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Il condono s’è mangiato i soldi promessi alla Sanità

Non è bastata una pandemia per alzare l’attenzione sulla sanità. Non sono servite nemmeno le promesse del governo. Nella prima manovra finanziaria del governo guidato da Giorgia Meloni sono scomparsi anche i due emendamenti che erano stati annunciati nei giorni scorsi.

Uno prevedeva l’anticipazione al primo gennaio 2023 dell’incremento di 200 milioni dell’indennità di pronto soccorso già riconosciuta al personale della dirigenza medica e al personale del comparto sanità, dipendente delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale operante nei servizi di pronto soccorso.

L’altro prevedeva l’istituzione nello stato di previsione del ministero della Salute di un fondo denominato “Fondo per l’implementazione del Piano Oncologico nazionale 2022-2027 – Pon”, con una dotazione pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024, destinato al potenziamento delle strategie e delle azioni per la prevenzione, la diagnosi, la cura e l’assistenza al malato oncologico. Sulle indennità di pronto soccorso tuona Fabio De Iaco, presidente nazionale Simeu, la Società italiana di medicina di emergenza-urgenza: “l’aumento dell’indennità per gli operatori del pronto soccorso già dal prossimo anno era un segno di attenzione del Governo e rimaniamo in attesa che venga confermata dalla Manovra”, dice.

“Cosa si può dire di una legge di bilancio in cui ci sono condoni e sanatorie per 1 mld di euro? Condoni che se evitati avrebbero consentito di avere 1 mld in più per scuola e sanità che sono due settori su cui questa manovra taglia. Quando la destra arriva al governo prende soldi sempre dalle stesse voci: istruzione e salute”, afferma la presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi. Il segretario di Azione Carlo Calenda parla di “mance” per gli evasori e per il calcio mentre per la sanità “non c’è nulla”.

Duro anche il Movimento 5 Stelle: “Il Governo continua ad accanirsi contro la sanità pubblica, smentendo sé stesso e le promesse del suo ministro”, ha detto Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato. “Addirittura il sottosegretario Gemmato – ha affermato – rilasciava dichiarazioni sulla base di un emendamento mai presentato, per un incremento delle indennità che quindi non è mai esistito se non nelle dichiarazioni di una maggioranza dilettantesca e in totale confusione. Come se non bastasse lo stesso ministro Schillaci si era impegnato davanti al Parlamento per un Fondo per l’implementazione del Piano Oncologico nazionale 2022-2027 – Pon, con una dotazione pari a 10 milioni di euro per il 2023 e il 2024”.

Non c’è solo la pandemia. Ben prima la Fondazione Gimbe aveva rappresentato il Ssn come un paziente cronico affetto da varie patologie che ne compromettevano lo stato di salute”: l’imponente definanziamento pubblico di circa € 37 miliardi nel decennio 2010-2019; l’incompiuta del Dpcm sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) che aveva ampliato prestazioni e servizi a carico del Ssn senza la necessaria copertura finanziaria; gli sprechi e le inefficienze a livello politico, organizzativo, professionale; l’espansione incontrollata dell’intermediazione assicurativo-finanziaria.

Ieri ha perso la pazienza perfino il vicolo Matteo Bassetti (non certo ostile a Meloni): “I problemi del Ssn vanno affrontati, – ha detto – ma purtroppo anche oggi, come in passato, non si mettono le giuste risorse. Si sta scherzando col fuoco: il rischio di una implosione del sistema sanitario nazionale nei prossimi 3-4 anni è reale”. Anche nella sanità si registrano solo dichiarazioni d’intenti e provvedimenti simbolici a costo zero. Il Covid è scomparso nascondendo i dati. Rimettere in piedi il sistema sanitario nazionale non sarà così facile.

 

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