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Nemico pubblico

La Brunetteide si allunga con una nuova puntata. «Vaccini e presenza – ha detto giovedì Renato Brunetta ai microfoni di Skytg24 – piuttosto che chiusi a casa, con il telefonino sulla bottiglia del latte a fare finta di fare smart working, perché diciamocelo far finta di lavorare da remoto, a parte le eccezioni che ci sono sempre». La boutade è come tutte le solite di Brunetta, non dice nulla ma accarezza il disprezzo per i dipendenti pubblici, dimostra una larga ignoranza sul tema del lavoro da remoto e utilizza i canoni tipici dello scherno svilente usando latte e telefonino come oggetti di scena di un brutto canovaccio.

Da sinistra, Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta (foto Getty Images)

Un ministro della Pa che sputa sull’Amministrazione pubblica

In un Paese normale, uno che segue le regole della logica e non le brunettiche logiche del fustigatore inutile e ciarlatano, un ministro che ha il mandato di rappresentare l’Amministrazione pubblica e che come suo unico agire non trova altro che sputare sull’Amministrazione pubblica sarebbe una contraddizione estirpata nel giro di qualche secondo. Immaginate un amministratore delegato qualsiasi, di un’azienda qualsiasi, che si faccia notare sulle pagine dei giornali per le sue dichiarazioni in cui demolisce il proprio prodotto o servizio e in cui smantella la credibilità della propria forza lavoro: verrebbe calciato a calci dal Consiglio di amministrazione senza nemmeno il tempo di farsi gli scatoloni. In Italia, a cavallo della caduta della Prima Repubblica sull’onda dell’eco di Tangentopoli, minare la credibilità dello Stato in tutte le sue forme (dalle istituzioni fino al pubblico impiego) è stato un fruttuosissimo atteggiamento. Avremmo potuto pensare che fosse un
tic passaggero, ci sbagliavamo.

Rottamare è più facile di modernizzare

La “rottamazione” dell’esistente è molto meno impegnativa della modernizzazione e dell’evoluzione delle cose. Incapace di dirci come migliorerebbe la situazione, il ministro Brunetta, ma è solo uno dei tanti, può godere di consenso semplicemente suggerendo intrighi, ingiustificati privilegi, innescando la guerra tra ultimi e penultimi che funziona su tutto: sull’immigrazione, sul Reddito di cittadinanza, sui vaccini. Nel caso dei dipendenti pubblici il giochetto è perfino più facile poiché dipingerli come lavativi e dediti all’ozio significa bisbigliare che siano un costo che pesa sui ceti produttivi (quelli soprattutto al Nord, a cui Brunetta si rivolge senza nominarli) che di rimando possono trovare l’ennesimo sfogo alle proprie frustrazioni.

Lavoratori in protesta (foto Getty Images)

Il tentativo di demolire i diritti dei lavoratori

C’è poi un altro aspetto fondamentale: il dipendente pubblico, per antonomasia, è colui che può essere inquadrato solo con un contratto di legge che ne garantisce i diritti, un salario nazionale e la presenza di una sacca di lavoro ancora “degno” rovina la narrazione della precarizzazione che si vorrebbe inoculare quanto prima in tutto il Paese. Nel solito scivolamento tutto italiano non ci si pone il problema di lavori che non hanno nessuna garanzia ma si gioca a demolire i lavoratori garantiti per poter legittimare la giungla. Sembrerebbe così facile capirlo, ma niente.

Alcuni ricercatori in un laboratorio (foto Getty Images)

Lo sdoganamento del contenimento di spesa pubblica e blocco salariale

Così si può fare passare sotto traccia il fatto che nelle leggi di Bilancio del 2007 e 2011 si è sdoganato il contenimento della spesa pubblica con il blocco del turn over e con la moderazione salariale. Siamo arrivati così ad avere un -6% dal 2008 al 2018. Siamo arrivati ad avere in Università i ricercatori che sono passati da 20.000 (nel 2008) a 12.600 (nel 2018), i docenti ordinari da 20.000 a 13.000. Eppure sono dipendenti pubblici gli stessi ricercatori che pensano i vaccini, li sperimentano e che con medici e infermieri hanno arginato in tutti questi mesi la pandemia. Ma questo Brunetta non lo sa, finge di non saperlo, perché il ministro è come quei cani che rovistano nella spazzatura per trovare solo ciò che è utile a riempirsi la pancia. Tutto il resto è niente. È tutta un’affannosa ricerca per dare adito alla propria narrazione. E così la Funzione Pubblica ha preso come grande capo il più alto esempio del suo vilipendio.

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