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Cambi casacca: il caso scuola di Michela Rostan, dal Pd a Forza Italia

Che siamo ormai già in campagna elettorale lo capisci da diversi indizi, uno su tutti il riposizionamento di chi deve trovare un approdo per le prossime elezioni. Accade a chi è caduto in disgrazia nel proprio partito, a chi è in un partito caduto in disgrazia: la transumanza è l’unica salvezza. Poiché diventerà un genere letterario (è vero, i cambi di casacca in questa legislatura sono già record ma come nel calciomercato sono decisive solo le fasi finali) possiamo dire che a spiccare per ora è Michela Rostan, 40enne deputata già alla seconda legislatura, che è stata accolta a braccia aperte da Antonio Tajani in Forza Italia che l’ha definita una «parlamentare molto radicata sul territorio». Sul territorio non ci è dato saperlo, ma che il radicamento sia una delle caratteristiche inconfutabili della deputata lo mostra la sua storia politica che è interessante conoscere perché si tratta di una caso scuola.

Rostan, piddina pro Renzi che lascia il partito per entrare in Articolo 1

Michela Rostan viene eletta in Parlamento nel 2013, nelle liste del Partito Democratico nella circoscrizione Campania 1. La sua storia con il Pd però inizia già nel 2007, quando prese parte alle primarie. L’attuale ministro Andrea Orlando (allora commissario del Pd di Napoli) la nomina responsabile del Forum provinciale dell’immigrazione. Alle primarie per le elezioni del 2013 risulta la terza donna più votata «nella provincia di Napoli» (lo scrive lei nella sua bio). Nel Partito Democratico appoggia convintamente Matteo Renzi. Proprio l’appoggio a Renzi stona con il suo abbandono il 14 marzo del 2017 del Pd per aderire ad Articolo 1, il partito di Bersani, D’Alema e Speranza. A prima vista però si potrebbe pensare che, come molti altri, sentisse l’esigenza di più “sinistra” rispetto alla svolta centrista dell’ex premier. Fatto sta che con Articolo 1 Mdp viene rieletta alle Politiche del 2018 nella lista di Liberi e Uguali (che comprendeva anche Articolo 1).

Cambi casacca: il caso scuola di Michela Rostan dal Pd a Forza Italia
Michela Rostan (da Facebook).

L’addio ad Articolo 1 per aderire a Italia Viva che lascia per entrare nel Misto

Ora arriva il capolavoro: a febbraio del 2020 Michela Rostan decide di abbandonare Articolo 1 – Mdp. Nella sua lettera d’addio parla di «difficoltà ormai manifesta di affrontare battaglie politiche che considero importanti, in totale solitudine». Rostan lamenta di non avere avuto aiuto nemmeno dal ministro della Salute Roberto Speranza (suo compagno di partito) per mantenere i farmaci che combattono l’epatite C nel Fondo per gli innovativi che era in scadenza. Chiarisce però di voler continuare a votare la fiducia al governo Conte (siamo nel Conte 2). Dove si accasa Rostan? In Italia Viva di Matteo Renzi. Sì, lo so, sembra fantascienza. Solo che nemmeno un anno dopo Rostan vota la fiducia al governo Conte in disaccordo con Renzi: «Ho deciso di votare la fiducia al governo Conte. Lo faccio perché tra la critica al governo e la crisi di governo c’è una grande differenza, e la differenza si chiama politica, cioè ricerca delle soluzioni, tentativo di intesa». Inevitabile l’uscita da Italia Viva e l’adesione al Gruppo Misto.

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La Camera dei deputati (Getty Images).

I contatti falliti con il M5s e con la Lega e l’approdo a Forza Italia

Siamo alle battute finali della storia. Su Stylo24, giornale fondato da Simone De Meo, si legge che la deputata «avrebbe tenuto diversi contatti con ambienti grillini per potersi presentare alle elezioni sotto il simbolo del Movimento 5 stelle». Nell’articolo, a firma di Mauro Della Corte, si riporta anche di alcune trattative avute con esponenti dalla Lega. L’operazione non è andata a buon fine, evidentemente, ma Rostan si può ora accomodare tra le fila di Forza Italia. Preparatevi perché da qui alle prossime elezioni sarà una fiera di giravolte per provare a tenersi uno scranno. Un teatro dell’assurdo con in contorni della commedia che fotografa perfettamente il momento. Non servono nemmeno studi o convegni per comprendere le ragioni della “disaffezione alla politica” da parte dei cittadini. O no?

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