova delibera in cui si prevede che Cunial potrà sì partecipare ai lavori della Camera, ma solo dalle postazioni nelle tribune, a cui potrà accedere attraverso un percorso predefinito) è stata presa dal collegio d’appello della Camera dei deputati, presieduto dall’ex M5s e attuale esponente del gruppo “L’alternativa c’è” Andrea Colletti, un altro strenuo oppositore del green pass che vede dittatura sanitaria dappertutto.
Fin qui niente di nuovo: che posti di comando e di responsabilità finiscano nelle mani di politici transfughi in cerca di gloria per colpa della scellerata superficialità nella selezione della classe politica di questo Paese è qualcosa con cui abbiamo fato pace da tempo.

La vera domanda (che rimarrà sicuramente senza risposta) è perché le insegnanti, le cassiere e tutte le altre lavoratrici vengano sospese dal lavoro senza green pass mentre una deputata (una che fermata a un controllo di Polizia rispose “sono una parlamentare e nell’esercizio delle mie funzioni sto andando al mare”) può liberamente continuare a entrare in Parlamento senza nessun obbligo.

“Oggi tutti i miei colleghi parlamentari – ha detto la deputata – dovrebbero gioire di questa decisione” e invece c’è da piangere nell’assistere ancora una volta all’ennesimo populismo nei gesti e nelle forme che non porta nessun contributo alla discussione sul green pass (che può, eccome, essere criticato e aggiustato proprio in Parlamento) ma fomenta ancora una volta i vari negazionisti che attraverso la lotta contro il vaccino e contro il green pass cercano, di sponda, di ottenere un po’ di notorietà. Accade per comici che non fanno più ridere, per cantanti che non hanno più pubblico e ora anche per politici che non troverebbero nessun bacino elettorale.

C’è poi un problema di credibilità generale: uno Stato che vuole imporre restrizioni per questioni sanitarie dovrebbe sapere che l’autorevolezza è un ingrediente fondamentale per risultare coerente e credibile. Che autorevolezza può avere la politica che dispone restrizioni per tutti e poi non riesce a fare rispettare le sue stesse regole proprio all’interno del Parlamento, luogo fondamentale della politica? Come si può chiedere alla gente di avere senso di responsabilità e di sopportare sacrifici se poi bastano due ex compagni di partito per sistemare situazioni che qui fuori diventano terreno di scontro?
Tra l’altro a molti sfugge che Cunial potrà entrare in Parlamento senza partecipare alla discussione e senza diritto di voto, in sostanza pagata dai contribuenti per osservare. Siamo sicuri che sia una vittoria?

L’articolo originale scritto per TPI è qui

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