Abuso d’ufficio, con la direttiva Ue anti-corruzione l’Italia deve ripristinarlo. Ma il governo che l’ha abolito dice no: ecco i possibili scenari
La direttiva (UE) 2026/1021 contro la corruzione è in vigore dal 31 maggio. La stessa Italia che l’ha votata a Bruxelles aveva cancellato, due anni prima, il reato che ora quel testo le chiede di reintrodurre. E il ministro che firmò la cancellazione, Carlo Nordio, ha già fatto sapere alla Camera che no, l’abuso d’ufficio non tornerà.
Andiamo con ordine. Il 26 marzo il Parlamento europeo approva la direttiva con 581 sì, 21 contrari, 42 astensioni. Il 21 aprile la adotta il Consiglio dell’Unione, dove siede il governo italiano, che vota a favore. Pubblicazione in Gazzetta europea l’11 maggio, recepimento obbligatorio entro il 1° giugno 2028. Tra le condotte da punire c’è l’esercizio illecito di funzioni pubbliche: le violazioni gravi di legge commesse intenzionalmente da un funzionario a danno dell’interesse pubblico. Fattispecie del vecchio abuso d’ufficio, con un altro nome.
Quel reato in Italia non c’è più. L’ha cancellato la legge 114 del 2024, la riforma Nordio, abrogando l’articolo 323 del codice penale: alla Camera passò il 10 luglio 2024 con 199 sì e 102 no, e nel maggio 2025 la Corte costituzionale stabilì che l’abrogazione non viola la Carta. Fascicolo chiuso, sembrava.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 22 giugno 2026.
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