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Giulio Cavalli

Vaiolo delle scimmie, la caccia agli untori e quel (brutto) ricordo dei tempi dell’Hiv

Accade nelle Marche, laboratorio politico della destra dove si aspetta con ansia di vedere Giorgia Meloni alla guida del Paese.

Sabato scorso Fabio (chiamiamolo così) è stato contattato dall’Asl. L’anno prima si era sottoposto a un test per l’Hiv (per sicurezza sua e del suo compagno) presso la struttura ospedaliera di Urbino e aveva compilato un questionario in forma anonima. Una gentile voce femminile al telefono gli propone il vaccino per il vaiolo delle scimmie spiegando che secondo i dati a loro disposizione la trasmissione sarebbe molto più facile tra uomo e uomo (è vero, ad oggi gli studi dicono questo).

Fabio risponde di avere una relazione stabile da una anno e quindi di non correre nessun rischio. La gentile voce femminile serafica risponde: «Eh, ma si sa voi come fate». Quel “voi”, ça va sans dire, sta a indicare gli omosessuali, tutti, indistintamente. Del resto per questa destra peggiore di sempre l’omosessualità rientra nelle “devianze” che vorrebbero estirpare, anche se non hanno il coraggio di confessarlo apertamente.

La Regione Marche lo scorso gennaio, dopo 2 anni di pandemia e in piena quarta ondata, non era ancora dotata di un sito regionale per la prenotazione di tamponi o di vaccini. Quando Fabio all’inizio dell’anno ha contratto il Covid è stato rimbalzato da un numero all’altro perché (dopo 2 anni di pandemia globale) perché nessuno sapeva dare i riferimenti per il tracciamento. Fabio è stato chiamato solo dopo un mese dalla sua guarigione.

La ricerca dell’untore invece è velocissima. Troppo appetitoso scovare i malati tra i froci. Il compagno di Fabio, chiamiamolo Alessio, mi dice: «Mi sembra di tornare agli anni 80 e la campagna per l’Hiv e i gay visti come untori».

Non sarà breve, non sarà agevole ma rischiano di riuscirci.

Buon venerdì.

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Berlusconi meglio di Reagan e Kennedy

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Morti che non sono morti, vivi che festeggiano i morti stappando champagne e altre corbellerie. Eccoci al nostro quotidiano bestiario elettorale.

RIZZO FESTEGGIA (MALE)
Muore Gorbaciov e Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista e fondatore Italia sovrana e popolare, pubblica la foto di un tappo di champagne scrivendo: “Era dal 26 dicembre 1991 che avevo aspettato di stappare la migliore bottiglia che avevo…”. Sommerso dai commenti di chi gli fa notare il pessimo gusto della sua uscita Rizzo prova a parare il colpo: “Una provocazione – dice – dadaista e l’ipocrisia. Ci sono persone che muoiono per guerra, per fame, per infortuni, per vaccini. Ogni sacro giorno. Muore uno della banda dei globalizzatori. Metti una bottiglia di spumante, senza esplicitare un nome. Si scatena l’inferno. Di chi? Dei giornaloni”. Caro Rizzo, è morto anche il dadaismo con te.

LACRIME DI… COCCODRILLO
All’improvviso i giornali si scatenano dando la notizia della morte di Rosa Russo Jervolino, ex sindaca di Napoli. I giornali corrono per scrivere i coccodrilli, tutti nella solita gara di arrivare prima degli altri. Fino a che Jervolino (viva) smentisce la sua morte: “Sto bene, ho solo un po’ di mal di schiena. Stamattina ho ricevuto un sacco di telefonate, ho pensato che fosse successo qualcosa a qualcuno e invece non era successo niente”, dice a La Presse. Sempre a proposito della credibilità di certa stampa.

FIGURONE NUCLEARE
I Verdi mostrano i risultati di uno studio sui costi del nucleare che Salvini, Berlusconi, Renzi e Calenda continuano a sventolare e ad aggiungere schiaffi arriva Giorgia Meloni: “Sul tema energetico non bisogna avere preclusioni nel rispetto ovviamente della sicurezza e dell’ambiente. Io non ho pregiudizi ideologici su niente, però queste sono cose estremamente serie, e quindi bisogna calcolare bene”, dice. In pratica ha chiesto a Salvini di fare il serio, se ci riesce, almeno sul nucleare. L’ennesimo successo di una coalizione che non va d’accordo su niente.

LABORATORIO VALLE D’AOSTA
Tra i simboli depositati per la Valle D’Aosta ci sono alcuni aspetti curiosi. Nella lista “Valle d’Aosta aperto” corrono alleati il Movimento 5 Stelle con Giuseppe Conte e Sinistra Italiana con Nicola Fratoianni. Il Pd invece, udite udite, corre in coalizione con Renzi e Calenda. Non male, eh?

FORTUNE POLITICHE
Conte forse ha perso la pazienza. “Non è che mi potete chiedere ogni giorno di Di Maio“, risponde il presidente del Movimento 5 stelle, a margine di un appuntamento elettorale a Rimini, a chi gli fa notare che secondo il fondatore di Impegno Civico il Movimento non esiste più, ma esiste solo il partito di Conte. “Lasciate che Di Maio faccia la sua campagna elettorale – dice Conte –. Lo dico in modo molto signorile. I sondaggi non gli danno neppure l’1%. Lasciamolo alla sua fortuna politica” Un capolavoro politico, in effetti.

IL BALLO DELLA FLAT TAX
“Subito la flat tax al 23%. È la rivoluzione copernicana non solo del fisco, ma del rapporto fra Stato e cittadino. E come insegna l’esperienza di altri Paesi un serio taglio alle tasse lo fecero in America prima Kennedy e poi Reagan crea benessere per tutti, riduce l’evasione e migliora le finanze pubbliche»: lo dice Silvio Berlusconi in un’intervista al Corriere. Oggi giorno la flat tax del centrodestra cambia. Chissà, a ottobre ci sveglieremo e chiederemo “a quanto sta oggi la flat tax?”.

DI MAIO IN PEGGIO
“I Paesi che non hanno imposto le sanzioni alla Russia hanno un’inflazione più alta della nostra”, dice Di Maio. Falso. A luglio 2022 l’inflazione nei 27 Paesi Ue è cresciuta del 9,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In Cina, India, Indonesia, Messico, Arabia Saudita molto meno.

27- Segue

Leggi anche: Tik Tok! Chi è? Silvio sbarca sul social dei Millenials a caccia del voto dei giovani, ma sembra un pesce fuor d’acqua

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Ecco perché vogliono rifilarci il nucleare

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Così alla fine si torna a parlare di nucleare. Carlo Calenda, Matteo Renzi, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi in questa campagna elettorale promettono centrali nucleari per uscire dalla crisi energetica. Calenda in particolare propone la costruzione di sette centrali nucleari da 40 GW totali. Calenda però non ha detto due cose: quanto costa il suo programma nucleare e dove si costruiranno.

Calenda, Renzi, Salvini e Berlusconi promettono il ritorno al nucleare per uscire dalla crisi energetica. Sinistra Italiana-Verdi: “Costerà tra i 275 e i 400 miliardi”

La coalizione Sinistra Italiana/Verdi ha fatto i conti: “ll piano delle 7 centrali nucleari da 40 GW di Calenda costa tra i 275 e i 400 miliardi di euro”, scrivono in un loro report che La Notizia presenta in anteprima. Secondo Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni “come riportato da uno studio della danese Aarhus University sui rischi di progetto delle varie tecnologie per la produzione elettrica, il nucleare è un vero disastro in quanto a costi che lievitano e a ritardi”.

In effetti dei 180 impianti nucleari censiti dallo studio, per 117,6 GW di potenza, a fronte d’investimenti iniziali per 459 miliardi di dollari si sono avuti sforamenti per 231 miliardi e per 9 centrali su 10 si è speso più di quanto preventivato. La centrale nucleare di Flamanville, in Francia, con reattore terza generazione plus da 1,6 Gw, in costruzione dal 2007 e i cui lavori non sono ancora terminati, i costi sono passati da 3,7 miliardi di euro a 19 miliardi di euro.

Nella centrale nucleare di Olkiluoto 3 da 1,6 Gw, in Finlandia, il costo è passato da 3 miliardi di euro a 11 miliardi di euro che non tiene conto degli oneri finanziari. La società Areva è fallita a causa delle perdite economiche del cantiere di OL3 ed è stata riorganizzata con due nuove newco. A Hinkley Point, Inghilterra, sono in costruzione due reattori da 1,6 Gw l’uno, i lavori non sono terminati, ma i costi sono arrivati a 26 miliardi di sterline ovvero 30 miliardi di euro con un aumento del 50% rispetto alle previsioni.

Il costo medio a consuntivo per 1 Gw di energia nucleare è di 7 miliardi di euro

Il costo medio a consuntivo per 1 Gw di energia nucleare, prendendo a riferimento il costo più basso, è di 7 miliardi di euro. Pertanto il costo a consuntivo per il programma nucleare di Calenda di 40 Gw va da un minimo di 275 miliardi di euro a 400 miliardi.

“Chi pagherà?”, chiede l’alleanza Sinistra/Verdi. “n Francia – scrivono – il nucleare è totalmente a carico dello Stato. EDF il colosso dell’energia francese che gestisce le centrali nucleari dopo una capitalizzazione in borsa pari a 3,1 miliardi di euro e la nazionalizzazione del restante 16% di azioni pari a 9 miliardi di euro, ha subito nel primo semestre 2022 una delle perdite più pesanti della sua storia, 5,3 miliardi di euro”. In Francia su 58 reattori nucleari una buona parte sono fermi a causa della corrosione e della siccità (un reattore da 1 Gw necessità di 1.800.000 litri di acqua al minuto per il raffreddamento).

Secondo Sinistra Italiana e Verdi “Calenda e Salvini non dicono agli italiani dove prenderanno i soldi per realizzare le loro centrali nucleari”. “Chi pagherà la gestione delle scorie nucleari e dove realizzeranno le centrali, nonché il deposito di scorie?», chiedono. Questione quella del deposito nazionale peraltro tanto vecchia quanto irrisolta.

Bonelli e Fratoianni svelano la mappa dei luoghi dove potrebbero essere costruite le centrali

Bonelli e Fratoianni presentano anche una mappa dei luoghi dove potrebbero essere costruite le centrali: si va da Trino Vercellese (VC), Caorso (PC), Monfalcone (GO), Chioggia (VE), Scarlino (GR), San Benedetto del Tronto (AP), Montalto di Castro (VT), Termoli (CB), Borgo Sabotino (LT), Garigliano (CE-LT), Brindisi (BR), Scansano Jonico (MT), Palma di Montechiaro (AG) e Oristano.

“Per noi di Europa Verde e Alleanza Verdi e Sinistra non esiste nessun sito compatibile nel nostro paese a causa della densità della popolazione, della sismicità e della siccità che interessa il nostro paese. Lavoreremo per proporre soluzioni più sicure, economiche e rapidamente realizzabili contro quella folle idea di riportare il nucleare in Italia, energia costosa e pericolosa che è stata bocciata con due referendum”, scrivono.

Ora resta da vedere che risponderà Calenda e sopratutto cosa ne pensano i cittadini delle località citate nel report. Una campagna elettorale che non discute di costi, contenuti e progetti altrimenti avrebbe l’amaro sapore della propaganda.

Leggi anche: Il nucleare è un affare a perdere. Per realizzare una centrale servono oltre 10 miliardi e i costi di gestione sono un salasso. Ma Salvini & Co non lo dicono

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No, Calenda, fingere di stare nel mezzo non è serio

Che l’immigrazione sarebbe stata la clava elettorale della campagna elettorale della destra in queste elezioni lo sapevano anche i sassi. Matteo Salvini ieri ha voluto superarsi con una visita lampo all’hotspot di Lampedusa. Lo scopo della visita improvvisata era, a dir suo, non dare il tempo di “sistemare” il campo e fotografare la realtà. La realtà, come sappiamo da anni, è una carrellata di disperati ammassati in attesa che la svogliata burocrazia europea possa garantirne l’identificazione e la distribuzione sui territori.

Matteo Salvini ha gioco facile: lo sdegno iniziale per il diverso trattamento tra profughi “buoni” (ovvero bianchi) e profughi “cattivi” (ovvero nero) si è dissolto in campagna elettorale di fronte a emergenze ritenute più importanti. È il lato crudele della politica quello di dover scegliere le priorità senza avere il tempo e lo spazio di occuparsi di tutto. Da parte sua Giorgia Meloni continua con il suo comico martellare sul blocco navale che viene smontato dai suoi stessi compagni di partito. Prima l’ex magistrato Carlo Nordio e ieri il responsabile del programma di Fratelli d’Italia ci hanno spiegato che il “blocco navale” non è possibile (lo avevamo scritto nel #buongiorno già tempo fa) e che si tratti di un “trucco semantico”. Insomma, è un trucco di propaganda svelato dagli stesso meloniani. Una roba da pacchisti. Ma nessuno se ne cruccia.

Ieri sul tema immigrazione è intervenuto anche Carlo Calenda, presunto leader del cosiddetto terzo polo che nel migliore dei casi sarà il quarto, con la solita modalità da marketing della serietà. «Basta con il bipopulismo porti aperti – porti chiusi. I confini vanno presidiati e le rotte di immigrazione illegale chiuse. Ma chi è in Italia va integrato e occorrono flussi regolari e selezionati. Parliamo di immigrazione seriamente», scrive Calenda, aggiungendo l’hashtag #italiasulserio che è l’ennesima autocertificazione di competenza che si sono inventati da quelle parti.

In Italia la cosiddetta immigrazione illegale è dovuta principalmente all’assenza di vie legali praticabili per trasferirsi in Italia per lavorare dai Paesi al di fuori dell’Unione Europea. La legge che di fatto impedisce l’immigrazione legale e controllata, fra le più stringenti in Europa, è stata introdotta nel 2002 dal governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi e porta il nome dei due principali alleati dell’allora presidente del Consiglio: Umberto Bossi e Gianfranco Fini, all’epoca leader della Lega Nord e di Alleanza Nazionale, che portarono molto a destra il governo sul tema dell’immigrazione. Per parlare seriamente di immigrazione bisognerebbe sapere che non esistono rotte legali per arrivare in Italia. Quindi delle due l’una: o Carlo Calenda è ignorante oppure il suo programma elettorale sull’immigrazione è identico a quello di Giorgia Meloni, anche se lo appoggia con apparente delicatezza.

Chiunque parli di immigrazione senza pretendere l’abolizione della legge Bossi-Fini sta rimestando nello stesso manico della destra. Accade per l’immigrazione come per molti altri temi (la transizione energetica, per esempio): la tiepidezza di chi vuole distinguersi da destra e centrosinistra fingendo una posizione mediana che non significa nulla è un barare. Nient’altro.

L’importante è accorgersene e saperlo.

Buon giovedì.

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Guerra alle occupazioni. L’ultimo spot della Meloni

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Carmela Rozza le case e il diritto alla casa le conosce bene. È stata segretaria nazionale del Sunia, la principale organizzazione degli inquilini privati e degli assegnatari di edilizia pubblica che ha per scopo “il riconoscimento del diritto alla casa per ogni cittadino a condizioni compatibili con le esigenze delle famiglie per favorire la mobilità e la soluzione del bisogno alloggiativo”. È stata assessora a Milano ai Lavori pubblici nella giunta Pisapia e assessora alla Sicurezza durante il primo mandato da sindaco di Beppe Sala. Ora è consigliera regionale in Lombardia nelle fila del Partito democratico.

Consigliera Rozza, Giorgia Meloni ha promesso una “legge che prevede lo sgombero immediato delle occupazioni abusive di abitazioni altrui, senza eccezioni e stratagemmi”. Dice che “ogni proprietario, affittuario, assegnatario di immobile, se subirà l’occupazione abusiva della sua casa, avrà lo Stato al suo fianco. Subito!”. Lei che si occupa di questi temi cosa pensa di questa promessa
“È totale demagogia per almeno due ordini di motivi. Primo: essendo l’occupazione abusiva un reato per operare il reato deve essere ovviamente accertato dall’autorità giudiziaria. Poi c’è il vincolo costituzionale della tutela dei minori che non avendo evidentemente compiuto nessun reato devono essere garantiti. Ovvio che sia un tribunale a dover decidere. Tra l’altro già oggi esiste lo strumento per sgombero immediato in flagranza del reato, come le norme giuridiche stabiliscono. In tutti gli altri casi si deve ovviamente procedere all’accertamento del reato, come prevedono le nostre leggi. Per altro ci sono stati 2 decreti (Minniti e Salvini) che in entrambi i casi sulla tutela dei minori stabiliscono che lo Stato debba offrire una residenza alternativa ai minori e a tutti i soggetti fragili, perché vanno tutelati”.

Quindi dobbiamo aspettarci che, come capita di fronte alla propaganda, ci sia un pezzo di narrazione che manca
“Osservando i dati dell’osservatorio milanese delle case pubbliche occupate (perché il fenomeno riguarda molto più il pubblico che il privato) ci dovrebbero spiegare piuttosto perché ci siano alloggi pubblici liberi, considerando anche la lunghissima lista di attesa di coloro che sono senza una casa. Poi gli occupanti abusivi non sono tutti uguali: ci sono delinquenti che gestiscono affari illegali (e sono in tutta Italia) poi ci sono le famiglie fragili, a cui lo Stato non è stato in grado di garantire il minimo, cioè un alloggio. Il tema principale non è lo sgombero ma gli appartamenti vuoti. Il centrodestra in Lombardia su questo dovrebbe darci tante spiegazioni, parliamo di almeno 10mila alloggi vuoti. La campagna che andrebbe fatta è garantire il pieno utilizzo degli alloggi pubblici”.

Siamo alla solita colpevolizzazione della povertà?
“Il centrodestra (e anche il terzo polo) che ci accusano di essere ‘il partito della Ztl’ hanno un vero atteggiamento da Ztl. Se il povero diventa degrado, se chi vive con il reddito dii cittadinanza si deve vergognare significa non avere contatto con la realtà. Sul Reddito di cittadinanza io credo che vada migliorato – non ci piove – ma sicuramente dà risposta a chi non è più collocabile nel mondo del lavoro e a cui bisogna dare un minimo di dignità di vita. Non c’è solo colpevolizzazione del povero ma anche di chi abita nelle case popolari. Ricordiamoci che tanti dicono che c’è gente che non ha più diritto di stare nella casa popolare, magari perché ha migliorato il proprio reddito e sono quelli che garantiscono il pagamento degli affitti. Viviamo in un mondo in cui chi ci riesce è bello e bravo e chi non ci riesce non interessa a nessuno. Significa non riconoscere la dignità della povertà. Lo Stato ha il dovere di accompagnare le persone fuori dalla povertà, non di punirle. Per questo il Reddito di cittadinanza va diviso: da una parte il sostegno sociale dall’altra invece l’inclusione lavorativa su cui vanno trovati strumenti veri”.

Però il messaggio della Meloni sembra funzionare…
“Questi messaggi e queste drammatizzazioni giocano per mettere paura agli anziani che se vanno in vacanza temono di ritrovarsi la casa occupata. È un problema che nel privato praticamente non esiste ma che suscita paure nell’anziano che vive da solo. E noi ultrasessantenni siamo maggioranza relativa. Si gioca come sempre sulle paure. Sono le emergenze costruite ad hoc dal centrodestra per fare finta di essere coloro che possono risolverle”.

In sostanza si tratta di terrorismo. E come si può rispondere?
“Sì, io lo chiamo terrorismo sociale. Quel buco si può riempire con un messaggio semplice: non aver più un alloggio vuoto. Questo è il vero tema. Bisogna dare una casa a tutte le famiglie che ne hanno diritto. Proporre unpPiano per alloggi popolari specialmente nella grandi città. Una casa per tutti, per usare slogan immediato, nessun alloggio vuoto e sostegno per aver una casa tutte le famiglie fragili”.

Con il centrodestra al governo cambieranno le cose sul diritto alla casa
“Purtroppo no. In Lombardia il centrodestra governa da 30 anni. Ci sono case occupate e una gestione da mani sui capelli. Purtroppo continueranno a non fare nulla. Le case popolari del resto diventano protagoniste in campagna elettorale e poi spariscono. A Milano i cittadini delle case popolari vedono tutti i partiti in campagna elettorale e poi non vedono più nessuno”.

Come resistere a questa criminalizzazione della povertà?
“Di questo sono molto preoccupata. I poveri voteranno Meloni e poi non saranno sostenuti. Saranno ignorati. Una delle cose chiare del centrodestra contro i poveri è il loro essere contrari a qualsiasi soluzione sul lavoro povero – perché i poveri sono anche quelli che fanno lavoro povero – ma questo non è un loro problema. Non vogliono soluzioni sul salario minimo e quando parliamo di tagliare il cuneo fiscale a favore dei lavoratori loro chiedono di farlo a favore degli imprenditori. Guardi, che imprese e lavoratori viaggino insieme non c’è dubbio, ma ora bisogna aumentare gli stipendi dei lavoratori. Ma su questo, dal centrodestra, non arriva neanche una parola”.

Leggi anche: Sgomberare le case occupate con un click. La Meloni continua a fare promesse irrealizzabili. Ecco perché è una bufala

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Sondaggi indigesti per il centrino. Continua il Bestiario elettorale

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Povera Meloni sconfessata dai suoi stessi candidati. E povero Di Maio che si mette a bisticciare col Copasir. E povero Calenda che litiga coi sondaggisti. E povero pure il cavallo. Ecco il nostro quotidiano bestiario elettorale.

Continua il Bestiario elettorale: Il quarto polo sotto il 5% fa sbroccare Calenda & C. FdI in tilt: Nordio boccia la Meloni sul blocco navale

MELONI SCONFESSATA IN CASA
“Blocco navale è un’espressione politica, cioè durante le elezioni si usano queste affermazioni impattanti ma è chiaro che il blocco navale inteso come cintura di navi da guerra nel mediterraneo è impraticabile»: a dirlo è l’ex magistrato Carlo Nordio ora candidato di Fratelli d’Italia. Traduzione semplice semplice: Giorgia Meloni sta facendo solo propaganda e continua a ripetere una panzana pazzesca. Nordio ha anche detto che «Minniti ha fatto bene». Anche questo non è un mistero: l’ex ministro del PD è stato uno dei migliori ministri di destra. Lo sappiamo da anni.

LA COLPA È SEMPRE DELLA RACCHETTA
C’è nervosismo nel cosiddetto terzo polo che al massimo può ambire a essere il quarto. Il decollo della campagna elettorale non c’è, nonostante Carlo Calenda twitti come un forsennato. Quindi con chi se la prendono quelli del “polo della serietà”? Con i sondaggisti, ovvio. Così Calenda scrive: “La @repubblica e @you_trend fanno questo giochino di sponda dall’inizio della campagna. Stessa cosa fecero all’inizio della campagna per Roma. È più mortificante per la loro professionalità che per noi. Andiamo avanti parlando di cose serie. I risultati arriveranno”.

Si scatena anche il renziano Davide Faraone: “Molti sondaggisti stanno perdendo ogni credibilità. Sono uomini di partito, stanno in campo e sfornano numeri a richiesta tentando di orientare gli elettori più che percepirne gli orientamenti. Lo dico con dispiacere, anche perché danneggiano quelli che fanno bene il loro lavoro”. Alla fine vedrete sarà colpa del cane che gli ha mangiato il quaderno.

A LETTA SENZA CENA
Enrico Letta sbarca al nord e dichiara di essere “in cerca di voti leghisti”: “qui per convincere i delusi dall’alt a Draghi”, dice il leader del Partito democratico. Avrebbe potuto cercare di recuperare i delusi di sinistra, avrebbe potuto provare a convincere gli elettori del Movimento 5 Stelle del fu “polo progressista” o puntare sugli indecisi. E invece…

POPULISMO DIMAIONO
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio era andato all’attacco della Lega ieri, proponendo una commissione di inchiesta sui rapporti tra il partito di Salvini e il Cremlino. Il tema, sicuramente importante, sembra essere una delle poche frecce nell’arco del ministro che secondo i sondaggi si prepara a un grande flop (con un grande salvagente gentilmente offerto dal Pd).

Il presidente del Copasir ha dovuto ricordare che loro sono lì proprio per quello. “Io non ho certezze, però credo ci sia qualcosa da accertare”, ha risposto Di Maio, fingendo di non sapere che chiedere una commissione di inchiesta a poche settimane dalla fine di una legislatura è roba da democristiani populisti. Appunto.

DUE GUSTI MEGLIO CHE UAN
Andrea Catarci, assessore al Decentramento del comune di Roma e candidato del centrosinistra al Senato, dice che non intende lasciare l’incarico se dovesse risultare eletto. “La mia candidatura è stata condivisa prima di tutti con il sindaco Gualtieri, con il quale ho voluto condividere l’ipotesi – ha detto Catarci intervistato in un programma radiofonico – Quello di assessore per me è l’impegno principale che porto avanti da 9 mesi e che con tutta probabilità porterò avanti anche dopo, ma a questa battaglia non si poteva dire di no”.

26-Continua

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Intanto, nel nuovo rinascimento saudita, 45 anni di carcere a una donna per un messaggio sui social

45 anni di carcere: è l’ultima scioccante sentenza pronunciata contro Nourah al-Qahtani per alcuni post non graditi al regime pubblicati sui social in Arabia Saudita.

Secondo un documento del tribunale e le informazioni ottenute dal sito Dawn, la Divisione d’Appello della Corte penale specializzata ha emesso la sentenza contro al-Qahtani ad agosto, probabilmente nell’ultima settimana, per aver «spezzato il tessuto sociale nel Regno» criticando i governanti sauditi, e per «produzione e conservazione di materiali che incidono sull’ordine pubblico e sui valori religiosi».

«Solo poche settimane dopo la scioccante condanna a 34 anni di Salma al-Shehab di questo mese, la condanna a 45 anni di Nourah al-Qahtani mostra quanto le autorità saudite si sentano legittimate nel punire anche le critiche più lievi dei suoi cittadini», ha affermato Abdullah Alaoudh, esponente dell’organizzazione per i diritti umani Democracy for the Arab World Now (Dawn), fondata dal giornalista saudita Jamal Khashoggi, quello ucciso e fatto a pezzi nell’ambasciata saudita di Istanbul per le sue posizioni anti regime.

Qualche giorno fa era stata condannata a 34 anni Salma al-Shehab. La sua colpa Aver aperto un profilo Twitter e avere ritwittato i messaggi di alcuni dissidenti. Salma al-Shehab studiava all’Università di Leeds ed è stata arrestata durante una vacanza nel suo Paese. Esattamente come Patrick Zaki. La donna era stata condannata a tre anni di carcere per il “reato” di utilizzo di un sito Internet finalizzato a «causare disordini pubblici e destabilizzare la sicurezza civile e nazionale», poi una corte d’appello ha emesso la nuova condanna a 34 anni di carcere per altri presunti crimini.

Quindi? Come va questo nuovo rinascimento?

Buon mercoledì.

Nella foto: una ciclista davanti al manifesto con il ritratto del principe Bin Salman

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Renzi taglia il rating al quarto polo. Riparte il Bestiario elettorale

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Salvini e Meloni non riescono a mettersi d’accordo nemmeno sui migranti, pensa te, e intanto il bestiario elettorale aggiunge una nuova densa puntata.

PIATTOLA CALENDA
Enrico Letta
continua la sua campagna con una card rossa e nera in cui da una parte ci sono i presunti no vax e dall’altra scienza e vaccini. “Scegli”, scrive il segretario del Pd. Passano pochi minuti e irrompe Carlo Calenda (del sedicente terzo polo): “Enrico, questa è una campagna stupida. Noi siamo provax quanto voi. E così ad esempio Forza Italia e Conte. È arrogante pensare che tutto ciò che non è Pd sia il male”, scrive Calenda, ordinando a Letta di ritirare la campagna.

In sostanza Calenda si lamenta con Letta perché la campagna del Pd non tiene conto di lui. Incredibile. In più il leader di Azione dimentica che il suo compare Renzi venne affossato proprio dalla scienza quando proponeva di aprire fabbriche e scuole mentre i morti si raccoglievano con i camion. Fenomeno.

PARENTI SERPENTI
Il dibattito politico nel fine settimana è stato dominato dall’aumento dei prezzi dell’energia, tema cavalcato in particolare dal segretario della Lega Matteo Salvini che, dopo avvertito che in autunno famiglie e imprese rischia il razionamento, ha proposto un “armistizio” in campagna elettorale e ha parlato di uno scostamento, cioè un aumento del deficit già previsto, pari a 30 miliardi. Ma anche se Salvini dice di dare per scontato l’assenso degli alleati di Fratelli d’Italia, questa mattina arrivano i primi distinguo.

L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, probabile candidato di Fratelli d’Italia a ricoprire lo stesso ruolo nel prossimo governo, ha detto ieri mattina che uno scostamento di bilancio “sarebbe molto rischioso”. Salvini e Meloni ieri hanno litigato perfino sui migranti, cavalli di battaglia della coalizione. Per capire che aria tira basta ascoltare il cofondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto che intervistato dal Corriere dice: “Non c’è diffidenza (tra gli alleati). C’è disappunto verso chi sta vincendo”. Un bel clima, non c’è che dire.

LA DEMOCRAZIA BY RENZI
Matteo Renzi: “Se avremo il 10% il prossimo presidente del consiglio sarà Draghi”. Certo, come no. Ce lo vediamo il restante 90% implorare Renzi e Calenda di scrivere un messaggio su WhatsApp a Draghi per chiedergli di tornare. Ma soprattutto non era Renzi a dire che il loro cosiddetto terzo polo (che se va bene sarà il quarto) avrebbe superato di gran lunga il 15%? Cos’è successo?

UNA PILLOLA A SILVIO
Ieri Silvio Berlusconi nella sua pillola quotidiana ha voluto “denunciare una situazione che è davvero incredibile ed è inaccettabile in quella che vuole essere una vera e compiuta democrazia. Parlo – spiega Berlusconi – del tasso di astensionismo, cioè del numero di italiani che dicono che non andranno a votare. È un tasso superiore al 40%, a cui bisogna aggiungere l’11% degli italiani indecisi”.

Dopo avere offeso gli astenuti Silvio intima: “Dovete andare a votare e, naturalmente, dovete votare per noi di Forza Italia, perché soltanto noi abbiamo sempre dimostrato di saper cambiare le cose che non funzionano”. Si pensava che a quel punto partissero le risate finte da sit-com e invece stava parlando sul serio.

LA QUERELA NON RUSSA
“Chi mi continua a dare dell’agente russo ne risponderà nei tribunali, io rispondo solo al popolo italiano”. Così Matteo Salvini, parlando a Messina ieri. L’altro ieri aveva promesso querela allo scrittore Saviano che giustamente sottolineava i suoi legami con la Russia. Ora dice che querela solo se “si continua”. Peccato, sarebbe stato bello un processo sui suoi legami con la Russia.

25-continua

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La pena di morte funziona benissimo

L’altro ieri Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, diceva: «Il carcere non è una condanna a morte. È necessario intervenire affinché il dramma che sta interessando gli istituti di pena italiani in questo 2022 si possa fermare». Eravamo a quota 57 suicidi nel 2022. Nel frattempo se n’è suicidato un altro.

Nei primi 8 mesi di quest’anno sono stati 58 i detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri. Gli ultimi due in Sicilia, uno a Caltanissetta e l’altro a Siracusa. Ad agosto abbiamo registrato 15 suicidi, più di uno ogni due giorni. 57 furono le persone che si suicidarono in carcere in tutto il 2021.

«Proprio in questo mese così drammatico la nostra associazione – prosegue Gonnella – ha lanciato la campagna “Una telefonata allunga la vita”, chiedendo una riforma urgente del regolamento del 2000 che porti ad una liberalizzazione delle telefonate per i detenuti. In un momento di sconforto, sentire una voce familiare, può aiutare la persona a desistere dall’intento suicidario. I 10 minuti a settimana previsti attualmente non hanno più nessun fondamento, né di carattere tecnologico, né economico, né securitario. Cambiare quel regolamento non comporta alcun atto legislativo e il governo potrebbe farlo anche in questa fase transitoria».

«Dell’importanza dell’affettività per i detenuti – continua il presidente di Antigone – ci parla anche la relazione finale della Commissione ispettiva del Dap, chiamata ad indagare sulle ragioni delle rivolte che scoppiarono nelle carceri nel marzo 2020».

Secondo questa relazione, ad innescare le proteste non fu infatti una cabina di regia criminale. Il motivo va invece ricercato nell’insoddisfazione della popolazione detenuta per la poco dignitosa qualità della vita penitenziaria e, soprattutto, nella sospensione dei colloqui in presenza con i familiari.

«All’indomani di quelle chiusure – sottolinea Patrizio Gonnella – la nostra associazione chiese che a tutti i detenuti fossero concesse chiamate e videochiamate in più rispetto a quanto previsto dai regolamenti. Quella richiesta fu accolta e nel giro di pochi giorni nelle carceri di tutto il Paese arrivarono oltre 1.000 tra cellulari e tablet, senza che ci fossero problemi dal punto di vista organizzativo e della sicurezza. Questa iniziativa servì a riportare la calma negli istituti di pena e consentì ai detenuti di mantenere il rapporto con i propri affetti anche in quel periodo di chiusure parziali o totali».

«Oggi il dramma che sta attraversando il carcere non è il Covid ma sono i suicidi. La risposta, oggi come allora, passa anche dalla possibile vicinanza affettiva. Oggi come allora è urgente che il governo prenda provvedimenti e si liberalizzino le telefonate» conclude Patrizio Gonnella, che auspica che a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, deputati e senatori osservino un minuto di silenzio per commemorare tutte le persone che si sono tolte la vita mentre erano sotto la custodia dello Stato.

Noi auspichiamo che qualcuno abbia il coraggio di parlarne in questa brutta campagna elettorale.

Buon martedì.

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In disaccordo pure sui migranti. Gara a destra a chi la spara più grossa

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Hanno costruito la loro propaganda sulla pelle dei migranti. Giocando sulla differenza tra migranti reali e migranti clandestini (che poi curiosamente coincide con i bianchi e i neri) Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sono inventati negli anni “invasioni” mai avvenute, statistiche di crimini degli extracomunitari che non trovano nessun riscontro nelle cifre ufficiali del ministero e una “difesa dei confini” che altro non è che la versione edulcorata della “difesa della razza”. Ora la coppia del centrodestra che si finge unito non riesce nemmeno a tenere una linea comune sul loro argomento forte.

Salvini e Meloni hanno costruito la loro propaganda sulla pelle dei migranti

Da una parte c’è Giorgia Meloni (che si sente già presidente del Consiglio in pectore) che insiste con il blocco navale mentre Salvini rilancia sulla reintroduzione dei decreti sicurezza del primo governo Conte (e di cui Conte si dice pentito per averli avallati) che in parte sono già stati dichiarati incostituzionali dalla Consulta.

Ieri Giorgia Meloni su Facebook ha spiegato la sua strategia: “Uno Stato serio – ha scritto – controlla e difende i propri confini. Non mi stancherò mai di ribadire che l’unico modo per fermare l’immigrazione clandestina è il blocco navale: una missione europea in accordo con le autorità nordafricane. Solo in questo modo sarà possibile mettere fine alle partenze illegali verso l’Italia e alla tragedia delle morti in mare. È giunto il momento di voltare pagina. Avverrà il 25 settembre se gli italiani ci daranno fiducia”.

L’idea di Fratelli d’Italia è sempre la stessa: impedire alle navi l’accesso e l’uscita dai porti. Una soluzione demagogica che non trova nessun riscontro nel diritto internazionale e del mare: per l’Onu solo due Paesi in guerra possono bloccare le rispettive imbarcazioni. Meloni però fa finta di non capire e tira dritto: «Continuo a pensare che la cosa più seria da fare sia una missione europea per bloccare le partenze in collaborazione con le autorità libiche e quindi quello che si dice sul blocco navale come atto di guerra in realtà è una fake news”, ha detto ieri a Messina al mercato Vascone parlando di immigrazione.

“Probabilmente – spiega Giorgia Meloni – in Europa la richiesta di una missione europea per stabilire in Africa chi ha diritto ad essere rifugiato e distribuire solo i rifugiati, potrebbe essere più seriamente presa rispetto alla pretesa del governo italiano di fare entrare migliaia di migranti irregolari, che le altre nazioni non fanno entrare, e poi chiedere agli altri di prenderseli. Io ho fatto una proposta che mi sembra la più sensata di tutti”. E invece no. Oltre a essere insensata la proposta è giuridicamente impossibile. Però in campagna elettorale, si sa, anche le bugie rischiano di funzionare se ripetute.

Sempre a Messina, ma in piazza, contemporaneamente Salvini smentiva la sua alleata spiegando che “per il problema degli sbarchi non occorrono i blocchi, basta semplicemente riattivare i decreti sicurezza”. Anche questo ovviamente è falso: i decreti sicurezza sono incostituzionali. Del resto a Lampedusa l’hotspot è stracolmo con 1.600 ospiti.

La pigrizia della ministra Lamorgese si dimostra ancora una volta il miglior assist alla destra. Ci sarebbe poi la questione umanitaria: un’Europa che ha dimostrato come si possa organizzare con il coinvolgimento di tutti gli Stati un’accoglienza regolare in occasione dei rifugiati ucraini e che invece continua a appaltare gli africani alla violenza turca, libica e alle morti in mare. Ma questo non sembra un argomento da campagna elettorale.

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