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Politica

I temi e le news della politica in Lombardia e in Italia. L’attività politica di Giulio Cavalli in consiglio regionale della Lombardia.

Che fregatura le note scritte in piccolo

“Mercoledì 19 agosto lei sarà trasferita in Italia. La polizia la verrà a prendere”. Sta scritto tutto su carta intestata del ministero dell’Interno tedesco, 25 giugno, centro di accoglienza in Baviera, destinataria una somala di ventidue anni, colpevole di essere passata da qui. Berlino non tratta: i dublinanti tornano al mittente.

Ieri mattina, intanto, Giorgia Meloni era su Instagram con la premier danese Mette Frederiksen, sorriso e “messaggio congiunto all’Europa”. Le uniche due donne a capo di un governo dell’Unione, ci tengono a precisare, unite contro “un’immigrazione incontrollata”. Cartolina e didascalia, con solo un mese e mezzo di ritardo sulla lettera bavarese.

Ma riavvolgiamo il nastro. Il 12 giugno 2026 entra in vigore il Patto sulla migrazione e l’asilo e il regolamento gemello sui rimpatri diventa in Aula «un accordo storico, frutto soprattutto del nostro lavoro». Ma in quello stesso pacchetto la responsabilità del Paese di primo ingresso sale da 12 a 20 mesi e chi riceve una richiesta di trasferimento non può dire di no: al massimo può solo spostare la data. Otto mesi in più di catena al piede, firmati con esibito orgoglio.

Poi arrivano i conti. Tra il 12 giugno e il 7 luglio le richieste sono 12 e Roma le respinge tutte e dodici, cioè fa l’unica cosa che il regolamento vieta. Il 15 luglio la Commissione promuove Spagna e Cipro e rimanda Roma a ottobre. La sovranità sbandierata da Meloni insomma è durata fino alla prima pagella.

E poi c’è Madrid. Il 1° agosto sospendiamo Schengen per chi arriva dalla Spagna, dall’8 agosto Madrid lo fa con chi parte dall’Italia, motivando con la “persistente pressione migratoria irregolare”. Ci hanno rispedito la stessa frase, cambiando solo il soggetto.

Giorgia ha smontato l’Europa dei vicini convinta che le lasciassero la casa intera. Adesso le suonano al campanello uno per volta. Fra otto giorni una volante tedesca parcheggia davanti a un centro della Baviera, carica la ragazza e ce la spedisce. I nostri genitori ci dicevano di leggere sempre le note scritte in piccolo nei contratti. La presidente del Consiglio era troppo impegnata nella propaganda, l’unica cosa che le riesce bene.

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Spiagge, da Bacoli a Jesolo & Co: i comuni applicano la Bolkestein nell’inerzia dello Stato

A Bacoli, la sera del 22 luglio, il consiglio comunale ha approvato il nuovo regolamento del demanio marittimo. 11 voti favorevoli, 3 astensioni: Fratelli d’Italia si è astenuta, Forza Italia è uscita dall’aula. Il testo vieta a un operatore di tenere più di una concessione e cancella i subingressi, cioè la cessione del titolo che ha reso le spiagge un patrimonio ereditabile. E chi impiega lavoratori in nero perde la concessione. Il piano di utilizzazione delle aree demaniali, che il Comune di Bacoli conta di approvare entro settembre, porta la spiaggia libera o libera attrezzata dal 15 all’81 per cento del litorale. Una settimana dopo il Tar Campania ha respinto i ricorsi degli ex concessionari. Gli sgomberi valgono dal 1° ottobre. 24.783 abitanti, e una decisione che il ministero rinvia dal 2022.

Spiagge, non solo Bacoli

Il caso si ripete lungo la costa, e ogni volta passa da un tribunale. A Jesolo il comune ha diviso l’arenile in 16 unità minime di gestione e ne ha assegnate 15 con gare ventennali. È il primo in Italia ad aver chiuso la partita: a gennaio 2026 l’ultima sentenza ha esaurito i ricorsi. A Sarzana il bando per 12 concessioni sul litorale di Marinella è uscito a maggio. Ci è arrivato dopo il 2 febbraio, quando il Tar Liguria ha annullato le proroghe accogliendo i ricorsi dell’Antitrust. A Napoli il 40 per cento dell’arenile di Posillipo è tornato libero quest’estate. Ci è tornato perché la settima sezione del Tar Campania aveva cancellato, il 6 febbraio, il tetto di 60 ingressi al giorno e la chiusura alle 17.30 affidata proprio ai concessionari dei lidi confinanti. 

Ottantaquattro milioni per tutte le spiagge d’Italia

Il Ministero delle infrastrutture ha messo agli atti la cifra. I canoni riscossi nel 2024 per le concessioni turistico-ricreative valgono 84,4 milioni di euro. L’Osservatorio dei conti pubblici italiani ha calcolato che nel 2021 il Comune di Milano incassò 53 milioni dai soli negozi della Galleria Vittorio Emanuele. Legambiente misura in Liguria quasi il 70 per cento di costa sabbiosa in concessione, in Emilia-Romagna e in Campania il 68. E a maggio 2025, con l’obbligo di gara in vigore dal 2022, i comuni che avevano avviato le procedure erano 26 su oltre 600.

A Roma il bando è ancora una bozza

Il decreto legge 32, in vigore dal 12 marzo 2026, ha imposto al Mit di portare in Conferenza unificata lo schema di bando tipo entro trenta giorni. Il 13 luglio il ministro Matteo Salvini ha riunito di nuovo le associazioni di categoria. Il ministero ne ha ricavato una nota sulla prosecuzione del confronto. Nella bozza che circola ci sono otto punti su cento di premialità per alberghi, resort e villaggi fronte mare, anche senza esperienza balneare: lo contesta Confartigianato Imprese Demaniali, che ci vede un incentivo alla concentrazione. Il decreto sugli indennizzi, atteso per il 31 marzo 2025, è fermo da più di un anno. Lo ha smontato il Consiglio di Stato con il parere 750 del 22 luglio 2025, dopo la lettera con cui la Commissione europea lo aveva contestato il 7 luglio.

Il calendario, intanto, corre. La legge 118 del 2022 ha recepito la direttiva Bolkestein con sedici anni di ritardo. Il decreto salva-infrazioni ha spostato l’efficacia delle concessioni al 30 settembre 2027. E il Consiglio di Stato, con la sentenza 3970 del 19 maggio 2026, ha chiarito che quel termine è un limite massimo e non una garanzia di permanenza per chi esce. Il governo ha ottenuto una data e la usa come cuscino.

A Bacoli il regolamento è passato in una seduta, con i verbali pubblici e l’opposizione a braccia conserte. A Roma lo schema di gara è all’ennesima consultazione, che il ministero chiama confronto. La legalità qui costa voti. È l’unica cosa che spiega un consiglio comunale capace di decidere in una sera e un ministero che dal 2022 rimanda la pagina più semplice, quella con scritto come si fa una gara.

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Almeno Cencelli aveva un manuale, questi invece questi hanno solo un padrone

Rimpiangere Massimiliano Cencelli a cinquant’anni suonati, dopo che a venti lo consideravamo il becchino degli ideali, sembra una barzelletta. E invece eccoci qua. È morto sabato pomeriggio a Roma, aveva 90 anni. Nel 1967, funzionario della Democrazia Cristiana, si mise a pesare le correnti e a spartire gli incarichi come le azioni di una società: tanto pesi, tanto prendi. Lottizzazione…

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Primo cantiere Board of Peace, mentre a Gaza si continua a morire

Cento metri per centoventi. Sono le misure del primo cantiere aperto dal Board of Peace nella Striscia di Gaza, un avamposto militare per centocinquanta soldati marocchini che ruoterebbero da una base dentro Israele. Il contratto, ancora da finalizzare, è andato ad Arkel International, società della Louisiana che ha già lavorato per il governo statunitense in Iraq, riferisce il Guardian del 6 agosto.

L’avamposto sorgerebbe dentro il 60 per cento della Striscia che l’esercito israeliano controlla in modo diretto, a un chilometro e mezzo dal confine, e avrebbe una “via di estrazione rapida” in caso di attacco. È la prima tappa di una base da cinquemila uomini. Nei piani visti dal giornale la fase iniziale sono tende, brande, bagni chimici e lavamani, qualificati così: “questo è quanto considereremmo abitabile”.

A gennaio Jared Kushner aveva presentato il piano per la “New Gaza”, una città di torri sul lungomare. Sette mesi dopo il primo contratto edilizio della ricostruzione è una caserma con la via di fuga già disegnata, mentre l’80 per cento degli edifici resta danneggiato o distrutto.

Lo stesso 6 agosto l’Unicef ha diffuso da Amman un altro conto. Almeno 300 bambini uccisi nei 300 giorni dall’annuncio del cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, uno al giorno di media, con le famiglie ridotte a un terzo della superficie fra macerie e rifiuti. «Un cessate il fuoco che lascia in media un bambino morto ogni singolo giorno sta venendo meno alla sua funzione», ha detto il direttore regionale Edouard Beigbeder.

Nelle stesse ore il Consiglio dell’Unione europea ha accolto con favore l’accordo sul “ritiro completo delle forze israeliane da Gaza”. Due giorni prima Benjamin Netanyahu aveva detto in video che le truppe resteranno sulle linee attuali finché Hamas non sarà disarmato. Di abitabile, a Gaza, c’è un accampamento di tende per soldati stranieri con l’uscita di sicurezza già prevista.

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Hanno lavorato benissimo, vacanze meritate

Mercoledì la Camera ha lavorato benissimo. Quattro voti in un giorno e tutti utili: 206 sì per negare alla Procura di Roma le chat di Andrea Delmastro Delle Vedove, a scrutinio segreto; 191 per la fiducia sul decreto giustizia; 181 per chiedere all’Europa di spendere fuori dai conti, con lo 0,9 per cento del Pil per la difesa; 165 a notte fonda per chiudere la pratica. Poi le valigie…

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Caldo, l’Italia insegue: Piano nazionale in ritardo di due anni. Mentre Atene, Parigi e Barcellona hanno già un modello che salva le vite

Quindici milioni e duecentomila euro. Tanto stanzia il decreto-legge 107 del 26 giugno 2026 per sostenere il reddito di chi in Italia lavora sotto il sole, dal 1° luglio al 31 dicembre: 4,9 milioni per edilizia e cave, 10,3 milioni per gli operai agricoli. In fondo al comma c’è la riga che decide tutto, e l’Inps deve applicarla alla lettera, “non accogliendo le domande eccedenti il predetto limite di spesa“.

Esauriti i fondi, la tutela si spegne a metà agosto come una lampadina. L’articolo, non a caso, si intitola “Tutele per la realizzazione di opere infrastrutturali in contesti di emergenza climatica”: il soggetto da proteggere è il cantiere, il corpo di chi ci lavora dentro viene dopo.

Atene ha un algoritmo anti-caldo

Altrove il caldo ha smesso di essere una condizione meteorologica ed è diventato una competenza amministrativa, con un nome, una scrivania e un capitolo di bilancio. Atene ha nominato Eleni Myrivili prima responsabile comunale per il calore nel 2021, e da lì l’hanno chiamata a fare lo stesso mestiere su scala globale per UN-Habitat e la Adrienne Arsht-Rockefeller Foundation. La città ha costruito un algoritmo che incrocia previsioni meteo e mortalità storica e classifica le ondate su tre livelli di pericolo, come si fa con gli uragani: un fenomeno che ha un nome entra nei telegiornali, e ciò che entra nei telegiornali cambia i comportamenti di chi ascolta.

Barcellona conta 400 rifugi anti-caldo

Barcellona ha aperto la sua rete di rifugi climatici nel 2020, con 70 spazi e senza un euro aggiuntivo, riconvertendo quello che già aveva: biblioteche, musei, mercati, piscine. Oggi il Comune ne conta circa 400, tutti ad accesso libero, con una regola scritta sulla temperatura interna – 26 gradi d’estate – e poi sono arrivati i micro-rifugi: farmacie, librerie, negozi di quartiere che offrono una sedia, un bicchiere d’acqua, l’indicazione del rifugio più vicino. L’obiettivo è che entro il 2030 nessun residente stia a più di cinque minuti a piedi da un posto fresco. Cinque minuti, misurati: l’ombra come servizio pubblico, esattamente come l’acqua corrente.

Parigi ha depavimentato i cortili di scuole e asili

Parigi ha scelto i cortili delle scuole, l’unico suolo pubblico disponibile in ogni quartiere di una capitale densa. Dal 2017 ne ha trasformati 203, più cinque asili nido: asfalto rimosso, alberi, punti d’acqua, superfici che assorbono la pioggia invece di respingerla, con il traguardo di 360 cortili entro il 2030.

L’Italia Ha un piano in ritardo di anni…

Un piano nazionale, sulla carta, l’Italia ce l’ha, e non è nemmeno povero di ambizioni. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è stato approvato con il decreto 434 del 21 dicembre 2023, dopo sei anni di gestazione: oltre 300 misure su 18 settori, ondate di calore comprese. Il testo fissava 90 giorni per insediare l’Osservatorio nazionale incaricato di attuarlo.

Il decreto istitutivo è stato firmato il 16 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta il 15 gennaio 2026: 726 giorni per un termine di 90. L’Osservatorio si è riunito la prima volta il 24 febbraio 2026, e appena ieri il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente ha comunicato i nomi degli esperti nei cinque gruppi di lavoro, uno dei quali dovrà individuare le fonti di finanziamento. Perché il Piano, dal primo giorno, i soldi propri non li ha mai avuti. Tre estati, dentro quel vuoto.

Il ritardo dello Stato scarica tutto sui sindaci, e i numeri lo dicono con precisione. Secondo l’ultimo rapporto CittàClima di Legambiente, fra il 2015 e il settembre 2025 si sono contati 811 eventi meteorologici estremi in 136 comuni sopra i 50 mila abitanti, dove vive il 31,5% degli italiani. Di quei comuni, solo il 39,7% si è dotato di un piano o di una strategia di adattamento. Sui rifugi climatici il confronto è impietoso proprio dove le amministrazioni hanno fatto meglio: Milano ha censito 116 spazi freschi, Bologna è passata da sedici a 24. A Barcellona sono quattrocento. Ogni città italiana si arrangia con la propria mappa, il proprio nome, il proprio criterio.

Gli alberi sono un capitolo a parte

Sugli alberi la vicenda merita un capitolo a parte. Il Pnrr stanziava 330 milioni per mettere a dimora 6,6 milioni di alberi nelle 14 città metropolitane. Nella revisione approvata dall’Ecofin l’8 dicembre 2023 la dotazione è scesa a 210 milioni, e il traguardo è diventato 4,5 milioni di “materiali forestali di moltiplicazione”: un seme, contabilmente, vale un albero. Ad aprile 2026 il ministero dell’Ambiente ha annunciato oltre 4,6 milioni di unità messe a dimora, “superando con margine la soglia prevista”. Un obiettivo abbassato di un terzo e riscritto nella definizione: si vince facile, quando si sposta la porta.

Il ministero della Salute ha aggiornato a luglio le linee di indirizzo sulle ondate di calore, ferme al 2019, recependo le indicazioni dell’Oms. È un buon documento, e vale per le 34 città incluse nel progetto. Gli altri settemilaottocentosessanta comuni leggono i bollettini e sperano.

La verità è che adattarsi costa poco e rende invisibile chi lo fa: nessun taglio del nastro, nessuna prima pietra, solo gente che d’estate non muore. Mentre Atene classifica le ondate come uragani, Barcellona misura la distanza dall’ombra in minuti e Parigi conta i cortili scolastici trasformati, in Italia la copertura per chi lavora sotto il sole vale 15,2 milioni fino a dicembre. E quando saranno finiti, l’Inps ha l’ordine scritto di dire di no.

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Ora nel mirino ci sono gli sfollati

Gli abitanti del campo profughi di Qalandiya, fra Gerusalemme est e Ramallah, hanno saputo dell’operazione da un sms e da un volantino. Prima dell’alba del 5 agosto sono arrivati i blindati, entrati anche, riferisce il Governatorato di Gerusalemme, da varchi aperti nel muro di separazione, e poi la preghiera impedita in tutte le moschee del campo, la sede del Comitato popolare perquisita, un cronista aggredito, un uomo investito da un veicolo militare. Otto feriti in ospedale, dice la Mezzaluna Rossa palestinese. Almeno venti arresti, riferisce all’Afp Mohammad Aslan, portavoce del comitato del campo.

Il Cogat, l’organismo militare israeliano che governa i territori occupati, ha annunciato in arabo su Facebook “un’operazione su larga scala” contro “elementi terroristici, infrastrutture terroristiche”. Il campo, si legge, non diventerà “un rifugio sicuro per terroristi e criminali, come non lo permettiamo negli altri campi della Giudea e Samaria”, cioè in Cisgiordania.

Una settimana prima, il 28 luglio, il ministro della Difesa Israel Katz aveva ordinato all’esercito di prepararsi a prendere un campo profughi e a espellerne i residenti, sul modello di Jenin, Tulkarem e Nur Shams. Da quei tre campi, riferisce l’Unrwa, oltre 33.000 persone sono fuori casa dal gennaio 2025. Ocha la chiama la più lunga e vasta crisi di sfollamento in Cisgiordania dal 1967.

A ridosso di Qalandiya c’è l’ex aeroporto di Atarot, dove dal 2023 avanza un piano israeliano per novemila alloggi di colonia. Gli abitanti temono uno sgombero che prepari il cantiere, e da parte israeliana non è arrivata parola ufficiale. A Roma, intanto, la relazione annuale del Copasir trasmessa al Parlamento il 5 agosto archivia la questione palestinese come “un potente catalizzatore dell’attivismo antagonista”.

L’ordine di prendere un campo e di svuotarlo è scritto dal 28 luglio. Il nome del campo ancora manca.

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Camere in ferie, dopo aver sbrigato le priorità della maggioranza: da Delmastro al riarmo. Quelle del Paese invece possono attendere

Si capisce che cosa conta davvero per una maggioranza guardando l’ultimo giorno prima delle ferie. Che per inciso, per le Camere, iniziano domani (e si protrarranno fino al 9 settembre): si porta a casa quello che premeva, e tutto il resto si lascia sul tavolo fino alla ripresa dei lavori.

Le priorità prima delle ferie

Ma che cosa premeva Mercoledì 5 agosto, aula della Camera. Prima il diniego alla Procura di Roma sulle chat tra Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia, e Mauro Caroccia, il ristoratore romano condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni perché ritenuto prestanome del clan Senese: 206 sì e 133 no, a scrutinio segreto.

Poi la fiducia sul decreto giustizia e immigrazione, 191 sì. Quindi la risoluzione sulla clausola di salvaguardia (per riarmo ed energia), 181 sì. Tre voti in un pomeriggio: uno per coprire un deputato, uno per blindare un decreto, uno per chiedere all’Europa di spendere di più fuori sforando i parametri Ue.

Al Senato, il presidente Ignazio La Russa ha congedato l’aula così: «Credo che vi meritiate tutti indistintamente un po’ di vacanza perché nel bene e nel male abbiamo faticato».

Legge elettorale

Intanto lo Stabilicum riposa in commissione Affari costituzionali del Senato. Approvato alla Camera il 16 luglio con 217 sì, promette settanta seggi in più a Montecitorio e trentacinque a Palazzo Madama a chi supera il 42 per cento, con le liste bloccate.

L’emendamento sulle preferenze è caduto per un voto solo, ma c’è un’intesa almeno sulla carta per riproporlo in altra formulazione. Si riprende a settembre, e il tempo lo troveranno.

Poi c’è il Paese. Il ministero della Salute ha messo il livello 3 su tutte e ventisette le città che sorveglia, e quest’anno non era mai successo. Livello 3 vuol dire emergenza anche per le persone sane e attive, non soltanto per gli anziani e i bambini. Eppure per chi lavora sotto la canicola una soglia nazionale non esiste: ci sono le ordinanze delle Regioni e i messaggi dell’Inps sulla cassa integrazione. Insomma, lo Stato ha appaltato il termometro ai governatori. Anzi, ai governatori e a un modulo.

Benzina… sul fuoco

Nelle carceri il termometro lo conosciamo bene. Antigone ha diffuso il rapporto di metà anno proprio il 5 agosto, mentre i banchi si svuotavano: 64.741 persone detenute per 46.343 posti davvero disponibili, affollamento reale al 139,7 per cento, 38 suicidi nei primi sette mesi dell’anno, e celle che secondo Antigone superano i 40 gradi. E la benzina La benzina si paga e basta.

Il taglio di 17 centesimi vale solo sul gasolio, è costato ben 125 milioni per dieci giorni, e il 4 agosto il Consiglio dei ministri l’ha prorogato fino al 25 con l’ennesimo decreto. Quel giorno il gasolio stava a 2,100 euro al litro e la benzina a 1,999. Il giorno dopo, in aula, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti spiegava che dalla flessibilità europea sull’energia restano fuori proprio le accise e i sussidi, mentre per la difesa si farà uno scostamento di bilancio allo 0,9 per cento (circa 20 miliardi, senza contre i 14,9 che ballano dal fondo Safe).

Per le armi una percentuale del Pil, per il pieno una proroga di venti giorni. E i salari, già che ci siamo: secondo l’Ocse a inizio 2026 le retribuzioni reali italiane stavano ancora sotto del 6,1 per cento rispetto al 2021.

A Camere spente

Del resto le Camere servono sempre meno. In questa legislatura sono stati emanati 137 decreti legge, quasi tre al mese, e delle 354 leggi approvate 264 le ha scritte il governo: il 74,58 per cento. Sei decreti restano in conversione con le aule chiuse, e quello sui prezzi petroliferi, nato il 4 agosto, un disegno di legge di conversione non ce l’ha ancora. Il conto dei sessanta giorni corre lo stesso.

A settembre arriveranno tutti insieme, impacchettati con la fiducia, e i deputati alzeranno la mano su testi che non hanno scritto: alla Camera le assenze viaggiano già al 33,5 per cento. Il Senato riaprirà per qualche minuto, alle tredici, il tempo di annunciare che è arrivato un altro decreto del governo, e poi spegnerà le luci fino al 9 settembre. Trentaquattro giorni, secondo i calcoli di Pagella Politica.

Il caldo non ne fa nemmeno uno, le prigioni sovraffollate neppure, il serbatoio si svuota anche a Ferragosto: chiude soltanto il posto in cui di tutto questo si sarebbe potuto discutere, e chi ci lavora se l’è pure meritato, dice. Punto e a capo.

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Le chat in cassaforte e Borsellino nei comizi

206 sì e 133 no, a scrutinio segreto: la Camera ha negato ai pm di Roma le chat fra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, per gli inquirenti il prestanome del clan Senese in un’indagine per riciclaggio e intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa. E le hanno negate senza leggerle, perché il cd spedito dai magistrati stava sotto chiave e la giunta, 7 a 6, aveva deciso il giorno prima che nessuno…

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La bozza di pace stracciata in 24 ore

«Ci hanno inviato una bozza, non eravamo d’accordo. Non era la nostra bozza.» Benjamin Netanyahu lo ha detto in un video del 4 agosto, e il testo che disconosce è quello statunitense sul disarmo di Hamas, annunciato da Donald Trump come sblocco della tregua di ottobre. Le forze israeliane resteranno sulle linee attuali finché il disarmo non sarà completo, ha aggiunto. Quelle linee coprono circa il 60 per cento della Striscia, secondo l’Associated Press.

Il giorno prima Nikolay Mladenov, alto rappresentante per Gaza del Board of Peace, gli aveva chiesto di fermare i raid, secondo due persone informate citate dall’agenzia. La risposta è arrivata in ventiquattro ore, ed è una condizione sospensiva: prima le armi, poi il ritiro. Dal cessate il fuoco di ottobre l’agenzia conta 1.252 palestinesi uccisi, dato del ministero della Salute di Gaza, e cinque soldati israeliani caduti.

Il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che Israele deve porre fine alla propria presenza illegale nei Territori palestinesi occupati “il più rapidamente possibile”. Nel parere quell’obbligo arriva senza condizioni. Nel video del 4 agosto ne ha una, e la deve soddisfare qualcun altro.

Nelle stesse ore la Farnesina diffondeva la nota del colloquio fra Antonio Tajani e Hakan Fidan. Il ministro italiano “ha sottolineato come sia ora essenziale che entrambe le parti approvino formalmente il percorso concordato”, compreso il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione “a seguito del ritiro israeliano”. La nota indica poi il ruolo di Ankara “nell’incoraggiare Hamas a rispettare gli impegni”.

Entrambe le parti, scrive la Farnesina. Poi il documento ne incoraggia una sola, e non è quella che ha appena disconosciuto la bozza.

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