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La bassa intensità percepita su Gaza

Scrive The Lancet – che non dovrebbe essere rivista accusabile di antisemitismo – che non vi son dubbi sula credibilità dei dati dei morti e dei feriti palestinesi che no, non sarebbero «gonfiati da Hamas» come da mesi ripetono alcune riviste israeliane e alcuni incauti commentatori italiani. Anzi, secondo la prestigiosa rivista ci sarebbero almeno 10 mila morti in più che non rientrano nel computo generale. 

“Applicando una stima prudente di quattro morti indirette per ogni diretta ai 37.396 decessi – scrive The Lancet . segnalati fino a fine giugno, non è improbabile stimare che fino a 186.000 decessi potrebbero essere attribuiti all’attuale conflitto a Gaza”. Anche la guerra terminasse oggi nei prossimi mesi e anni continuerebbero a verificarsi molte morti indirette per malattie – soprattutto infettive -, per la distruzione delle infrastrutture sanitarie, la carenza di cibo, acqua potabile, medicine e l’impossibilità della popolazione di fuggire in luoghi sicuri. Gli 80 mila litri di gasolio al giorno che servono per tenere funzionanti gli ospedali e mezzi di soccorso devono essere garantiti, avverte l’Oms. 

Il giornale Haaretz ieri ha riportato che nelle condizioni poste dal premier Netanyahu per la fine del conflitto ci sarebbe l’autorizzazione a continuare la distruzione di Gaza anche dopo la liberazione degli ostaggi. Difficile trattare su basi del genere. Lo pensa anche il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid. 

Nel percepito dai media la guerra su Gaza sembra essere diventato un conflitto a bassa intensità. E questa è sempre una pessima notizia per le vittime. 

Buon martedì. 

L’articolo proviene da Left.it qui

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