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Perché Soumahoro avrebbe dovuto spiegare e non minacciare querele

Non è facile essere Aboubakar Soumahoro sotto il governo più di destra che l’Italia abbia avuto dalla Seconda guerra mondiale. Non è facile perché Soumahoro incarna la vittima ideale della narrazione tossica dei nemici dei poveri e dei disperati. A poveri e disperati Soumahoro si dedica tutti i giorni. Non è una semplice inclinazione di sensibilità politica, Soumahoro arriva da lì. Essere nero nell’apice del bianchismo, essere dichiaratamente di sinistra in questa foga destrorsa, essere istruito in mezzo a laureati imbarazzanti ed essere un simbolo di una parte politica poco rappresentata rende Soumahoro il boccone perfetto.

L’indagine coinvolge le cooperative della moglie e della suocera del deputato

È facile immaginare la gioia negli uffici di certi social manager e di certe redazioni quando Repubblica con un articolo a firma di Celemente Pistilli ha raccontato di un’indagine che coinvolge le cooperative della moglie e della suocera di Soumahoro che si occupano di accoglienza. Gli accertamenti della Procura di Latina partono dal sindacato Uiltucs e sono l’appendice di una vicenda su presunte irregolarità amministrative già finita davanti all’Ispettorato del lavoro, conclusasi qualche settimana fa con il riconoscimento di alcuni pagamenti arretrati ai lavoratori delle cooperative Karibu e Consorzio Aid che sollecitavano il saldo. Alla fine la prefettura ha versato circa 50 mila euro ai quattro dipendenti rimasti senza stipendio e ha sollecitato gli enti locali in ritardo con i pagamenti. Che c’entrano gli enti locali? Semplice: la cooperativa attraversava problemi di liquidità perché gli enti territoriali erano in ritardo con i pagamenti privati dall’appalto. Loro si difendono dicendo che le cooperative avrebbero presentato un’incompleta rendicontazione, qualcuno parla di cronici ritardi della pubblica amministrazione.

Perché Soumahoro dovrebbe rispondere spiegando non minacciando querele
Aboubakar Soumahoro (da Fb).

Le testimonianze di ospiti e lavoratori

Oltre a questo ci sono le testimonianze di alcuni ospiti del centro e di alcuni lavoratori che raccontano di scarse quantità di cibo, dell’occasionale assenza di elettricità e acqua e di condizioni pessime generali. Si tratta di testimonianze che ovviamente andranno riscontrate. Dal 2019 circola un dossier dopo la visita di un parlamentare che descrive la struttura come «sporca con parti al limite del fatiscente. Dai pavimenti con radici che divelgono il pavimento, soffitti con macchie evidenti di muffa, malfunzionamento della caldaia a pellet, sporco generale e gli esterni (ci sono tettoie con presenza di eternit) tenute quasi a discarica». Oltre a questo c’è un’altra indagine affidata ai carabinieri su otto sacchi neri contenenti documenti contabili e schede degli immigrati che sono stati ritrovati nei pressi della sede legale di Karibu.

Il garantismo non consiste nel non dare una notizia

Aboubakar Soumahoro quando la notizia è uscita sui giornali ha reagito promettendo querele: «Falso! Non c’entro niente con tutto questo e non sono né indagato né coinvolto in nessuna indagine dell’arma dei carabinieri, di cui ho sempre avuto e avrò fiducia. Non consentirò a nessuno di infangare la mia integrità morale. Per questo, dico a chi pensa di fermarmi attraverso l’arma della diffamazione e del fango mediatico, di mettersi l’anima in pace.  A chi ha deciso, per interessi a me ignoti, di attaccarmi, dico: ci vediamo in tribunale!».

Non è facile essere Aboubakar Soumahoro ma la responsabilità di ciò che il deputato di Sinistra Italiana rappresenta richiederebbe cautela anche nelle reazioni. Capiamoci, un’indagine sulla filiera dell’accoglienza in Italia è, ahinoi, una notizia di questi tempi. Piaccia o no l’immigrazione è uno dei temi caldi che garantisce dibattito pubblico, reazioni politiche e lettori. È una notizia. Che quelle cooperative coinvolgano i famigliari di un deputato della Repubblica è una notizia. Non si tratta di accusare qualcuno di reati, si tratta semplicemente di valutare l’opportunità degli atteggiamenti, delle relazioni e degli interessi che circondano un personaggio pubblico. Il garantismo che si invoca spesso in modo peloso non consiste nel non dare notizie ma nell’avere l’onestà intellettuale di non usarle come clava nella lotta politica.

Perché Soumahoro può diventare il volto della nuova sinistra
Aboubakar Soumahoro fuori dal parlamento (da Fb).

Il capitale di fiducia che Soumahoro ha sulle spalle richiede spiegazioni, non minacce

Non è facile essere Aboubakar Soumahoro ma Soumahoro ha sbagliato completamente la reazione. Promettere querela a un giornalista che riporta una notizia è la furiosa risposta che per anni abbiamo condannato quando a farlo erano gli altri. Non si capisce, tra le altre cose, chi avrebbe intenzione di querelare il deputato: la Procura di Latina I carabinieri che indagano? Gli unici che potrebbe perseguire probabilmente sono quelli che usano contro di lui un’indagine in cui non è coinvolto ma non l’ha fatto il giornalista che ha scovato la notizia. Che quelle cooperative siano di sua moglie e di sua suocera, ripetiamolo, è una notizia. Il capitale di fiducia e di consenso che Soumahoro ha sulle spalle richiede spiegazioni, non minacce. E la storia, come descritta qui sopra, è molto più lineare di quello che si pensa. In conclusione: lui dice che “non c’entra” ma in nessun pezzo viene indicato come indagato o responsabile. Avere una funzione pubblica, ancor più da deputato, richiede di essere opportuni, oltre che legali. Dei parenti di personalità politiche si è sempre scritto proprio per questo: piaccia o no è una notizia. Promettere querela a un giornalista è un atteggiamento che si è sempre contestato. Basterebbe spiegare. Funziona meglio e rende più credibili. Che un’indagine sia “un attacco” coordinato di presunti poteri oscuri è una roba che fa sempre piuttosto ridere. Se ne ha le prove lo dica, altrimenti sembra di sentire un Berlusconi qualsiasi. Riflettici, Aboubakar.

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