Vai al contenuto
Home » Archivi per Giulio Cavalli

Giulio Cavalli

Albania, il silenzio che l’Italia porta in dote a Tirana: Roma tace sulla rivolta dei Fenicotteri per un protocollo da salvare

Sfilano ogni pomeriggio verso i palazzi del governo, chiusi per la pausa estiva. A Tirana il corteo va avanti da più di settanta giorni consecutivi e in Italia questa storia è già archiviata. La “rivoluzione dei fenicotteri” è nata a maggio a Zvërnec, davanti a una recinzione comparsa dentro un’area protetta. Il 30 maggio le guardie private hanno caricato chi protestava. La polizia è rimasta a guardare. Da lì la piazza si è spostata nella capitale e ci è rimasta.

Chiedono le dimissioni di Edi Rama, primo ministro dal 2013, e l’abrogazione di tre leggi: la 21/2024 sulle aree protette, la 55/2015 sugli investimenti strategici, la 20/2025 sugli investimenti nelle aree montane. Nella breccia aperta dagli emendamenti del 2024, che ammettono il turismo di lusso dentro le zone tutelate, è passato il progetto di resort di Jared Kushner, genero di Donald Trump, fra l’isola di Sazan e la laguna di Vjosa-Narta. Oltre duecento specie di uccelli, una delle ultime foci intatte del Mediterraneo, e le ruspe entrate a maggio.

Albania, il cantiere e la moratoria

Il 30 dicembre 2024 il comitato presieduto da Rama ha riconosciuto lo status di investitore strategico alla società del progetto per Sazan, quello che accorcia i permessi. La procura anticorruzione albanese, la Spak, adesso indaga sulle modifiche allo status dell’area e sull’origine dei soldi usati per comprare i terreni. A giugno in centomila hanno sfilato a Tirana.

Il 17 giugno il Parlamento europeo ha approvato la relazione sull’Albania con 483 voti a favore, 103 contrari e 70 astenuti. Dentro c’è la richiesta di una moratoria immediata su nuovi permessi e cantieri nelle aree protette. Tirana punta a entrare nell’Unione entro il 2030. Legifera quindi contro gli standard che quell’ingresso pretende, proprio lì dove chiede di essere giudicata affidabile. Intanto ha trovato 4,2 milioni di euro nel fondo di riserva statale, quello delle calamità, per salvare il concerto di Kanye West dell’11 luglio. La polizia, nelle stesse settimane, ha risposto ai cortei con idranti e lacrimogeni e ha portato via decine di manifestanti.

Il conto italiano

E qui comincia la parte che ci riguarda. Il 6 novembre 2023, lo sappiamo, l’Italia ha firmato con l’Albania il protocollo sui centri di Shëngjin e Gjadër, ratificato con la legge 14/2024: spesa prevista 671,6 milioni fino al 2028, obiettivo dichiarato 36mila persone l’anno. Al 14 luglio 2026 il Viminale ne conta 685 trasferite e 101 rimpatriate. Solo la gestione del 2025, dice il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è costata 50 milioni. ActionAid arriva così a circa 495mila euro per ogni rimpatrio, dividendo la spesa totale per i rimpatri riusciti.

Il 23 aprile l’avvocato generale della Corte di giustizia ha scritto che il protocollo regge in linea di principio, a condizione che i diritti di chi è trattenuto siano pienamente garantiti. La sentenza deve ancora arrivare. Il 5 giugno, con Tirana in piazza da una settimana, i due governi hanno finalizzato uno scambio di note per garantire nero su bianco i contatti dei trattenuti con familiari, avvocati e consolati. Il 16 aprile a Palazzo Chigi l’agenda del bilaterale con Rama era, parola della nota ufficiale, “connettività, industria della difesa e collaborazione in materia migratoria”. Delle ruspe e degli arresti, niente.

Giorgia Meloni chiama il premier albanese «il mio amico Edi Rama». E ricorda che l’Italia è il primo partner commerciale di quel Paese, con circa 3.000 imprese e un interscambio che vale attorno al 20% del Pil albanese. Roma ha bisogno che il protocollo regga, Tirana ha bisogno di uno sponsor a Bruxelles che non chieda conto dei cantieri. Il governo italiano, del resto, ha tutto l’interesse a che in Albania resti ogni cosa com’è. Il silenzio sulla piazza albanese è la clausola che nessuno ha messo per iscritto, ed è l’unica voce di quel bilancio che finora abbia reso.

L’articolo Albania, il silenzio che l’Italia porta in dote a Tirana: Roma tace sulla rivolta dei Fenicotteri per un protocollo da salvare sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

A Gaza nel mirino di Israele ci finisce anche la polizia

Un’auto in fiamme su via al Rashid, a sud-ovest di Gaza City. Dentro c’era il colonnello Jamal Abu Kamil, 43 anni, comandante della polizia del governatorato di Gaza. Il ministero dell’Interno di Gaza riferisce che il 13 agosto un drone ha sparato tre missili sul veicolo e ha ferito altre due persone. Le Forze di difesa israeliane sostengono di aver eliminato un comandante di Hamas entrato in territorio israeliano il 7 ottobre 2023. La polizia di Gaza ha diffuso una nota in cui Abu Kamil risulta “dedito al suo dovere di poliziotto” e privo di altri legami.

Il documento che dovrebbe reggere la transizione dice un’altra cosa. La roadmap in quindici punti pubblicata dal Board of Peace il 31 luglio prevede al punto 7 che i nuovi agenti siano integrati “nelle strutture di polizia esistenti” e che chi non supera il vaglio passi a un incarico civile. Il punto 14 affida la sicurezza interna al comitato nazionale palestinese. Le strutture esistenti, sulla carta, restano in piedi.

Israele intanto ne toglie i comandanti. Il 12 agosto era arrivato il primo attacco aereo dopo oltre una settimana e il 13 i raid sono stati due, a Khan Younis e a Gaza City. Il 9 agosto Benjamin Netanyahu aveva respinto la roadmap: nessun ritiro senza il disarmo reale di Hamas. Domenica Jared Kushner, Nickolay Mladenov e Tony Blair atterrano in Israele e poi al Cairo, dove quel comitato si riunisce da mesi senza entrare a Gaza. Secondo The Hill 5.000 reclute di polizia palestinesi hanno superato il vaglio a fine luglio e aspettano ancora l’addestramento.

Il 20 agosto, annuncia Global Sumud Italia, una delegazione della Flotilla salpa da Brindisi verso l’isola albanese di Sazan, contro il progetto turistico legato a Kushner. Il punto 7 intanto resta scritto: “Tutto il personale di polizia sarà sottoposto a un vaglio completo”. Ad Abu Kamil il vaglio è arrivato dall’alto, in tre missili.

L’articolo A Gaza nel mirino di Israele ci finisce anche la polizia sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Caldo estremo, 17 centesimi contro 40 gradi e 12 miliardi di danni: l’emergenza di cui il governo preferisce non parlare

La settimana scorsa il Ministero della Salute ha messo il bollino rosso su tutte e 27 le città che sorveglia, dal Nord al Sud, e non era mai accaduto da quando il sistema esiste. Martedì erano 19, il giorno dopo 20, e a Firenze l’allerta massima ha superato gli otto giorni consecutivi. Il mare attorno alla penisola ha toccato i 30 gradi in superficie, le notti non scendono sotto i 25. La quarta ondata di calore dell’estate tiene fino a Ferragosto.

Di quelli che ridevano sul maggio piovoso, in questi giorni, si sente poco. Nell’estate del 2023, dal palco di Cervia, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini chiudeva la questione con «d’estate fa caldo, d’inverno fa freddo». La battuta oggi non conviene più a nessuno, e al suo posto è arrivato il silenzio. Solo che il silenzio, nel frattempo, è diventato una politica pubblica.

Caldo estremo, il conto che è già arrivato

I numeri sanitari sono nel rapporto del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera, che copre 54 città. Fra il 25 maggio e il 30 giugno i decessi degli over 65 sono stati 387 in più dell’atteso, il 3%. Ottantuno al Nord, dove lo scarto resta dentro il margine statistico, e 306 al Centro-Sud, dove invece è pieno. Nella sola ondata di giugno la mortalità dei grandi anziani è cresciuta del 35% a Torino e del 40% a Perugia. E parliamo del primo mese. Poi sono arrivate altre tre ondate.

Poi c’è il conto economico, e non è una postilla. Confesercenti stima che il caldo estremo costi all’Italia fino a 12 miliardil ‘anno, lo 0,4% del prodotto interno lordo. Dentro quella cifra ci sono tra 2 e 3 miliardi di sola energia e tra 1,5 e 3 miliardi di produttività persa, più gli investimenti obbligati in impianti e schermature, tra 2 e 4 miliardi. Nelle ore centrali le strade si svuotano, e il colpo lo prendono i mercati e i negozi di vicinato. Cia-Agricoltori Italiani calcola oltre 1,5 miliardi di danni ai campi nel 2026. Uno studio del Politecnico di Milano ricorda poi che la siccità del 2015-2018 è già costata al Paese 1,45 punti di prodotto pro capite. Il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, che lo firma insieme all’ateneo, quantifica quella perdita in 24,3 miliardi e 330mila posti di lavoro. Con due gradi in più, scrivono, il danno quasi triplica.

Intanto la rete elettrica lavora al limite: il 15 luglio Terna ha registrato una punta di 57.985 megawatt, il 4,6% sopra il massimo del 2025. Chi il condizionatore non se lo può pagare resta dov’è, e la bolletta la paga lo stesso: nella settimana dal 13 al 19 luglio il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità è salito a 161,23 euro al megawattora. Sul territorio, intanto, brucia: al 22 luglio il sistema europeo Effis contava 36.600 ettari andati in fumo dall’inizio dell’anno, circa l’80% sopra la media degli ultimi vent’anni.

Quindici milioni e uno sconto sul gasolio

Il governo, in tutto questo, si muove eccome, solo che si muove altrove. Il Consiglio dei ministri del 4 agosto ha varato un decreto per prorogare fino al 24 agosto lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio. Soldi pubblici che rendono più conveniente bruciare. Diciassette centesimi contro quaranta gradi. Sul fronte europeo la battaglia dichiarata dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin è la correzione del sistema ETS, quello che fa pagare chi emette, con l’argomento che pesa sull’Italia per oltre 7 miliardi.

Per proteggere chi lavora sotto il sole, invece, ci sono 15,2 milioni fino a dicembre, con l’ordine scritto all’Inps di respingere le domande che sfondano il tetto. E il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato nel dicembre 2023, ha visto insediarsi il proprio Osservatorio il 24 febbraio 2026, settecentoventisei giorni dopo un termine che ne prevedeva novanta.

Il problema, ormai, è di conti e di corpi. Il caldo estremo è l’unica emergenza nazionale che questo governo affronta commentando il meteo, e quest’anno il meteo dura da maggio.

L’articolo Caldo estremo, 17 centesimi contro 40 gradi e 12 miliardi di danni: l’emergenza di cui il governo preferisce non parlare sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Emergenza climatica: in Europa il caldo si governa, in Italia si commenta e si paga il conto a settembre

In Spagna il caldo ha una conferenza stampa. Il 27 luglio il presidente del governo Pedro Sánchez ha presentato la Rete nazionale dei rifugi climatici. Sono 180 immobili pubblici aperti nelle ore critiche. Una guida ne mappa 1.100, e 10 milioni servono ad allargarla a scuole e comuni. Nella stessa occasione ha annunciato un panel scientifico permanente sull’emergenza climatica e ha rilanciato la richiesta di un patto di Stato. E ha detto il numero che in Italia nessun capo di governo pronuncia: oltre 3.800 morti legate al caldo dall’inizio del 2026, secondo il sistema MoMo dell’Istituto di salute Carlos III. Lo stesso sistema ne conta più di 27.500 fra il 2015 e il 2025. Il piano nazionale spagnolo, del resto, è attivo per legge dal 13 maggio al 30 settembre.

Il punto sta lì, prima che nelle singole misure: altrove il caldo è materia di conferenza stampa, di legge e di conflitto parlamentare, quindi esiste politicamente e chi governa ne risponde. Qui resta un bollettino.

Emergenza climatica: quando i numeri diventano politica

La Francia ha appena fatto la cosa più semplice e più scomoda: ha pubblicato i numeri mentre l’estate era in corso. Il 22 luglio, tre settimane dopo la fine dell’ondata, Santé publique France ha stimato 5.764 morti in eccesso fra il 17 giugno e il 2 luglio. Sono il 36,2% sopra l’atteso, in 92 dipartimenti che valgono il 98,5% della popolazione. Dei 21.674 decessi osservati in quei giorni, il 34% è avvenuto in casa e il 16% nelle residenze per anziani. È la sorveglianza che diventa atto pubblico, e quindi discussione.

Sul lavoro la Francia è arrivata prima con il decreto 2025-482, applicato dal 1° luglio 2025. Il calore è un rischio professionale a sé e va scritto nel documento aziendale. Ai tre livelli di allerta di Météo-France corrispondono obblighi crescenti su acqua, pause, orari e formazione del personale. La Grecia fa la versione secca. Il 22 luglio, con i 43 gradiprevisti in Tessaglia, il ministero del Lavoro ha ordinato lo stop dei lavori all’aperto dalle 13 alle 17 nelle zone più esposte, cantieri e consegne comprese. La Spagna vieta dal 2023 le lavorazioni a rischio quando l’agenzia meteorologica alza l’allerta, e dal 2024 ha messo nello Statuto dei lavoratori un permesso climatico retribuito fino a quattro giorni.

Piani contro il caldo: l’ombra scritta nei bilanci

Sul lungo periodo il modello è tedesco e passa da una legge. Il Klimaanpassungsgesetz, in vigore dal luglio 2024, obbliga i Länder a far sì che i comuni adottino strategie di adattamento fondate su analisi del rischio. I piani caldo ci rientrano, e non per scelta del sindaco di turno. Il ministero della Salute federale ha pubblicato dal 2023 piani modello per farmacie, ospedali e case di cura. Serve, perché uno studio dell’agenzia ambientale federale con il Robert Koch Institutstima intorno ai 3.000 morti da caldo per ciascuna delle estati 2023 e 2024.

Poi ci sono le città, dove l’adattamento costa poco e si vede. Barcellona ha circa 400 rifugi climatici ricavati da biblioteche, musei, mercati e piscine. L’obiettivo dichiarato è portare ogni residente a cinque minuti a piedi dal fresco entro il 2030. Parigi ha trasformato 203 cortili scolastici dal 2017, togliendo asfalto e piantando alberi, e punta a 360entro il 2030. Atene classifica le ondate di calore su tre livelli di pericolo come si fa con gli uragani, e Siviglia dal 2022 le battezza con un nome. Sono scelte che l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda da anni e che quest’anno ha rimesso nero su bianco, aggiornando la guida sui piani caldo-salute ferma al 2008 dopo aver convocato d’urgenza i rappresentanti di 41 Paesi.

Il confronto con l’Italia si fa sugli strumenti. Qui il caldo produce un bollettino su 27 città, ordinanze regionali che cambiano a ogni confine e 15,2 milioni di ammortizzatori con il tetto di spesa. Là produce leggi, bilanci e ministri che ci mettono la faccia. La differenza si misura ad agosto, e si paga a settembre.

L’articolo Emergenza climatica: in Europa il caldo si governa, in Italia si commenta e si paga il conto a settembre sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Riscaldamento globale, fioriere pagate dai turisti per mitigare gli effetti di un fenomeno che sulla carta viene negato

L’ombra, a Trieste, adesso si compra. 49.519,44 euro di appalto affidato il 25 giugno, fioriere monumentali in legno e acciaio, platani alti 250 centimetri potati a tetto perché l’ombra cada larga. Il sindaco Roberto Dipiazza (Forza Italia) le ha presentate il 6 agosto in piazza Venezia e ha spiegato che servono «per cercare di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici». L’intervento, ha aggiunto l’assessore Michele Babuder, lo paga l’imposta di soggiorno. Il fresco lo comprano i turisti, e non è servito chiamarlo politica per il clima.

Chiamarla così costerebbe caro. È la stessa area politica che a Bruxelles ha lavorato per smontare il Green deal. L’allora vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, nel 2024 riconosceva mutamenti d’origine antropica salvo aggiungere che «il pianeta è capace di autoregolarsi». Poi si torna nei comuni, si guarda il termometro delle piazze e si comprano alberi in vaso. L’adattamento è la politica climatica clandestina della destra italiana: si fa, si finanzia, non si nomina.

Il fondo che non dice il suo nome

Attenzione al capolavoro lessicale. Con la legge di bilancio 197 del 2022 il governo ha istituito il Fondo per il contrasto del consumo di suolo: 160 milioni fino al 2027, ripartiti alle Regioni col decreto dell’Ambiente numero 2 del 2 gennaio 2025. Finanzia la rinaturalizzazione dei suoli degradati in città, che tradotto vuol dire togliere asfalto. La viceministra Vannia Gava (Lega) l’ha presentato come un investimento nella sicurezza delle città. Del riscaldamento globale nel titolo non c’è traccia, e non è una svista.

Poi i soldi camminano da soli. Alla Liguria ne sono arrivati 3.930.180 e la Regione li ha messi a bando. Il Comune di Genova ha candidato il parco di Villa Bombrini, a Cornigliano, oltre 13 ettari al posto di un piazzale asfaltato. Ed è la prima città italiana ad avere scritto la depavimentazione dentro il Piano urbanistico comunale. A Padova il Comune ha mappato 400 aree pubbliche, 280mila metri quadrati. Lì il nome si pronuncia, e sono giunte di centrosinistra. Altrove si fa lo stesso lavoro e si chiama decoro urbano.

Il conto arriva comunque. Nel 2024 l’Italia ha coperto di superfici artificiali 83,7 chilometri quadrati contro 5,2 recuperati: 230mila metri quadrati al giorno, il dato Ispra peggiore degli ultimi dodici anni. Le regioni con la quota più alta di territorio già consumato sono Lombardia, 12,22 per cento, e Veneto, 11,86. Il verde si annuncia e il cemento si autorizza.

Il piano che ha aspettato due anni

Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici esiste dal 21 dicembre 2023, decreto 434 firmato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, con 361 azioni da attuare. A coordinarlo doveva pensarci entro tre mesi un Osservatorio nazionale, incaricato anche di individuare le possibili fonti di finanziamento, cioè di trovare i soldi che il Piano non aveva. È arrivato con il decreto 455 del 16 dicembre 2025, sedici componenti, e si è insediato il 24 febbraio 2026.

Il ministero del Lavoro ha recepito con il decreto 95 del 9 luglio 2025 un protocollo quadro sui rischi lavorativi legati, testualmente, alle “emergenze climatiche”. La Lombardia ha vietato con l’ordinanza 484 del 9 giugno 2026 il lavoro sotto il sole fra le 12.30 e le 16, fino al 23 settembre, in agricoltura, nei cantieri e nelle cave. Il titolo dell’atto parla di igiene e sanità pubblica. Il caldo, come causa, non compare.

Curare la febbre e negare l’infezione ha una ragione contabile: ammettere la causa obbligherebbe a tagliare le emissioni, e tagliare le emissioni costa consenso nell’automotive e nell’edilizia. Restano le fioriere di piazza della Borsa, pagate dai turisti, con sotto il loro bel fondo di asfalto intatto.

L’articolo Riscaldamento globale, fioriere pagate dai turisti per mitigare gli effetti di un fenomeno che sulla carta viene negato sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Vigili del fuoco, 4.386 posti vuoti mentre l’Italia brucia: dal governo 56 milioni per le carriere, 600 volte meno della spesa militare

Il calendario 2026 del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, è stato presentato il 18 novembre al Maxxi di Roma fra vip e conduttori televisivi. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiuso la cerimonia così: «Non ho mai visto un Vigile del fuoco risparmiarsi nell’esercizio delle proprie funzioni». Sta scritto tutto nel comunicato del Corpo.

Il 22 luglio, in contrada Chiapparia, un caporeparto del comando di Caltanissetta, si è accasciato durante una ricognizione su un fronte di fuoco a San Cataldo. È morto poco dopo il ricovero, a meno di un anno dalla pensione. Nello stesso intervento un collega è finito in ospedale per il calore. In quei giorni le squadre siciliane avevano superato i mille interventi.

Eurostat ha pubblicato il 10 agosto i numeri europei del 2025: 372.400 vigili del fuoco professionisti nell’Unione, lo 0,18% degli occupati. Un anno prima erano 390.600. Sono 18.200 in meno in dodici mesi e la Confederazione europea dei sindacati fa notare che il crollo cade esattamente nell’anno peggiore mai registrato per gli incendi, con oltre un milione di ettari bruciati. Polonia meno 9.000, Germania meno 8.000, Francia meno 4.100, Paesi Bassi meno 2.400: Paesi finiti nel 2024 sotto procedura per disavanzo eccessivo. A marzo la Commissione europea aveva chiesto agli Stati organici adeguati nei servizi antincendio. Poi ha continuato a contare i decimali del deficit.

Vigili del fuoco, lo scoperto italiano

In Italia i posti restano scoperti senza bisogno di tagliarli. Collettiva ha messo in fila i numeri a giugno: pianta organica 40.707 unità, organico reale 36.321, quindi 4.386 posti vuoti, e con 4.045 cessazioni previste fino al 2027 la voragine arriva a 7.905. Il decreto della presidenza del Consiglio del 7 maggio 2026 ha autorizzato 1.497 assunzioni per l’annualità 2025, di cui 1.404 vigili del fuoco. Di quei posti, 400 passano da un concorso nuovo. Gli altri sono scorrimenti di graduatorie e stabilizzazioni, cioè gente già dentro il Corpo che cambia casella.

Intanto il Paese brucia con una regolarità. Nel 2025 sono andati in fumo 96.517 ettari secondo l’elaborazione di Legambiente sui dati satellitari Effis, quasi il doppio del 2024. Nel 2026, al 15 giugno, cioè prima ancora che aprisse la stagione antincendio, i roghi erano 469, il 36,3% in più dell’anno prima, con 9.545 ettari già persi. In Piemonte, riferisce Torino Oggi, da maggio ad agosto le squadre hanno fatto 1.443 interventi per incendi di bosco e vegetazione, più dell’intera stagione 2025, quando furono 889, con 9.807 ore di impiego contro 1.607. Sei volte. L’11 agosto la giunta regionale ha esteso lo stato di emergenza a tutte le province piemontesi.

Cinquantasei milioni

Il 23 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare il riordino delle carriere del Corpo, dotazione a regime 56 milioni di euro. Due giorni dopo una parte dei sindacati ha scioperato: secondo la Uil Fp su quelle risorse i vigili del fuoco, i capi reparto e i vice ispettori rischiano di restare a bocca asciutta. La cifra va letta accanto a un’altra. L’osservatorio Mil€x valuta la spesa militare italiana del 2026 in 33.948 milioni di euro, con 13,2 miliardi di acquisti di armamenti. Lo Stato spende in armi, ogni anno, seicento volte quello che ha messo sul tavolo per rifare le carriere di chi entra dentro il fuoco.

Il calendario, del resto, era illustrato benissimo. A Caltanissetta un caporeparto dei Vigili del fuoco si è accasciato su un fronte a meno di un anno dalla pensione, dentro un Corpo che porta oltre quattromila caselle vuote. Le foto arrivano puntuali ogni novembre. Su questo il governo non è mai in ritardo.

L’articolo Vigili del fuoco, 4.386 posti vuoti mentre l’Italia brucia: dal governo 56 milioni per le carriere, 600 volte meno della spesa militare sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

L’Anac spartita ad agosto, quando nessuno guarda

Novantacinque acquisti pubblici su cento, nel 2025, sono stati affidati senza gara. Lo scrive l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, nella relazione al Parlamento del 21 aprile, dove gli affidamenti appena sotto la soglia che obbliga alla gara risultano passati da 1.549 nel 2021 a 13.879 nel 2025. Ecco, quella è l’autorità che l’11 settembre si azzera: scadono insieme Giuseppe Busia e i…

Source

L’articolo proviene da Left.it qui

Dall’Anac alla Consob, la Lega a caccia di nomine nelle autorità mentre nei sondaggi perde elettori

La poltrona di chi vigila sugli appalti senza gara si assegna senza gara. L’11 settembre 2026 scade il mandato di Giuseppe Busia alla presidenza dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. Con lui decadono i consiglieri Consuelo Del Balzo, Laura Valli, Luca Forteleoni e Paolo Giacomazzo, nominati con lo stesso decreto del 2020 per sei anni non rinnovabili. Il collegio va rifatto per intero. Il criterio, come ha scritto Milano Finanza, è la quota di partito, e stavolta tocca alla Lega.

Il primo nome uscito era quello di Matteo Piantedosi. Milano Finanza lo dava come profilo di garanzia, con un effetto collaterale gradito a via Bellerio: lasciare libero il Viminale. Poi Giorgia Meloni ha chiuso al rimpasto parlando al settimanale Chi. Da parte sua la Lega ha cambiato il nome sul tavolo: come ha raccontato Lettera43 il 12 agosto, si fa strada la candidatura di Simonetta Matone, deputata e magistrata di cassazione, che può raccogliere consensi bipartisan.

Il requisito che nessuno nomina

Conviene leggerla lentamente, la norma. L’articolo 13, comma 3 del decreto legislativo 150 del 2009 esclude dal vertice dell’Autorità chi riveste incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici. Ne esclude anche chi li ha rivestiti nei tre anni precedenti la nomina. Matone siede alla Camera dal 2022 ed è iscritta al gruppo Lega dal 18 ottobre di quell’anno. Il requisito viene prima del merito, e vale per chiunque.

E il consenso serve davvero, perché la nomina passa dal parere favorevole delle commissioni parlamentari a maggioranza dei due terzi, poi dalla delibera del Consiglio dei ministri e infine dal decreto del capo dello Stato. Servono i voti dell’opposizione, insomma. Candidare una parlamentare in carica al vertice dell’anticorruzione è il modo più rapido per farsi dire di no.

Cosa trova chi arriva

Sta tutto nella relazione al Parlamento del 21 aprile 2026. Gli affidamenti diretti hanno toccato quasi il 95 per cento delle acquisizioni, su un mercato dei contratti pubblici da oltre 309 miliardi. E l’addensamento è fittissimo appena sotto la soglia che obbliga alla gara: gli acquisti fra 135mila e 140mila euro sono passati da 1.549 nel 2021 a 13.879 nel 2025.

Un report successivo dell’Autorità pesa quella fascia, per beni e servizi, in 1,5 miliardi nel 2024, oltre sei volte i 212 milioni di tre anni prima. L’abrogazione dell’abuso d’ufficio, come ha ricordato il Fatto Quotidiano, ha tolto l’unica fattispecie applicabile agli affidamenti senza gara. Dal 2020 al 15 maggio 2026 l’Autorità ha censito 141 procedimenti penali per condotte corruttive o anomale sugli appalti. E sopra tutto questo passano i 194,4 miliardi del Pnrr.

La rincorsa leghista alle nomine, del resto, ha un ritmo che i sondaggi non hanno. Milano Finanza segnala che alla Lega spetterebbe anche il posto che si libera in Consob quando il commissario italiano passerà all’Esma. Lettera43 ricorda che Davide Bordoni, segretario leghista nel Lazio, cumula un incarico da esperto al Mit e l’amministrazione unica di Ram Spa per il triennio 2026-2028. Gli incarichi pubblici da rinnovare nel corso del 2026 sono 842 secondo l’Osservatorio Comar.

Solo che le caselle non votano. La Supermedia YouTrend-Agi del 3 agosto, su rilevazioni fra il 16 e il 29 luglio, dà la Lega al 5,9 per cento, settima, dietro Futuro Nazionale di Roberto Vannacci al 7,1. Nel 2022 il Carroccio prendeva l’8,77 alla Camera secondo i dati definitivi del Viminale, e alle europee del 2019 aveva sfiorato il 34,3. Dal primo partito d’Italia al settimo, e la risposta è un organigramma.

Un partito che presidia le autorità mentre perde elettori ha scelto l’unico consenso che gli riesce, quello che si distribuisce per decreto. E all’anticorruzione, esattamente lì dove servirebbe qualcuno che non debba niente a nessuno, la Lega manda a chiedere un posto.

L’articolo Dall’Anac alla Consob, la Lega a caccia di nomine nelle autorità mentre nei sondaggi perde elettori sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Blindati nelle stazioni di Roma e Milano: crescono i dubbi sull’efficacia del loro utilizzo

Nove blindati Puma stanno fermi davanti alle stazioni italiane, tre a Roma e sei a Milano, e il Post li ha contati e fotografati con i cunei alle ruote, chiusi dalle transenne, con i recipienti sotto a raccogliere le perdite. Li parcheggiano la mattina, li tolgono la sera, e in mezzo non si muovono di un metro. I primi due sono comparsi a Termini il 28 gennaio, e due giorni dopo Giorgia Meloni è andata a stringere la mano ai militari con le telecamere al seguito. Da allora sono rimasti lì. Fermi.

Il Puma è un blindato leggero disegnato a fine anni Ottanta per trasportare fanteria e per la ricognizione. Ne sono arrivati circa 580 all’Esercito Italiano fra il 2001 e il 2004. L’impiego si è ridotto quando i mezzi hanno mostrato le vulnerabilità, e per Andrea Cucco, direttore di Difesa Online, oggi è un blindato superato. L’eccedenza di una missione all’estero fa la guardia a un binario.

Chi sorveglia chi

Franco Gabrielli ha guidato la Polizia di Stato, la Digos e i servizi. Nel podcast “Wilson” del Post ha spiegato che i militari accanto ai blindati non guardano la piazza, guardano il blindato, perché un mezzo così non si lascia incustodito. Il presidio si è dato un presidio. Pietro Serino, capo di stato maggiore dell’Esercito dal 2021 al 2024, ha chiesto pubblicamente che senso abbia schierare i Puma in una zona di microcriminalità, non di minaccia terroristica: “Io, da solo, non ci riesco”.

Poi ci sono i poteri. La legge 125 del 2008, all’articolo 7-bis, assegna a questi militari le funzioni di agente di pubblica sicurezza e la facoltà di identificare e perquisire sul posto, “con esclusione delle funzioni di polizia giudiziaria”. Per ogni atto successivo devono accompagnare la persona al più vicino ufficio. E la legge di bilancio 2025 li impiega, testualmente, “limitatamente ai servizi di vigilanza di siti e obiettivi sensibili”. Il deterrente più vistoso del Paese è per legge un guardiano immobile.

Il conto, in soldi e in uomini

Per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, ricostruisce Difesa Online, sono stati autorizzati 198,4 milioni per i 6.000 militari di “Strade sicure” e 40,5 milioni per gli 800 di “Stazioni sicure”. Fanno 238,9 milioni l’anno, che lo stesso conto di Difesa Online traduce in oltre 654mila euro al giorno. Il Silp-Cgil conta intanto 92.687 poliziotti effettivi su 103.730previsti al 31 dicembre 2025: 11.340 posti scoperti. Si paga una vigilanza ferma proprio lì dove manca chi ha il potere di intervenire.

La Corte dei conti, nella deliberazione 4/2013/G, aveva già messo agli atti il verdetto: i risultati dell’operazione sono una percentuale estremamente ridotta di quelli ottenuti dalle forze dell’ordine. Il 25 marzo 2025, davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato, il capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano ha ricordato che l’operazione nasce per un’emergenza e che c’è da chiedersi se quell’emergenza continua. Chiedeva meno uomini e pattugliamento dinamico. Dieci mesi dopo è arrivato un blindato in sosta.

La ricerca, del resto, dice l’opposto. Jonathan Mummolo, di Princeton, ha misurato su dati nazionali statunitensi che la militarizzazione delle polizie non riduce i reati né protegge gli agenti. Vedere immagini di forze militarizzate, anzi, alza la criminalità percepita e abbassa la richiesta di pattuglie. La revisione Campbell curata da Anthony Braga su 65 studi dà alla polizia concentrata nei punti caldi un calo dei reati intorno al 16%. E sulla violenza una meta-analisi successiva di Braga misura il 35% per i programmi che aggrediscono le cause del degrado, contro il 16% del solo aumento di presenza. Funziona chi si muove e risolve.

A Termini, mostra un video rilanciato dal Post, i Puma lasciano il piazzale poco dopo la mezzanotte. È l’ora in cui una stazione fa davvero paura, ed è l’ora in cui la sicurezza esibita smonta.

L’articolo Blindati nelle stazioni di Roma e Milano: crescono i dubbi sull’efficacia del loro utilizzo sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Dagli ospedali all’acqua potabile: così Israele mette in ginocchio Gaza

A fine luglio un litro di olio motore a Gaza costava più di 1.300 dollari, venti volte il prezzo di sei mesi prima. Lo scrive Medici Senza Frontiere in un comunicato del 12 agosto: da quel litro dipendono i generatori degli ospedali, le ambulanze, le pompe dell’acqua, le autocisterne. Le autorità israeliane continuano a limitarne l’ingresso, insieme ai pezzi di ricambio.

Il 5 agosto un generatore dell’ospedale da campo di MSF a Deir al Balah si è guastato. Con il generatore di riserva la sala operatoria è rimasta accesa solo per i casi critici, e gli ustionati sono rimasti nel caldo senza aria condizionata. Da giugno il polo di desalinizzazione di MSF gira sette ore al giorno invece di dodici, e l’acqua potabile è scesa da 600.000 a 350.000 litri, oltre 40.000 persone in meno servite ogni giorno. «Oggi si tratta di olio motore e pezzi di ricambio. Domani sarà qualcos’altro», dice Filipe Ribeiro, capo missione di MSF in Palestina.

L’11 agosto l’ufficio ONU per gli affari umanitari contava a Gaza oltre 1,3 milioni di persone sotto i sei litri d’acqua al giorno a testa, contro uno standard di emergenza di quindici. Nello stesso testo l’OCHA chiede “più permessi per portare dentro pezzi di ricambio”, l’identica richiesta di MSF, che quel blocco lo colloca “nel contesto del genocidio perpetrato da Israele”.

A luglio la Commissione europea ha lanciato la Team Gaza Initiative, 883,6 milioni di euro per la ripresa di Gaza, con l’Italia fra i governi partecipanti, e la commissaria Dubravka Šuica ha annunciato progressi su due progetti idrici concordati con le autorità israeliane. Le sanzioni a Israele tornano sul tavolo dei ministri degli Esteri europei il primo settembre, e secondo Politico l’intesa resta improbabile prima del voto israeliano del 27 ottobre. Bruxelles conta in milioni di euro. A Gaza si conta al litro.

L’articolo Dagli ospedali all’acqua potabile: così Israele mette in ginocchio Gaza sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui