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Politica

I temi e le news della politica in Lombardia e in Italia. L’attività politica di Giulio Cavalli in consiglio regionale della Lombardia.

Europa in fiamme, nel 2025 un incendio su tre è divampato in Italia: nel nostro paese 94mila ettari di territorio in fumo

Un incendio europeo su tre, nel 2025, è divampato in Italia. Nel continente i roghi censiti sono stati 4.730 per 904.900 ettari percorsi. Quelli italiani ne hanno bruciati 94.456, il 10,4% della superficie europea andata in fumo. Il conto è di Openpolis, sui dati Effis-Miir per la rete Edjnet, uscito martedì. Il 99,2% degli incendi italiani è rimasto sotto i mille ettari, fuochi piccoli e ripetuti, e la Coldiretti stima fino al 60% la quota di origine dolosa.

In Italia un incendio Ue su tre

La mappa è precisa: il 53,5% della superficie percorsa dal fuoco in Italia nel 2025 ricadeva in Sicilia, con Agrigento a 18.610 ettari e Caltanissetta a 11.392. Il 39,3% dell’area bruciata, 37.082 ettari, era terreno agricolo, e il 28% stava dentro un sito Natura2000. Sull’intero decennio 2015-2025 l’Italia guida la classifica continentale con oltre 259mila ettari, un primato che qui nessuno rivendica e nessuno discute.

A Parigi è una legge, qui una raccomandazione

La Francia ha risposto con un testo di legge. La loi 2023-580 del 10 luglio 2023, otto titoli e 69 articoli, impone una strategia nazionale e irrigidisce gli obblighi di decespugliamento attorno alle case. Dal 2025 chi vende o affitta un immobile in zona esposta deve informarne acquirenti e inquilini. E il 7 febbraio 2024 l’Assemblée nationale ha aperto una missione parlamentare di controllo sull’attuazione.

Laggiù il sistema arranca lo stesso: il decreto di annullamento del 21 febbraio 2024 ha tolto 52,8 milioni alla sicurezza civile e ha fatto saltare l’ordine di due Canadair. Il Sénat, sul bilancio 2026, iscrive 994,9 milioni di impegni e 209 milioni per due velivoli attesi verso il 2033. Solo che quel fallimento ha un numero di pagina, un relatore e un voto. In Spagna il 23 luglio il ministero dell’Interno ha dichiarato l’emergenza di interesse nazionale per Madrid e la provincia di Ávila, e il patto di Stato sul clima proposto da Pedro Sánchez a settembre 2025 resta il terreno dello scontro con il Partito popolare. Materia parlamentare, insomma.

Il catasto che nessuno aggiorna

Lo strumento italiano esiste dal 2000. L’articolo 10 della legge 353 obbliga ogni Comune a censire le aree percorse dal fuoco e a inchiodarle per quindici anni alla destinazione precedente, dieci senza edificabilità. Il decreto legge 120/2021, convertito nella legge 155 dell’8 novembre 2021, ha ampliato le sanzioni per gli enti inadempienti. E ha consegnato alle Regioni il potere sostitutivo, fino al commissario ad acta: è la sola norma che toglie profitto a chi appicca.

Poi c’è l’applicazione. Il Piano regionale antincendi 2026 della Calabria, approvato il 22 aprile con delibera 185, lo scrive proprio lì, a pagina 117: “Ad oggi, solo 67 comuni suddivisi nelle 5 province possiede un catasto incendi aggiornato”. I comuni calabresi sono 404. Nella nota che presentava il piano l’assessore regionale all’Agricoltura garantiva che “gli incendi si combattono prima che inizino”. Tre mesi dopo il versante calabrese del Pollino ha perso circa 900 ettari, seicento nel solo comune di Morano Calabro.

Lo Stato, intanto, ha scelto il codice penale: l’articolo 423-bis punisce l’incendio boschivo doloso con la reclusione da sei a dieci anni, minimo alzato da quattro nel 2023. Sulla prevenzione, l’8 giugno il ministero per la Protezione civile ha diffuso alle Regioni un documento di raccomandazioni. Campagna dal 15 giugno al 15 ottobre, flotta di Stato a 15 Canadair e 4 elicotteri nel periodo di massima attenzione, fra il 1° luglio e il 5 settembre. Raccomandazioni, appunto.

Il calendario, del resto, ha smesso di reggere. Legambiente ha contato 469 roghi e 9.545 ettari fra il 1° gennaio e il 15 giugno 2026, il 36,3% in più dell’anno prima, prima ancora che la campagna aprisse. Sabato due Canadair italiani sono decollati da Ciampino verso la Spagna, dove il fuoco è ormai una voce di bilancio. È l’unica esportazione che ci riesce bene.

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Convoca l’Europa contro Sánchez, torna con le condoglianze

Chi apparecchia un processo europeo dovrebbe prima assicurarsi di non finirci lui, sul banco degli imputati. Giorgia Meloni aveva alzato la voce contro Pedro Sánchez: Schengen sospesa con la Spagna, lettera scritta con Mette Frederiksen e firmata da 22 capi di governo, “non arretreremo di un millimetro”. Martedì i ministri dell’Interno dei 27 si sono collegati e hanno prodotto una cosa sola…

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Scavare 136 ore a mani nude, con 40 bambini sotto le macerie

Centotrentasei ore di scavo, per lo più a mani nude, per centododici corpi. È il conto della Protezione civile di Gaza per l’operazione chiusa sabato 1° agosto a Sabra, quartiere a sud di Gaza City: quaranta bambini, sette persone con disabilità. Sotto le stesse macerie restano centocinquantasette persone che le squadre non hanno raggiunto, dice il colonnello Mohammed Abu Dan. Secondo l’Associated Press erano parte degli oltre trecento uccisi il 22 novembre 2023, quando l’aviazione israeliana rase al suolo l’isolato. Il funerale collettivo era fissato per martedì 4 agosto.

A mani nude è una descrizione tecnica. L’Ufficio Onu per gli affari umanitari ha registrato il 1 maggio il crollo della rimozione dei detriti, da venticinquemila a cinquemila tonnellate al giorno, per macchinari fermi e ricambi bloccati all’ingresso. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha detto al Guardian che le richieste di far entrare escavatori sono state respinte. Chi ha prodotto le macerie tiene la chiave dei mezzi che potrebbero sollevarle.

Martedì il Board of Peace ha messo per iscritto che “il ritiro delle Forze di difesa israeliane oltre la Linea gialla avverrà solo al termine del disarmo”, e le macerie di Sabra restano così dentro un’area sotto controllo militare per un tempo che nessuno ha fissato.

L’Italia ha un inviato speciale per la ricostruzione di Gaza, l’ambasciatore Bruno Archi, e un piano nazionale su sanità, istruzione e sicurezza alimentare. La prima operazione di ricostruzione possibile si fa con le mani.

«Per più di due anni e mezzo migliaia di famiglie a Gaza hanno vissuto nel dolore e nell’incertezza», dice Amani Al Naouq, portavoce della Croce Rossa nella Striscia. Nel gennaio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha ordinato a Israele di prevenire atti di genocidio. Due anni dopo, restituire un corpo alla sua famiglia dipende da un permesso di transito per un escavatore.

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“Al di là della provenienza”, scrive il sindaco

Ventitré città su ventisette in bollino rosso, domenica. Livello 3, che il ministero della Salute dà come pericoloso anche per chi è sano e allenato. Nei campi di Stagno Lombardo, intanto, un ragazzo di 19 anni raccoglieva pomodori piegato in due, ed è morto in serata all’ospedale di Cremona. Assunto regolarmente, come i colleghi. A ventiquattro ore le cronache lo chiamano ancora così…

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Roma capitale di pace, con vista dal Board of Peace

Dietro il padiglione ambulatoriale dell’ospedale dei Martiri di Al Aqsa, a Deir al Balah, c’era il magazzino dei farmaci del reparto di nefrologia. Prima dell’alba del 1 agosto un attacco aereo israeliano lo ha raso al suolo. Munir al Bursh, direttore generale del ministero della Salute di Gaza, ha riferito ad Anadolu che il colpo è arrivato dopo preavviso. Due depositi su quattro distrutti del tutto, gli altri due danneggiati, le tende degli sfollati accanto in fiamme.

Al Bursh ha dato le proporzioni del resto: 51 per cento di carenza sui farmaci essenziali, 59 sui materiali di consumo, 22,5 per cento delle apparecchiature di laboratorio ferme. L’esercito israeliano ha detto ore dopo di aver colpito un nascondiglio di Hamas vicino all’ospedale. Già nell’ottobre 2024 la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite parlava di una politica concertata di distruzione del sistema sanitario di Gaza e di crimine contro l’umanità di sterminio.

Il 2 agosto Nickolay Mladenov, inviato del Board of Peace, ha scritto su X che gli attacchi degli ultimi due giorni «hanno ucciso civili e distrutto forniture mediche da cui la popolazione dipende». È l’organismo nato dal piano di Donald Trump a mettere agli atti la violazione, tre giorni dopo l’annuncio dell’accordo sul disarmo. Nelle stesse ore Eli Cohen, ministro dell’Energia e membro del gabinetto di sicurezza, diceva a Radio Idf che nessun accordo per fermare gli attacchi esiste e che in gabinetto non se ne discute da 72 ore. Dal cessate il fuoco i morti sono 1.230, secondo fonti mediche citate da Wafa.

Oggi la Farnesina ospita il round negoziale fra Israele e Libano. Antonio Tajani ha chiamato Roma «capitale di pace» e ha precisato a Repubblica che nel Board of Peace l’Italia è «solo osservatore». Osserva un organismo il cui inviato deplora ciò che il governo italiano evita di nominare. A Deir al Balah il preavviso è arrivato puntuale. Dentro c’erano le medicine.

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«Il camerata» si può dire, «il fascista» no

Nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio a Bologna, il 9 luglio, Ignazio La Russa ha commemorato Marcello Bignami, dirigente dell’Msi, e l’ha chiamato «il camerata Marcello». Poi ha chiesto: «Lo posso dire?». Ventiquattro giorni dopo, nello stesso palazzo, si contavano le 85 persone ammazzate alla stazione e il governo mandava un sottosegretario. Giorgia Meloni ha spedito una nota dove la…

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La frontiera che il governo vuole chiudere non esiste

Sospendere Schengen con la Spagna. Detto così sembra una misura. Solo che con la Spagna non abbiamo un metro di frontiera, quindi i controlli cadrebbero su aerei e traghetti, cioè sulle file dei nostri turisti al ritorno da Barcellona. Giorgia Meloni promette “strumenti straordinari”, Antonio Tajani si accoda, Madrid convoca l’ambasciatore.

Lo strumento straordinario, poi, ha i tempi di una raccomandata: l’articolo 25 del Codice frontiere pretende una minaccia grave per l’ordine pubblico, la notifica a Bruxelles e agli altri Stati, quattro settimane di preavviso. Nessuno chiude niente in una serata, e chi lo ha annunciato lo sa.

Soprattutto sbarrerebbe una porta chiusa da trentacinque anni. Dalla dichiarazione allegata all’adesione spagnola del 1991, chi parte da Ceuta e da Melilla verso l’Europa viene fermato e identificato come se uscisse da fuori Schengen. Tajani intanto scrive che Madrid ha dato “la cittadinanza spagnola, quindi europea” a mezzo milione di irregolari. Ma in realtà si tratta di un permesso di soggiorno annuale.

Una noticina ai competenti, colleghi e parlamentari compresi, che da due giorni sbagliano la parola: Ceuta è un’exclave, non un’enclave. L’enclave è il territorio visto da chi lo circonda, cioè dal Marocco, che poi non lo circonda del tutto: sul quarto lato c’è il mare. Da lì sono arrivati a nuoto, e lì ne sono annegati una sessantina in un giorno.

E se il criterio è il suo, il primo Paese da sospendere siamo noi: nel 2025 in Spagna sono entrate irregolarmente 36.775 persone, sulla rotta che porta in Italia 66.328. Anzi, senza Schengen la prima a piangere sarebbe Meloni, che campa sul fatto che poi qualcuno se ne vada verso nord. Solo che a destra Marine Le Pen twittava già dalla mattina, e allora si va a rimorchio.

Intanto, mercoledì sera, Carlo Nordio ha spedito alla Procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale su Almasri, sette giorni dopo che la Consulta, sentenza 143, aveva stabilito che quelle carte andavano trasmesse subito.

Quattro settimane di preavviso per chiudere una frontiera che non c’è. Settantanove settimane per portare un fascicolo dall’altra parte di Roma. Strumenti straordinari, li chiamano.

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Ucraina, la mafia punta ai droni utilizzati nella guerra con la Russia. E l’Europa non sa dire quante armi ha spedito

780.465. Sono le armi perse o rubate in Ucraina dal 2022 nel registro del ministero degli Interni di Kiev, ripreso da Il Fatto Quotidiano: 149mila nei primi cinque mesi del 2026. Su quella cifra martedì si è aperta l’audizione di Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo, in Commissione antimafia. «Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci», ha detto ai commissari. Cosa nostra, ha aggiunto, prova a ricostituire «un arsenale di qualità».

Il precedente è di tre settimane fa. Il 13 luglio i carabinieri hanno fermato 22 persone del mandamento San Lorenzo-Tommaso Natale, la banda dei kalashnikov che taglieggiava i negozi di Mondello. I fucili arrivavano dalla Puglia, di origine balcanica, per mediazione di Salvatore Verga, che comandava dal carcere di Trani. Secondo Il Fatto Quotidiano trattava anche un drone lanciamine, finché gli investigatori hanno chiuso la trattativa.

L’avvertimento del 2022

Qualcuno ci aveva avvisati. A maggio 2022, novanta giorni dopo l’invasione, Nicola Gratteri ricordava a La7 che dopo la guerra nell’ex Jugoslavia la ‘ndrangheta comprava kalashnikov e bazooka a 750 euro. Una settimana dopo, sempre lui, aggiungeva che il problema andava affrontato «adesso» e che «forse è già tardi».

Quattro anni dopo gli atti europei lo ripetono in lingua amministrativa. L’Eu-Socta 2025 di Europol, del 18 marzo 2025, mette il traffico di armi fra le minacce principali e chiude così: “le armi disponibili nell’Ucraina del dopoguerra aggraveranno ulteriormente questa minaccia”. A febbraio la Commissione europea ha proposto una direttiva contro quel traffico, e la valutazione d’impatto prevede che la disponibilità di armi illegali aumenti “una volta concluso o stabilizzato il conflitto in Ucraina”. Solo che i dati armonizzati mancano, e il fenomeno sfugge a ogni misura precisa.

Il collo di bottiglia si chiama riservatezza

Quel vuoto ha una data e un verbale. Il 14 febbraio 2025 la Dg Home e il punto focale olandese sulle armi da fuoco hanno portato le slide al gruppo di lavoro del Consiglio dell’Ue sull’export di armi. Alla voce ostacoli il primo punto è la riservatezza sull’export verso Kiev, il secondo è “l’interesse politico”. L’ultima slide è una previsione asciutta: le armi finiranno alla criminalità organizzata, e bisogna prepararsi.

L’Italia sta proprio lì dove il meccanismo si vede meglio. Dal 2022 Roma ha spedito dodici pacchetti militari a Kiev, tutti secretati. L’elenco è un allegato classificato dello Stato maggiore della difesa, il Copasir riceve l’informativa e resta vincolato al segreto, le Camere votano la proroga senza leggere la lista. Gli Stati che dovrebbero fornire i numeri di matricola sono esattamente quelli che li tengono classificati.

Per questo conviene fermarsi sulla parte che smonta la vulgata di Mosca. Il Small Arms Survey, nel rapporto Weapons Compass di dicembre 2025, ha analizzato 2.587 sequestri ucraini del 2023-2024. Le granate sequestrate salgono da 4.043 nel triennio prima dell’invasione a 10.311, più 155%. Solo che delle 4.129 granate identificate per modello appena 437, l’11%, erano occidentali. Manca la prova di una diversione sistematica delle forniture atlantiche. A disperdersi è l’arsenale sovietico e quello raccolto sul campo, che resta comunque senza anagrafe.

Intanto la contabilità cresce dall’altro lato. Nel 2025 la spesa militare mondiale ha toccato 2.887 miliardi di dollaris econdo il Sipri: l’Europa a 864 miliardi, più 14%, l’Italia su di circa il 20%. Lo stesso anno l’Uppsala Conflict Data Program ha contato 65 conflitti armati statali, record dal 1946. Si finanzia la fabbrica e si risparmia sul registro. Poi un procuratore spiega che a Palermo cercano un drone che sgancia mine, e la risposta restano 780.465 pezzi dispersi in un registro che l’Europa legge sui giornali.

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Legge elettorale, il Quirinale è il vero premio (di maggioranza) del 2027. Intanto Mattarella ricorda quali poteri gli spettano a chi punta ad ereditarli

Una nota di poche righe, battuta dalle agenzie il 16 luglio, dice più di qualunque retroscena. Il Quirinale comunica che Sergio Mattarella ha ricevuto il ministro della Giustizia Carlo Nordio per puntualizzare “i limiti delle attribuzioni del ministro” sulla grazia, con richiamo alla sentenza 200 del 2006 della Consulta. Un capo dello Stato che deve ricordare a un ministro il perimetro della Costituzione è un capo dello Stato lasciato solo a presidiarlo.

Il 15 luglio la Cassazione ha reso definitiva la condanna di Mario Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour, a 14 anni e 9 mesi per i due rapinatori uccisi in fuga nell’aprile 2021. Nelle stesse ore Nordio apriva l’istruttoria e Giorgia Meloni rivendicava l’impulso: «gli ho detto io di andare avanti». Matteo Salvini saliva due giorni di fila al carcere di Bollate. Al Ventaglio, ieri mattina, Mattarella ha risposto per allusione: piegare le regole ai comportamenti individuali significa decidere «l’abdicazione dello Stato». Il monito arriva a una maggioranza impegnata a fare esattamente l’opposto.

Obiettivo Quirinale

Il discorso del Presidente dell’altro ieri è un inventario di solitudini. Mattarella ha chiesto ai partiti di mettere l’astensionismo davanti a tutto. Ha giudicato inammissibile l’assalto ai cantieri della Torino-Lione del 25 luglio, oltre 120 feriti tra le forze dell’ordine. Ha chiesto di sbloccare la Commissione di vigilanza Rai, azzerata il 2 luglio dalle dimissioni in blocco. Lettera43 lo riassume in una formula esatta: “Così super partes da essere solo”. Del resto è solitudine aritmetica: da Oscar Luigi Scalfaro in avanti il Colle è stato la garanzia che il centrosinistra offriva e la destra tollerava. Quella tolleranza è scaduta.

Le mosse sono due e corrono insieme. La prima è l’assedio: nel novembre 2025 il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami chiese conto al consigliere Francesco Saverio Garofani di frasi riportate dalla Verità. Il Colle replicò che l’attacco sconfinava nel ridicolo. La seconda è la scalata: il 29 giugno, su Rete 4, Meloni ha evocato il superamento di «questo altro grande tabù». Il 26 luglio, a Viareggio, Ignazio La Russa ha pronosticato la premier al Quirinale «non questa volta, ma la prossima».

L’aritmetica del 2027

Il settennato scade il 3 febbraio 2029 e a scegliere il successore sarà il Parlamento uscito dalle politiche del 2027. La legge elettorale diventa così una legge quirinalizia. Lo Stabilicum, approvato dalla Camera a metà luglio con 217 voti contro 152, dà alla coalizione sopra il 42% un premio di 70 deputati e 35 senatori, tetto a 220 e 113 eletti. Fanno 333grandi elettori su un collegio di 600 parlamentari più 58 delegati regionali. E dal quarto scrutinio, dice l’articolo 83, basta la maggioranza assoluta. Il conto torna da solo.

Poi ci sono i litigi dentro il perimetro. Fratelli d’Italia coltiva profili istituzionali: Alfredo Mantovano e Raffaele Fitto, col mandato europeo in scadenza proprio nel 2029. Forza Italia lavora per Antonio Tajani, la Lega indica Lorenzo Fontana e Roberto Calderoli. Intanto Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha scavalcato la Lega nella Supermedia YouTrend/Agi del 9 luglio, 6,2% contro 5,8%. E per Nando Pagnoncelli quell’alleanza costerebbe alla coalizione oltre due punti, dal 47,9% al 45,4%. Chi perde per un voto, 188 a 187, un emendamento sulle preferenze porta allo scrutinio segreto del Colle con i franchi tiratori già in servizio.

Il 22 e 23 marzo gli elettori hanno affossato la riforma costituzionale della giustizia, No oltre il 53% e affluenza al 58,93%. La riscrittura della Carta si è chiusa lì. Resta l’elezione, che si vince contando le teste e si gioca l’anno prossimo. Per questo la nota del 16 luglio pesa più di un discorso: un presidente costretto a mettere per iscritto quali poteri gli spettano li sta già difendendo da chi conta di ereditarli.

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Bardawil, il lago requisito dai militari di Al Sisi: i pescatori sotto la giurisdizione militare, l’Europa chiude un occhio e paga

A pescare nel lago Bardawil, nel nord del Sinai, serve il permesso di un’agenzia che risponde all’Aeronautica militare egiziana. Si chiama Autorità Futuro dell’Egitto per lo sviluppo sostenibile, e ha in carico il lago dal novembre 2024. Da allora decide chi entra in acqua, con quale rete e a quale prezzo consegna il pescato. Il rapporto “Fishing Under Military Order”, uscito a luglio 2026, mette in fila 28 interviste raccolte fra dicembre 2025 e marzo 2026 e i fascicoli dei processi. Lo firmano EgyptWide, la Sinai Foundation for Human Rights e l’Egyptian Front for Human Rights. Il lavoro grosso l’aveva fatto il decreto presidenziale 294 del 2019, che classifica i grandi laghi come aree adiacenti ai confini e li affida ai tribunali militari. I pescatori restano civili, i loro giudici no.

Bardawil: il pesce, il prezzo, la multa

Da novembre 2024 le barche che rientrano all’attracco consegnano agli agenti dell’Autorità fra il 70 e il 100 per cento del pescato. Il prezzo lo fissa chi ritira: l’orata a 100 sterline egiziane quando sul mercato ne vale 250, la cernia a 300 contro 850. Poi l’Autorità rivende, e il margine resta dentro il perimetro militare.

Le licenze seguono la stessa curva. Con la vecchia amministrazione civile costavano 130 sterline l’anno, oggi 300 ogni tre mesi. Le sanzioni amministrative sono passate da qualche centinaio di sterline a cifre fra 20mila e 60mila. Una barca che deriva verso la bocca del lago per la marea costa più di quanto renda una stagione. Intanto la produzione dichiarata scende, da 20-25 tonnellate al giorno a 10-13. Lo sviluppo, insomma, ha una direzione sola.

Dal lago al tribunale militare

Il 6 e 7 gennaio 2025 la polizia militare dell’agenzia ha arrestato cinque pescatori. Accusa: pesca in periodo proibito dentro un’area militare. Il 19 febbraio un tribunale militare li ha condannati a un anno di carcere e 50mila sterline di multa ciascuno, come hanno documentato Amnesty International e la Sinai Foundation. Alle difese è stato negato il controinterrogatorio dei testimoni dell’accusa, e due udienze si sono tenute senza gli imputati. Il rapporto conta almeno 13pescatori detenuti o processati a Ismailia. E l’agenzia che li denuncia è la stessa che compra il loro pesce.

A maggio 2025 i pescatori hanno provato lo sciopero. L’amministrazione ha chiuso il lago, poi ha fatto circolare le liste dei sospesi: una cinquantina di licenze revocate in via definitiva, comprese quelle di chi allo sciopero era estraneo. La trattativa, quando è stata concessa, si teneva a El-Dabaa, a centinaia di chilometri dalle case. Un negoziato costruito perché fallisse.

Il conto che paga l’Europa

Il lago è un dettaglio dentro un sistema. Il rapporto annuale 2026 di Amnesty conta circa 6.000 persone rinviate ai circuiti speciali per il terrorismo in nove mesi, molte per il solo esercizio di diritti fondamentali. Human Rights Watch, alla vigilia del primo vertice Ue-Egitto dell’ottobre 2025, ha scritto che sparizioni forzate, torture ed esecuzioni extragiudiziali proseguono in un contesto di impunità quasi totale.

Bruxelles, da parte sua, ha alzato la posta. 7,4 miliardi di euro nel pacchetto firmato al Cairo il 17 marzo 2024, 5 miliardi di assistenza macrofinanziaria, gli ultimi 4 a giugno 2025. E due tranche da 20 milioni, novembre 2024 e 8 giugno 2026, versate alle Forze armate egiziane attraverso lo Strumento europeo per la pace. Le stesse che amministrano il lago.

Roma lo sa già

Al vertice del Cairo c’era Giorgia Meloni, che lo definì storico e ci agganciò il Piano Mattei. L’Italia resta il fornitore militare di riferimento. Fra il 2013 e il 2020 sono state autorizzate vendite di armamenti all’Egitto per 2 miliardi e 33 milioni di euro, il 92 per cento concentrato nel biennio 2019-2020, secondo l’elaborazione di Weapon Watch sulle relazioni governative. Le due fregate Fremm cedute dall’Italia valgono da sole circa 1,2 miliardi.

E il 28 settembre la prima Corte d’assise di Roma leggerà la sentenza sull’omicidio di Giulio Regeni, sparito al Cairo il 25 gennaio 2016. Quattro ufficiali della National Security Agency sono giudicati in contumacia: gli indirizzi il Cairo si è sempre rifiutato di darli. La procura ha chiesto l’ergastolo per uno di loro e 17 anni e sei mesi per gli altri tre.

Poi c’è il capitolo di casa nostra. Il 26 novembre 2025 il ministero dell’Interno ha dato il via libera all’espulsione verso l’Egitto di Mohamed Shahin, imam a Torino da oltre vent’anni e oppositore del regime. A fine dicembre la Corte d’appello di Caltanissetta ha negato il rimpatrio, indicando un rischio concreto per la sua vita. A marzo 2026 la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato. I giudici italiani hanno messo agli atti quello che il governo evita di pronunciare: in Egitto un oppositore ci lascia la pelle.

Il pesce del Bardawil, intanto, viaggia verso le tavole europee. Dopo oltre tre anni di stop, e una missione ispettiva, l’Unione ha riaperto nel 2024 il mercato al pescato egiziano. Nell’aprile 2026 il Cairo ha ottenuto il primo via libera anche per l’acquacoltura. Le ispezioni misurano la tracciabilità sanitaria. Su chi lo pesca, e a quali condizioni, l’ispezione manca.

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