Italia Viva non vuole il contributo di solidarietà perché punisce i ricchi, ma la realtà è che odiano i poveri

Perfino Draghi alla fine si era messo una mano sulla coscienza. Poco dopo che il Censis ci ha informato che le famiglie in povertà dieci anni fa erano meno di un milione e oggi sono più del doppio qualcuno deve avere fatto bene i calcoli sulla riforma dell’Irpef che porta nelle tasche circa 400 euro all’anno ai lavoratori con un reddito individuale di 25mila euro e di quasi 1.000 euro a chi guadagna più di 50mila euro.

Poiché i poveri sono poveri veri, nonostante una malsana litania che li voglia semplicemente sfigati o sconfitti o incapaci, e poiché le forniture stanno schizzando alle stelle il presidente del Consiglio deve avere pensato che chi guadagna più di 75mila euro all’anno avrebbe potuto contribuire i più poveri. Si chiama solidarietà e starerebbe scritta anche nella Costituzione, dovrebbe essere il faro di una seria riforma fiscale che riduca le disuguaglianze ma almeno sarebbe stato il primo passo.

Com’è andata a finire lo sapete benissimo poiché la notizia in questi ultimi giorni ha infiammato il dibattito politico: il centrodestra compatto (perché siamo d’accordo che Italia Viva, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia siano il centrodestra, potremmo anche smetterla di interrogarci su questo) ha votato contro.

I motivi sono i soliti di una destra che qui da noi fa la destra come in tutto il mondo: ognuno serve i propri interessi e i propri elettori e tutti i partiti in quell’alveo difendono i privilegi dei privilegiati e le ricchezze dei ricchi. Sta bene così. Lascia un po’ perplesso che il prode Salvini si voglia spendere come nuovo difensore dei meno abbienti ma il trucco di infilare rabbia lì dove manca reddito è oliato e sembra funzionare ancora.

Inarrivabile invece la spiegazione data da Luigi Marattin, il deputato economista renziano di Italia Viva, che da tempo ormai viene usato da Renzi per provare a rendere giustificabile l’ingiustificabile e mostrare il petto al lancio di pomodori. Marattin si lancia in un lunga spiegazione con i soliti messaggi promozionali (una presunta “punizione per i ricchi”, la litania del “destra e sinistra che c’entrano poco” e la solita sicumera nell’avere agito “contro” semplicemente perché sono nel giusto) ma sostanzialmente la spiegazione è questa: Italia Viva liscia il pelo a Draghi in ogni occasione ma non perde mai l’opportunità di votare con il centrodestra contro le proposte di Draghi.

Dice Marattin che quelli che guadagnano molto non vogliono togliersi dalle tasche qualche spiccio perché gli spicci non risolvono la povertà. E quindi? Quindi i poveri rimangano poveri e il loro taumaturgo Draghi ancora una volta ha proposto una soluzione evidentemente sbagliata.

È un cortocircuito che farebbe scompisciare dal ridere se non fosse tragico per il Paese: un partito che vorrebbe stare con la sinistra ma che è fidanzato segretamente con la destra, un partito che ci spiega l’economia e la politica con fare da maestrino eppure ha più senatori che elettori, un partito che odia i poveri ma vorrebbe essere ringraziato perché lo fa con passione.

L’editoriale politico più azzeccato rimane un commento su twitter di @stacce2021: «perché togliere 24€ a un ricco pe darne 8 a un povero, quando puoi dire ar povero “attaccatarcazzo?». È un po’ volgare, è vero, ma anche il resto fuori non profuma di buono.

L’articolo originale scritto per TPI è qui

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