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Giulio Cavalli per brevità chiamato artista

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Buon 8 Marzo, Meloni. Ora rimetti a posto i danni

Domenica, Giorgia Meloni ha celebrato l’8 marzo. Ha trovato le parole giuste, quelle capaci di evocare conquiste e gratitudine, e le ha depositate con cura davanti alle telecamere. Poi si volta pagina.

Il 24 febbraio, la Camera ha soppresso la proposta di congedo parentale paritario: 137 voti favorevoli alla cancellazione, 117 contrari. Nessun rinvio, nessuna copertura cercata con serietà. La maggioranza ha fatto muro e ha liquidato ciò che avrebbe allineato l’Italia agli altri paesi europei: cinque mesi di congedo retribuito per i padri, al 100% della retribuzione, anche per i non sposati e le partite Iva. Una proposta delle opposizioni che non è mai stata nemmeno discussa. «A che serve una premier donna che non migliora le condizioni delle altre?», ha detto Elly Schlein. Meloni non ha replicato.

A novembre, il ddl Stupro – approvato all’unanimità con il concetto di consenso «libero e attuale» – è stato svuotato dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno: via il consenso, dentro il «dissenso espresso». Un ribaltamento che cancella ogni significato al testo. La presidente del Consiglio non ha più detto una parola.

Questo articolo è uscito su Left il 9 marzo 2026.

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