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Come la guerra in Ucraina ha cambiato le nostre prospettive

La guerra, ogni guerra, cambia le proporzioni. È un male, sicuramente, poiché il cambio di proporzione costa dolore, violenza e vite umane. Ma ogni volta che una prospettiva improvvisamente si rimpicciolisce sarebbe da sedersi per osservare tutto com’è diverso da come miopemente era.

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Non c’è nulla di più sovranista dell’essere solidali solo con chi ci somiglia

Lo so, lo so, è considerato futile e irresponsabile scrivere di cose nostre mentre “c’è la guerra alle porte”. Me ne frego, anzi ne approfitto per scrivere che queste guerre che sono alle porte solo se interessano privilegi o comodità nostre, questi uomini che riusciamo a sentire fratelli se sono del nostro stesso pantone, questo diritto addirittura rivendicato di essere solidali in modo direttamente proporzionale alla somiglianza è qualcosa che fa schifo. Fa schifo non solo per il provincialismo (il provincialismo dei diritti umani in italiano si chiama razzismo) ma fa schifo anche perché non c’è nulla di più sovranista dell’esercitare intelligenza emotiva solo con chi potrebbe fare la controfigura di qualche nostro familiare. Giorni passati a dire che gli ucraini li sentiamo “vicini” perché sono come noi e fino a qualche giorno fa l’Ucraina era l’accento e l’odore di aglio delle badanti o delle donne delle pulizie. Il paternalismo per un popolo che ci ha regalato l’amica a noleggio della nonna è aberrante.

Guerra in Ucraina: come ci ha cambiato
L’aumento dei prezzi del carburante conseguenza della guerra in Ucraina (Getty Images).

Dalla guerra Mario Draghi esce ridimensionato

Le proporzioni, dicevamo. Ci avevano raccontato che pensionata Angela Merkel Mario Draghi avrebbe tenuto le redini dell’Europa. Anzi, non solo ce l’hanno raccontato, l’hanno scritto dappertutto consigliandoci di resistere ché il lato migliore del governo dei migliori l’avremmo avuto nel momento del bisogno. Il problema non è nemmeno Draghi in sé, lui continua a fare il Presidente del Consiglio con la parsimonia di chi lo vive come un momento di passaggio per qualcosa di meglio: l’epopea di Draghi è un’Iliade scritta senza preoccuparsi che accadesse. Alla luce della guerra Draghi esce ridimensionato, infeltrito, perfino un po’ scadente, recintato nella sua non comunicazione che si affida alla sensazione e in un’Europa che chatta con Vladimir Putin su Whatsapp ma non lo invita nel gruppo che conta. Perfino qualche draghiano sfegatato timidamente prova a chiedere «ma perché è finita così?». Il punto vero è che in ogni guerra noi siamo la piazzola di sosta della Nato, contiamo come un Camogli scaldato male durante il viaggio del ritorno. Forse sarà per questo che ci ritroviamo il battaglione social più agguerrito di tutti: un manipolo di panciuti uomini di mezza età che hanno sostituito il week end in montagna con le analisi geopolitiche.

la guerra in Ucraina ha cambiato le nostre prospettive
Rifugiati ucraini in arrivo in Polonia (Getty Images).

La guerra ha inventato la categoria dei pauperisti privilegiati

La guerra cambia le proporzioni e inventa categorie: i pauperisti privilegiati sono una novità che sarebbe stata fantascienza fino a qualche settimana fa. Sono quelli che perculavano la decrescita felice sovrapponendo il benessere all’auto come prolungamento penico e che oggi ci dicono che per sconfiggere Putin bisogna abbassare di due gradi i termosifoni e lavarsi meno e fare le lavatrici di notte. Lo dicono con gli occhi che brillano come se avessero scoperto Atlantide e non sanno che il loro decalogo (che trovano geniale) è l’ordinaria amministrazione delle famiglie che non dormono la notte pregando che non accada un imprevisto perché il loro reddito non può permettersi il privilegio di affrontare imprevisti, con il conto corrente che per una pizza di troppo sanguina fino allo stipendio successivo.

La guerra fa schifo ma anche la nostra mediocrità non è un granché

La guerra cambia le proporzioni. I parlamentari nostri non vedevano l’ora di mostrarci la loro fideistica interpretazione del suicido assistito e invece gli è toccato farlo passare alla Camera per evitare le sculacciate della Cassazione e non si sono potuti permettere nemmeno un po’ di teatrino. La guerra fa schifo ma anche la mediocrità che galleggia in tempi di guerra non è un granché.

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