Vai al contenuto

Su Melilla fate schifo

Su Melilla fate schifo

Venerdì 24 giugno a Melilla c’è stata una carneficina. «Tutto era sangue, tutto sangue», ha raccontato a El Pais un testimone, «sangue sulla testa, pelle lacerata, piedi rotti, mani rotte… Chi non è morto finirà per morire, perché è stato picchiato molto». Il confine tra Spagna e Marocco (chiuso nel 2020 approfittando della pandemia) ha registrato il più grande tentativo di ingresso degli ultimi anni. Una strage alle porte dell’Europa.

Ho voluto aspettare di leggere i giornali di ieri, che era lunedì, di spulciare tra le dichiarazioni dei politici italiani e europei augurandomi che un carnaio del genere non potesse passare sotto silenzio. La portavoce della Commissione europea Nabila Massrali ha rilasciato un comunicato che ha la temperatura di un annuncio in un supermercato: «Le violenze e le vittime» che si sono registrate alla frontiera di Melilla «sono oggetto di seria preoccupazione» da parte dell’Ue. «La sicurezza dei migranti e l’astenersi dall’eccessivo uso della forza e il rispetto dei diritti umani restano prioritari».

I politici italiani erano troppo impegnati per celebrare il consigliere comunale conquistato nel piatto sperduto borgo sventolandolo come una vittoria nazionale. Il governo spagnolo si è «rammaricato per la perdita di vite umane di persone disperate che cercavano una vita migliore», sebbene abbia mantenuto il suo sostegno all’azione del Marocco, che «combatte e subisce anche quella violenza» degli assalti, secondo loro. Ovviamente non è mancata una generica accusa alle mafie che sono sempre dappertutto quando si tratta di immigrazione mentre non si notano mai mentre gestiscono gli esercizi commerciali e riforniscono i nasi della classe dirigente.

In compenso i migranti morti sono già pronti per essere seppelliti.  L’Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh) ha pubblicato sui social una foto scattata alla periferia del cimitero dove ha bollato come “scandalo” la decisione che le autorità si preparano a seppellire «una parte degli emigranti morti» solo due giorni dopo i corpi arrivarono all’obitorio in una forma totalmente opaca. «Senza indagini, senza autopsia, senza identificazione, le autorità cercano di nascondere il disastro», si legge nella nota.

I membri dell’Amdh chiedono che si indaghi sulle circostanze della morte e se si sarebbe potuto evitare la tragedia. Omar Naji, capo dell’Amdh a Nador, afferma di aver assistito venerdì alla scena di subsahariani rannicchiati a terra mentre venivano identificati dalla polizia, immagini scioccanti che la sua organizzazione ha diffuso attraverso vari video. Naji afferma di aver visitato l’obitorio dell’ospedale Hassani venerdì, dove vengono trovati i corpi di emigranti subsahariani, e assicura di aver contato almeno 15 morti. «Erano a terra. Ciò significa che l’obitorio è stato sopraffatto. E c’erano solo due persone che lavoravano lì». Lo stesso venerdì, l’Amdh aveva già avvertito della possibilità che i morti venissero spediti rapidamente e ha chiesto che i defunti non fossero seppelliti in fretta e che si aprisse «un’indagine globale, rapida e seria per determinare responsabilità e conseguenze».

Un numero delle vittime preciso non c’è ancora. Di sicuro ci sono tutti i contorni che servono per chiamarla strage. E il silenzio intorno fa schifo.

Buon martedì.

 

</a

L’articolo proviene da Left.it qui

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.