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Si può dire, su Zelensky?

Non facendosi corrompere dalla superficialità imperante di questi giorni e da questa metifica logica binaria che vorrebbe polarizzare per non discutere di nient’altro che le bombe credo, anzi lo spero, che sia possibile essere dalla parte del popolo ucraino, riconoscere che sia in atto una feroce aggressione nei confronti dell’Ucraina con logiche criminali che colpiscono anche ospedali, asili e civili e potersi comunque permettere di dire che Zelensky sia ben altro rispetto al politico illuminato e eroe in tour. Mi spiace, so che a qualcuno gli scoppierà il fegato. Fatti suoi.

È significativo e importante che i parlamenti in giro per il mondo accolgano la testimonianza di Zelensky nei loro consessi per far intendere chiaramente, senza ombre, da che parte stanno ma non riconoscere nel presidente ucraino una pericolosa retorica è miope. Non dirlo per paura di andare contro la comunicazione imperante è vigliacco. Ad esempio, usare l’11 settembre come paragone mentre parla al Parlamento Usa è un trucchetto da abile comunicatore, niente a che vedere con il lamento disperato e il disegno di Zelensky di portare con sé gli Stati più guerrafondai dell’Ue insieme a Usa e Regno Unito è una strategia che sicuramente in questo momento infiamma una situazione che avrebbe bisogno di intelligente cautela e diplomazia.

Anche la linea della terza guerra mondiale già in atto (frase che Zelensky ripete dappertutto), della no fly zone richiesta come se non esistesse il pericolo di una guerra globale e nucleare e la sostanziale ripetizione dell’Ucraina che “non cederà di un millimetro” (quando le trattative, per loro stessa etimologia, dovrebbe essere un tentativo di intesa) non sembrano segnali responsabili.

Condannare l’azione di Putin, condannare l’invasione dell’Ucraina e ritenere necessario fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare, proteggere e accogliere i cittadini ucraini non ha niente a che vedere con l’osservazione e il riconoscimento di un atteggiamento populista e nazionalista del loro presidente. E forse sarebbe il caso che qualcuno trovi il coraggio di dirlo, senza paura di essere travolto dal massimalismo di questi (brutti) giorni di dibattito.

A proposito: un sondaggio pubblicato da Agorà su Rai Tre tratteggia un popolo italiano molto più pacifista di questi testosteroni militaristi che sventagliano accuse dappertutto. Il 55% degli italiani è contrario all’invio di armi. Il 62% boccia l’ipotesi di entrata in guerra della Nato contro la Russia. Poi c’è il discorso che facevamo da queste parti qualche giorno fa: a scaldare i cuori non è un reale interesse per la guerra ma la possibilità di usarla per randellare i propri avversari politici.

Buon venerdì.

L’articolo proviene da Left.it qui

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