Arte

Martedì 13 ottobre Giulio Cavalli all'Università di Firenze per il quinto Forum contro la Mafia

L’aspetto più allarmante del fenomeno mafioso è la sua capacità di condizionare la vita di migliaia di persone. E’ importante non rassegnarsi ad essere elementi passivi di questo sistema degenerato.

Anche quest’anno il Forum Nazionale contro la mafia rifiuta di rimanere in silenzio, ne nascono due giorni ricchi di incontri e dibattiti, alla presenza di esponenti del mondo della giustizia, dell’informazione, e dell’ambito associativo, che hanno fatto della lotta alla mafia un impegno costante ed un’etica di vita.

Martedì 13 Ottobre

[09.30 – 13.30] Mafia, sanità ed edilizia

Molta parte dell’edilizia, soprattutto quella pubblica, è spesso invischiata in rapporti con associazioni mafiose, e questo si riscontra anche (e spesso tragicamente) nell’edilizia sanitaria, a cominciare dagli ultimi scandali che balzano all’attenzione fino alle annose questioni irrisolte che ancora continuano suscitare consistenti dubbi sulla loro legalità.

intervengono:
* Gaetano Paci Magistrato
* Enzo Ciconte Docente Università Roma 3
* Stefano Maria Bianchi Giornalista
* Rosario Cauchi Giornalista

[13.30 – 15.00] Proiezioni

[15.00 – 18.30] La mafia è morta?

Come la società risponde alla mafia? Testimonianze di associazioni, gruppi, ma anche vicende personali, dal Nord e dal Sud Italia, attraverso anche un’analisi generale sul fenomeno mafioso su come esso si presenta ai giorni d’oggi, per capire cosa è cambiato nei suoi metodi e nelle sue strategie, dove attecchisce e perché.
Ripercorreremo e approfondiremo inoltre una nera pagina del nostro paese che continua oggi a far male: fatta di stragi e indagini ancora ad oggi in parte irrisolte.

intervengono:
* Piercamillo Davigo Magistrato
* Giovanna Maggiani Chelli Associazione ‘Tra i familiari delle vittime di Via dei Georgofili’
* Libera Toscana
* Silvano Sarti Presidente provinciale ANPI
* Rino Giacalone Giornalista
* Presidio San Pietro di Rosà

[21.00] Intervento di Giulio Cavalli: letture tratte da  “A cento passi dal Duomo “

 

Mercoledì 14 Ottobre

[09.30 – 13.30] Come si arricchisce la mafia
Come la società risponde alla mafia? Testimonianze di associazioni, gruppi, ma anche vicende personali, dal Nord e dal Sud Italia, attraverso anche un’analisi generale sul fenomeno mafioso su come esso si presenta ai giorni d’oggi, per capire cosa è cambiato nei suoi metodi e nelle sue strategie, dove attecchisce e perché.
Ripercorreremo e approfondiremo inoltre una nera pagina del nostro paese che continua oggi a far male: fatta di stragi e indagini ancora ad oggi in parte irrisolte.

intervengono:
* Giovanna Maggiani Chelli Associazione ‘Tra i familiari delle vittime di via dei Georgofili’
* Fondazione Caponnetto
* Don Alessandro Santoro Comunità di base Le Piagge, Firenze
* Antonio Pergolizzi Legambiente nazionale. Rapporto Ecomafie

[13.30 – 15.00] Proiezioni

[15.00 – 18.30] Informazione, intercettazioni, politica e mafia

Partendo dall’emergenza sul provvedimento del governo sulle intercettazioni, affronteremo un’analisi dei rapporti di silenzio o di collusione con la mafia, sia da parte di esponenti dell’informazione che della politica.

intervengono:
* Antonio Ingroia Magistrato
* Peter Gomez Giornalista
* Pino Maniaci Giornalista, Direttore di Telejato
* Docente di Diritto costituzionale
* Giovanna Maggiani Chelli Associazione ‘Tra i familiari delle vittime di via dei Georgofili’

 

Per ogni informazione visita www.forumcontrolamafia.info.

Ho incontrato Giulio Cavalli

Ho incontrato Giulio Cavalli. Attore ed autore teatrale che vive attualmente sotto scorta. Per motivi diversi già ci sentivamo per telefono o per email. Ma l’occasione di potergli stringere la mano mi ha permesso di farmi un’idea sull’uomo, sulla cultura, su ciò che accade in Italia. Giulio vive sotto scorta perché minacciato di morte dalla Mafia. Caso unico nel suo genere in Italia e forse in Europa. Nessuna raccolta di firme o vesti che si strappano. Giulio non ne fa un dramma, tantomeno un martirio. Non è piangente su se stesso ne lamentoso. Ecco, forse la spiegazione: se non sei un gadget televisivo o mediatico, non vai bene. Eppure Cavalli non è solo Radio Mafiopoli. I suoi spettacoli toccano diversi temi: Linate 8 ottobre 2001, sulla tragedia che costò la vita a 118 persone. Bambini a dondolo, sul dramma del turismo sessuale che coinvolge i minori. Non solo mafia, ma società italiana con i suoi drammi e le sue tragedie. Ultimamente Cavalli è stato querelato preventivamente da Fiorani (proprio il banchiere ospite di Lele Mora), perdendo, ovviamente, per uno spettacolo sulla Popolare di Lodi. Cavalli è un uomo di cultura, di denuncia, di studio. Ricorda, racconta, tramanda storie, narrazioni, nomi, piccole indegnità del nostro Paese. Eppure non lo sento spesso. Non si ascoltano tante interviste di Cavalli nel circo mediatico. Già, Giulio è posato e non si mette in posa, recita e studia, non blatera slogan. Giulio è cittadino non martire, dice quello che pensa senza fare il conteggio della popolarità mediatica. Cavalli beffa la Mafia con il suo palcoscenico puntato verso le coscienze. Non si trastulla con le parole, ma riflette le angosce di una nazione. Eppure rischia la vita. Per davvero. Non è uno scherzo. Lo vogliono morto. Eppure Cavalli sorride, si preoccupa ma non lo da a vedere. Sarebbe salutare sentirlo parlare, dargli più spazio per i suoi testi scritti, eccellenti nella loro composizione, profondità, semplicità. Ma Giulio pone noi al primo posto e non se stesso. Ma questa è una nazione che gli piace il sangue spettacolo, i martiri mediatici. La normalità della cultura, quella vera, beh è roba da teatranti.

Sergio Nazzaro

DA LEFT

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Giulio Cavalli: “Io, attore sotto scorta”

E’ brutto dover parlare di un artista e di uno spettacolo in termini di “sicurezza e ordine pubblico”. Giulio Cavalli, attore e regista lombardo, dal 2006 vive sottoscorta, proprio come Roberto Saviano. Aveva presentato uno spettacolo Do ut des che metteva in ridicolo i riti e i vezzi della mafia siciliana, in particolare dei mafiosi di Gela. Il risultato lo racconta lo stesso Cavalli: ” Mi sono cominciate ad arrivare lettere anonime, dopo un po’ mi sono trovato il mio nome nel muro sotto il mio ufficio al centro del disegno di una bara. Le minacce sono poi proseguite negli anni via via fino a una escalation che si è fatta più preoccupante e che arriva a pochi mesi fa”.
Oggi Giulio Cavalli vive accompagnato da una scorta, ma non ha smesso di fare spettacoli. “La vicenda personale è diventata tutt’uno con il teatro e così mi son detto se mi sfidate non mi limito a fare un attacco sul vostro costume, voglio capire chi siete”.
Ed ecco il nuovo spettacolo che Giulio Cavalli presenta da domani al Teatro della Cooperativa di Milano, un piccolo e agguerrito teatro diretto da Renato Sarti, in pochi anni diventato un luogo di impegno e dibattito civile. Lo spettacolo (è in scena fino al 18 ottobre) si intitola A cento passi dal Duomo scritto da Cavalli con il giornalista Gianni Barbacetto e le musiche di Gaetano Liguori ed è una ricognizione sulle diramazioni economiche, sociali e politiche della mafia in Lombardia: le famiglie mafiose al nord, con nome e cognome, i loro affari, la collusione con la politica e le infiltrazioni nei gangli di potere.
“Lo spettacolo – racconta Cavalli- riparte dalle famiglie gelesi e arriva a quelle della ‘ndrangheta. Ma quello che a me interessa è soprattutto scalfire l’atteggiamento di una intera classe politica regionale che nega di essere stata intaccata dal fenomeno mafioso. Ci dimostri che non faranno entrare la criminalità organizzata nell’Expo del 2015 e ci dicano come faranno, ci dicano che dopo Ambrosoli, Sindona, Gardini hanno imparato come liberarsi della mafia e delle sue infiltrazioni altrimenti è bene sapere che siamo di fronte a un grande inganno culturale. A Cento passi dal Duomo fa suo il grido di allarme del procuratore generale antimafia, Vincenzo Macrì che nel 2008 ha affermato che “Milano è oggi la vera capitale della ‘ndrangheta” e, tuttavia, la politica sembra non accorgersene”.
Questo sentiremo in scena. Ma fuori scena? Come vive un artista da “controllato”? “Con la scorta convivo con traquillità, non ho perso il sorriso. Tranne quando certi esponenti della destra mi parlano di savianite che contagia gli artisti. Perchè non chiedono a magistrati come Caselli da trent’anni sotto scorta cosa pensano i loro figli?”

Info sul Teatro della Cooperativa

Il sito di Giulio Cavalli

da repubblica.it blog teatro


Cavalli ad “Annozero”: «Sotto scorta a Lodi, terra senza memoria»

L’attore lodigiano ospite ieri nella trasmissione di Michele Santoro. «Sotto scorta a Lodi? A Lodi?». Michele Santoro sembra incredulo mentre chiede lumi all’attore che ha di fronte, un attore che mette alla berlina «una regione e un territorio in cui la mafia è connaturata all’economia e alla politica». L’attore è il lodigiano Giulio Cavalli, ospite ieri sera della puntata di “Anno Zero”. La sua testimonianza arriva nella vigilia del debutto milanese di “A cento passi dal Duomo” (al Teatro della cooperativa di Milano da oggi) in cui l’autore denuncia la mafia facendo nomi e cognomi. «Il teatro mi permette di andare oltre l’antimafia da souvenir e di prendere una posizione – ha detto ancora Cavalli dalla tribuna -. È un luogo in cui la memoria non va in prescrizione. Il mio è prendere una parte contro qualcosa in un territorio che è bravissimo nelle cerimonie “colletto a posto e cappello in ordine” e si dimentica dei buchi desolanti della sua storia». Un territorio, sottolinea Cavalli, «che dice che qui non arriveranno i mafiosi, quando sono qui da trent’anni».E se nel suo spettacolo, scritto a quattro mani con Gianni Barbacetto, Cavalli fa i nomi e i cognomi degli uomini d’onore al confino, nell’agorà di Michele Santoro non ha lesinato commenti su una città come Milano e su un territorio come la Lombardia, «colpevole anche dal punto di vista culturale». Al centro della puntata di ieri del celebre programma di Rai Due, le “verità nascoste” di Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo e protagonista di quella trattativa Stato-Mafia che potrebbe avere accelerato la condanna a morte del giudice Paolo Borsellino. Una puntata clamorosa, che si è aperta con l’appello della moglie del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, Agnese Borsellino, che ha chiesto di dire la verità come «azione di grande coraggio, lo stesso coraggio posseduto dai carnefici nell’organizzare ed eseguire un’azione di guerra» per restituire «dignità a questa nazione e renderci liberi da ricatti e da quel sottobosco in cui gli interessi personali coincidono con la cultura della morte».La rivelazione shock però è di Claudio Martelli, ministro di Grazia e Giustizia nei tempi delle stragi. È lui a raccontare che la trattativa fra Stato e antistato parte nel giugno 1992 e che Paolo Borsellino stesso ne era a conoscenza, informato da Liliana Ferraro, magistrato e per dieci anni collaboratrice di Giovanni Falcone. Una circostanza mai attestata prima e che conduce inevitabilmente a valutazioni diverse rispetto a quella che Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, definisce «una pagina buia della storia di questo paese». In collegamento da Palermo, circondato da un gruppo di uomini e donne con, in mano, un’agenda rossa come quella sparita da via D’Amelio e appartenuta a Paolo Borsellino, Sandro Ruotolo, il giornalista che lavora per la testata di recente oggetto di intimidazioni mafioseIntimidazioni e minacce come quelle che hanno raggiunto, nei mesi scorsi, Cavalli, tanto che l’attore lodigiano vive ormai sotto scorta. Un’esistenza di rinunce e disagi che non impedisce all’autore teatrale di portare avanti le proprie denunce. A Santoro che gli dice, quasi incoraggiandolo «Anche noi facciamo la nostra parte, è un lavoro duro…», Cavalli risponde con un sorriso ironico: «Sì, contando che io lo faccio a Lodi…

Rossella Mungiello

Fabrizio Tummolillo

DA IL CITTADINO L’ARTICOLO QUI

Cavalli sul palcoscenico con la scorta «Ecco la mafia a cento passi dal Duomo»

di LUCA VIDO — MILANO — GIULIO CAVALLI, milanese, classe 1977. Professione, attore, o quasi. Nel 2001 fonda, nel Lodigiano, la «Bottega dei mestieri teatrali», che troverà la sua sede solo nel 2007 con il Teatro Nebiolo di Tavazzano con Villavesco (Lodi), e firma le sue prime prove da autore e regista. Solo nel 2006 sale sul palco, spinto da quel geniaccio che risponde al nome di Paolo Rossi. E a quella del signor Rossi, in verità, molto assomiglia la sua parlata. Già, perchè Giulio Cavalli parla, dal palco, e non sta zitto. Nemmeno quando gli tagliano le gomme, gli mandano lettere minatorie, lo minacciano di morte e, tanto per gradire, gli fanno trovare una bella bara disegnata sulla porta di casa. Da allora è sotto scorta. Tutto è iniziato, ma non concluso, con «Do ut des» dall’esplicativo sottotitolo «spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi», in cui ridicolizza, proprio così, la mafia. E di mafia, e dintorni, tratta anche «A cento passi dal Duomo» che debutta questa sera, in prima nazionale, al Teatro della Cooperativa.
Vuoi dire che la piovra è arrivata anche sotto l’ombra della Madonnina?
«No, non proprio. Mi sono accorto che ridicolizzare la mafia funziona dove c’è un substrato…»
Ti interrompo… A questo punto ci sta a pennello l’aneddoto di Alcamo…
«Non la dimenticherò mai quella serata in Sicilia, è stato il momento in cui ho preso coscienza di quello che era veramente uno spettacolo come “Do ut des” in cui si gioca, come in una clownerie, sulla “punciuta”, ridicolizzando proprio il momento sacrale, il giuramento che il “picciotto” fa per entrare in Cosa Nostra. In piazza, ad Alcamo, non solo non ha riso nessuno ma la gente se n’è andata. Lì ho capito che non esiste solo il racket economico della mafia, ma anche il racket culturale. Ed è lì che noi operatori culturali dobbiamo lavorare».
Tornando a Milano?
«A Milano non c’è questo substrato mafioso, ma anche qui bisogna fare opera di alfabetizzazione per sensibilizzare. Esempio: Expo 2015. Certo, non bisogna fare entrare nel progetto, nei cantieri, imprese che abbiano legami con la mafia. Tutti d’accordo. Ma in “A cento passi dal Duomo”, scritto insieme a Gianni Barbacetto, vogliamo fare opera di sensibilizzazione perché ci sono imprese dal volto pulito che in realtà sono teste di ponte per il riciclaggio di denaro sporco. E il problema non è di tenere fuori dagli appalti queste imprese, ma di buttarle fuori, perché negli appalti già ci sono».
Roba da farsi rafforzare la scorta… A proposito come si sente un attore sotto scorta?
«Premettendo che trovo kafkiano dovermi difendere devo dire una cosa che sembrerà impopolare: sono schifato da questo voyerismo sulle scorte che si concentra solo su certi personaggi. Siamo a migliaia sotto tutela, impresari, politici, giornalisti, semplici negozianti. Mi piacerebbe ci fosse una solidarietà maggiore e non solo là dove il personaggio catalizza l’attenzione dei media. Io non mi sento il nuovo Saviano ma piuttosto il panettiere di Palermo che ha denunciato il pizzo e che, alle quattro di mattina, va a fare il pane con la scorta».
La tua vita quotidiana è cambiata?
«Faccio una vita molto nomade: al posto di avere due tecnici e tre collaboratori al seguito, in tournèe siamo due tecnici, tre collaboratori e le forze dell’ordine. Ma il sorriso, quei quattro imbecilli, non me lo tolgono».
Cos’è, per te, il teatro civile?
«Un istinto di sopravvivenza nato cinquecento anni fa, quando i giullari denunciavano che “il re era nudo” ma dovevano farlo senza poi morire di fame. Oggi somiglia di più a un funerale laico. Il teatro civile oggi lo fanno i giornalisti di inchiesta. Il teatro civile sta diventando molto incivile».
«A cento passi dal Duomo», da questa sera al Teatro della Cooperativa, via Hermada 8, info: 02.64749997.

DA IL GIORNO

2009-10-09

L’ARTICOLO QUI

Sul palco racconto la mafia a cento passi dal Duomo

La prima parte del titolo, «A cento passi», suona un po’ tetro ed evoca agli amanti del cinema il film-verità di Marco Tullio Giordana su Peppino Impastato, il sindacalista che pagò con la vita il coraggio di ribellarsi a Cosa nostra. La seconda parte, «dal Duomo», ha invece un effetto rassicurante ma è soltanto un’impressione. «A cento passi dal Duomo» è infatti uno spettacolo teatrale che parla di cosche in terra padana. Già. Regista, Giulio Cavalli, attore milanese da quasi un anno sotto scorta per le sue rappresentazioni di «teatro civile» contro la mafia. A Impastato, il piccolo grande eroe siciliano che sfidò don Tano Badalamenti, Cavalli si è probabilmente anche un po’ ispirato quando ha cominciato a trasmettere la sua rubrica «Radiomafiopoli» in onda sull’emittente Agoravox. Ma nel mirino di qualche mafioso, questo Saviano lombardo potrebbe esserci finito quando decise di mettere in scena, al Franco Parenti di Milano, la piéce «Do ut des», una parabola comica che sbeffeggia riti e conviti di Cosa Nostra: dalla «punciuta mafiusa», il giuramento di affiliazione dei picciotti, ai «pizzini» di provenzana memoria.
La voglia di ridere sembra essergli passata dopo le lettere anonime e il passaggio dalla «tutela dinamica» a quella «totale» da parte dei carabinieri di Lodi. La voglia di fare teatro a modo suo però, quella gli è rimasta. E allora eccolo oggi portare sul palco del Teatro della Cooperativa, in prima nazionale, il suo monologo musicale dedicato alla mafia giù al nord. Stavolta, però, niente guasconate, non ci saranno le burle di «Totò Nessuno» che da apprendista diventa sindaco di Mafiopoli. Sul palco saliranno soltanto i fatti: dati, condanne, inchieste giudiziarie e giornalistiche ricavate da atti pubblici e dall’Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al nord. L’io narrante di Cavalli dipingerà una mappa poco letteraria e molto neorealista delle attività della mafia (soprattutto ’ndrangheta) in terra lombarda, «che non porta la coppola ma dialoga con i colletti bianchi».
Nella sua lettura parte da lontano, «dal silenzio assordante» che accompagnò il delitto Ambrosoli, ai 103 sequestri avvenuti in Lombardia per mano di Cosa nostra tra il 1974 e il 1983, ai maxiprocessi sulle attività in padania, fino ai giorni nostri. «I giorni nostri -dice al Giornale- sono quelli delle famiglie che gestiscono il narcotraffico, come i Barbaro e i Papalia che controllano l’area di Buccinasco, i Rispoli che agiscono nell’area di Legnano, il clan Emmanuello che controlla l’hinterland meridionale. Non dimentichiamoci che Milano oggi è la capitale della cocaina e del riciclaggio. Molte società apparentemente pulite sono il frutto del lavaggio di denaro». Cavalli, però,si considera un ottimista e non ci sta a mettere il magone agli spettatori. «In realtà qui siamo ancora in una terra privilegiata perchè la società civile, e anche la politica, hanno gli anticorpi per difendersi». Sul palco l’attore fa nomi e cognomi, anche dei politici collusi. «Ma non parlo dei partiti, perchè il marcio sta dappertutto». Come pure il coraggio. «Ad esempio ho elogiato il consigliere leghista che a Lonate Pozzolo ha denunciato le infiltrazioni della famiglia Filippelli in alcuni cantieri di Malpensa. L’edilizia da queste parti fa molta gola».
Della grande torta dell’Expo, però, nello spettacolo quasi non si parla. «Non sono un populista e voglio evitare il rischio di facili strumentalizzazioni. In realtà è più utile guardarsi dietro l’angolo. Il pizzo, ad esempio, esiste ancora in Lombardia». Ma il «teatro civile» serve davvero a smuovere le coscienze? «A volte sì, e ne ho avuto conferma anche quando ho portato in scena al Piccolo la pièce sulla strage di Linate 2001 o quando, in Bambini a dondolo, ho rappresentato la piaga mondiale del turismo sessuale sui minori, di cui gli italiani purtroppo reggono la bandiera».

Mimmo Di Marzio

L’ARTICOLO QUI

A CENTO PASSI DAL DUOMO. Debutto nazionale al Teatro cooperativa dal 9 al 18 ottobre

Cari amici del Teatro della Cooperativa,
siamo felici di annunciarvi l’inizio ufficiale della nuova stagione. Un inizio doverosamente dedicato a Giulio Cavalli, artista coraggioso da sempre impegnato su temi scomodi. Impegno che purtroppo l’ha reso soggetto alle intimidazioni della criminalità organizzata. Quindi orgogliosi di ospitare, in prima nazionale il suo ultimo lavoro: dal 9 all’11 ottobre e dal 15 al 18 ottobre – prima nazionale

A CENTO PASSI DEL DUOMO
di Giulio Cavalli e Gianni Barbacetto
con Giulio Cavalli
musiche in scena di Gaetano Liguori

Giulio Cavalli dedica ancora una volta al tema della mafia la sua nuova proposta di teatro civile. Questo lavoro, che vede la luce al Teatro della Cooperativa, è stato scritto in collaborazione con il giornalista Gianni Barbacetto e si concentra sulla presenza delle famiglie mafiose al Nord. Una ninna nanna dolce per un risveglio brusco di quella Lombardia che si crede immune dalla mafia.
INFO Tel/fax: 02.64749997 e-mail: info@teatrodellacooperativa.it

Spostata la data di LINATE 8 OTTOBRE 2001: LA STRAGE in progamma per oggi a Verona

Con la presente intendiamo scusarci per aver dovuto rimandare la data dello spettacolo in oggetto in programma al Teatro Camploy (Verona) per giovedì 8 ottobre.
A causa delle vicende personali di Giulio Cavalli e in virtù della convinzione di dover prestare attenzione alle vicende criminose che sempre più spesso si verificano nel nostro Paese, pensiamo di dover dare un forte segnale con la nostra presenza al programma televisivo Anno Zero che dedicherà la puntata di giovedì 8 proprio al tema della criminalità. Inoltre, la nostra presenza in trasmissione è doverosa per poter dare un concreto segnale di vicinanza al giornalista Sandro Ruotolo, che proprio in questi giorni ha subito minacce a causa del suo lavoro di indagine.