Politica

I temi e le news della politica in Lombardia e in Italia. L’attività politica di Giulio Cavalli in consiglio regionale della Lombardia.

Che fine ha fatto Prosperini?

«Ecco, sappiate che non desidero che vada più niente in onda se non c’è la mia presentazione… perché a ottobre si vota e… l’opportunità sono io che la giudico, e dico che è opportuno che il dottore (Prosperini parla di se stesso, ndr) ci sia sempre… se noi adesso facciamo una cosa, è per la campagna elettorale… non per far vedere la cosa bella!».  P.G. Prosperini

Sul suo sito malinconicamente languono le sue ultime crociate politiche: raccolte firme per il crocifisso, la castrazione e il fiore all’occhiello di quell’articolo 52 bis da inserire nel codice penale perchè “La difesa legittima in luoghi privati e loro pertinenze adibiti ad abitazioni ed esercizi pubblici deve essere considerata sempre possibile indipendentemente dai metodi, dalla condotta e dai mezzi usati da colui che pone in essere la necessità di difendersi.: i resti (deliranti) dell’attività politica di un Ras in salsa padana.

Che Pier Gianni Prosperini abbia ricevuto da Babbo Natale un bel paio di manette accusato di corruzione e turbativa d´asta (oltre ad altre amene irregolarità come l’avere fatto pagare agli elettori lombardi i manifesti elettorali dell’onorevole La Russa) è fatto arcinoto. Forse si sa un po’ meno che l’assessore Prosperini è stato sostituito dalla deputata Pdl – e oggi neoconsigliere regionale lombardo- Paola Frassinetti, avvocato genovese di 53 anni, che si è subito messa in luce chiedendo l’istituzione di un albo nazionale per le associazioni autorizzate a parlare nelle scuole della tragedia delle foibe per evitare che «come purtroppo è già successo in passato, negli istituti a parlare del dramma dei confini orientali vadano associazioni comuniste che, avvalorando tesi riduzioniste, arrivino al paradosso di cercare di dar ragione agli aguzzini anziché alle vittime». Ma non è questo il punto.

Pier Gianni Prosperini è stato assessore in Regione Lombardia e quindi uomo di fiducia di Roberto Formigoni: quello stesso Formigoni che oggi si ripresenta con il sorriso al borotalco sui manifesti per l’ennesimo mandato elettorale di un sultanato lombardo che ha superato i tempi fisici del “mandato” per sfociare in “un’epoca” di governo, coccolato da Comunione e Liberazione e il suo ramo confindustriale Compagnia delle Opere. La decisione di un arresto cautelare non può (e non deve) essere un timbro di colpevolezza assodata; certo pone degli interrogativi che sono almeno politici. Mentre Formigoni e le truppe pidielline colgono la palla al balzo per la solita accusa di giustizia ad orologeria, mentre il centro destra si interroga se sia il caso o no di permettere la candidatura all’ex assessore, rimane di fondo una domanda: qualcuno si è accorto che oggi, come nel 1992, c’è in carcere un assessore accusato di quegli stessi reati dei bei tempi craxiani? E’ possibile che l’esercizio lombardo alla distrazione sia riuscito a non chiedere risposte (o almeno opinioni) politiche al sempreverde Formigoni? Lui dirà: tocca alla magistratura dare risposte. Quella magistratura che però secondo la sua stessa tesi non è credibile perchè politicizzata.

E così ricomincia il gioco sadico di del Lombardismo: accuse, spot (strapagati con soldi e ombre), propagandismo e sempre nessuna presa di responsabilità  politica. Alle solite.

Intanto Prosperini è stato “licenziato” (come nei partiti azienda che si rispettino) da una nota di Palazzo Chigi del 21 gennaio scorso. Formigoni l’ha ufficialmente scaricato nella seduta del Consiglio Regionale del 18 dicembre dihiarando “Infine, come il Presidente De Capitani ha dato notizia, ho trasmesso al Presidente De Capitani nella giornata di ieri il Decreto da me firmato che dispone l’assunzione da parte mia dell’esercizio di tutte le funzioni e le attività connesse all’ambito delle materie oggetto dell’incarico attribuito al sig. Piergianni Prosperini”. Comunque vada a finire l’inchiesta e il processo, l’obbligo di un Presidente regionale dovrebbe essere  altro che dettare comunicati stampa contenitivi.

Presidente Formigoni, che fine ha fatto (politicamente) Prosperini?

Il doppio gioco del doppio incarico

Ieri si è ufficialmente deciso che per un deputato è legittimo esercitare il doppio incarico di parlamentare e sindaco o presidente negli enti locali. La giunta per le elezioni della Camera ha dichiarato a maggioranza (8 voti contro 3) compatibili i 9 onorevoli-amministratori targati Pdl e i 3 leghisti. Mettendo la parola fine all’istruttoria aperta nel 2008. Intanto i nomi: gli infaticabili sono i pidiellini Maria Teresa Armosino, presidente della Provinica di Asti, Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, Edmondo Cirielli, quello della omonima legge sulla prescrizione, presidente della Provincia di Salerno, Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo, Antonello Iannarilli, presidente della Provincia di Frosinone, Giulio Marini, sindaco di Viterbo, Antonio Pepe, presidente della Provincia di Foggia, Marco Zacchera, sindaco di Verbania. E infine altri due leghisti, Ettore Pirovano, presidente della Provincia di Bergamo e Roberto Simonetti della Provincia di Biella. Daniele Molgora nel campo invece risulta addirittura un fuoriclasse: è deputato del Carroccio alla Camera, sottosegretario all’Economia al fianco di Giulio Tremonti e presidente della Provincia di Brescia. Il tutto condito (manco a dirlo) con la triplice compensazione economica. Del resto i bonifici (a differenza degli intestatari dei conti correnti) hanno, loro sì, la capacità di essere onnipresenti comunque.

Del resto a Milano abbiamo già il fulgido esempio di Lucio Stanca che (nonostante il cognome) si sdoppia tra la sua attività di parlamentare e quella bazzeccola di impegno come amministratore delegato della SoGe (la società di gestione di Expo). Da quando è ad infatti le presenze in aula del deputato sono crollate. Nel 2008 ha partecipato al 98,26% delle votazioni in aula, 113 su 115. A ottobre 2009 Stanca è mancato al 95,78% delle votazioni. Alla domanda  posta da una giornalista di Repubblica ha risposto: “Devo rispondere ai miei elettori e al gruppo del Pdl, non certo a Repubblica. Lo scriva, lo scriva bene ‘non certo a Repubblica’” aggiungendo “Certo che sprecate molta carta, eh? Queste sono le mie responsabilità: gli elettori del Pdl e il gruppo del Pdl, non Repubblica”.

Il doppio ruolo è uno scippo all’impegno. Il gioco tutto in difesa di occupare poltrone per non avere il problema di dovere scegliere a chi cederle. Il gioco infame di occupare togliendo spazio alla partecipazione, elemento essenziale della libertà.

Mentre i cacicchi continuano a spandersi come gelatina sulle poltrone prevedibilmente si alzerà l’ennesima levata di scudi ma poichè l’esercizio dell’osservazione non è strumentale nè strumentalizzabile, sarebbe meglio che alcuni professionisti dell’indignazione facile si guardassero le tasche prima di dare fiato alle trombe. Accanto a questi esempi più eclatanti infatti ne esistono di più sommersi ma non per questo meno infimi: il gioco di occupare gli spazi con truppe cammellate per impedire la partecipazione e l’iniezione di energie nuove è una malattia presente anche nella pratica del partitismo italiano, nella costruzione coatta di “gradimento obbligatorio a cascata” e nel “divide et impera” della vecchia politica dei politicanti ciclicamente riciclati.

La responsabilità della solidarietà si annaffia con l’apertura. Comunque. E in tutti i campi.

Lettera sulla sicurezza da SIAP di Piacenza

I poliziotti – cittadini  tra i cittadini che svolgono una determinata professione – necessitano di una efficace collaborazione con la popolazione per il  raggiungimento di obbiettivi comuni.-
Tutto questo è determinante per consentire, agli operatori di Polizia, di poter fornire risposte  adeguate ai tempi, ed essere così punti di riferimento per i cittadini.
La Polizia, però, non è –  e non deve essere –  solo fisicamente vicina alla gente.
Non ci si deve soffermare solo sulla quantità del servizio, ma si deve puntare nella direzione della qualità del servizio e non di meno sulla dignità e sui diritti della categoria.
Solo un Poliziotto  pronto, preparato e soprattutto SERENO può dare alla comunità quell’assistenza, quell’aiuto e quella presenza rassicurante che i cittadini si attendono.-
Se la sicurezza è un investimento e non un costo, si deve investire in formazione, in specializzazione, in tecnologie, in motivazioni, e vista la continua evoluzione dei delitti , grazie anche agli effetti dell’indulto – visibili a tutti –   è necessario fornire alle forze dell’ordine un continuo aggiornamento e ammodernamento con un sostegno tecnologico al passo coi tempi, attraverso investimenti seri e mirati.
Non si deve dimenticare che il territorio  da controllare non e’ solo quello fisico in cui viviamo.
Esistono territori meno visibili, “virtuali”, dove la polizia è chiamata a tutelare e garantire la sicurezza al pari di ciò che avviene nello spazio territoriale fisico.
Si pensi, ad esempio, alla sicurezza dei minori sul territorio virtuale di internet; alle comunicazioni fra i gruppi terroristico-internazionali, smascherabili attraverso le intercettazioni ambientali o al flusso del danaro riciclato, provento di attività criminosa come lo spaccio di stupefacenti o lo sfruttamento della clandestinità e della prostituzione.
Non si deve dimenticare che va colmata la distanza, tutt’ora intercorrente, tra percezione di sicurezza e sicurezza vera.
Ma tutto ciò sarà possibile solo se gli obiettivi convergeranno con le esigenze della professione del poliziotto, professionista che deve essere posto nelle condizioni di essere qualitativamente attivo e presente in tutti i settori del soccorso pubblico: da una risposta ad una semplice telefonata, passando ad una delicata  pratica amministrativa- violenza su minori – spaccio di sostanze stupefacenti – controllo di persone sottoposte a misura di sicurezza –  regolarizzazione ed espulsione immigrati –  per arrivare  ad un intervento per rapina.
Per tutto ciò è necessario che siano rivisti e ripensati gli investimenti sulla sicurezza nella strategia generale della legge finanziaria di prossima approvazione, al fine di valorizzare la professione a tutto vantaggio della popolazione.
Ma la professionalità dei professionisti della sicurezza si raggiunge anche attraverso l’attuazione di organiche riforme giuridiche, che diano dignità e rispetto per le funzioni.

Ma oltre a quanto accennato, ritengo che altri aspetti vadano sottolineati.
Se si parte dalla doverosa premessa che l’obbiettivo attuale è creare un società evoluta e rispettosa dei diritti e che i fenomeni sociali di violenza nell’ambito familiare e di bullismo giovanile non sono solo un problema di ordine pubblico, si perviene alla conclusione che sono necessari interventi nel settore dove si sviluppa la personalità dei nostri figli: la famiglia e la scuola.
La nostra esperienza professionale e la nostra esperienza sindacale ci ha consentito di conoscere alcune problematiche di tanti giovani e minori, fuggiti  dal mondo dello sfruttamento della prostituzione, della droga e di ogni genere di violenze inaudite.
Il rapporto con loro ci ha insegnato che per arrivare alla mente dei nostri ragazzi bisogna scegliere di mettersi in gioco.
Per comprendere bisogna saper ascoltare, attivando quelle relazioni di cui ogni ragazzo e giovane non può fare a meno.
La crescita dei nostri figli non può essere lasciata al destino o ad una società che sembra privilegiare i miti del grande fratello e la carriera da velina, rispetto ai valori della convivenza civile.
Quindi, concludendo, credo che oltre ad investire seriamente  sul tema sicurezza, per una sicurezza di qualità e contro una sicurezza di sola visibilità, bisogna investire anche sull’educazione e la formazione  scolastica e soprattutto sulla famiglia, cellula di una società civile, dove quotidianamente ci si deve impegnare per individuare e non perdere di vista i giusti valori, che non siano inganno e illusione, ma valori reali di una società dove l’uomo e i giovani non siano più soli ma che abbiano qualcuno a cui potersi affidare e trovare sostegno.
Questo è il desiderio delle donne e degli uomini, sindacalisti e poliziotti del SIAP.

Segretario Provinciale SIAP Piacenza Sandro Chiaravalloti

La Bellezza di un Impegno

Come molti di voi avranno letto in questi prossimi mesi saremo impegnati nella stimolante avventura delle elezioni regionali in Lombardia nelle province di Milano e Varese. Molti di voi si chiederanno perchè: vi rispondo qui appena sotto. Il blog si ferma per un po’ ( la scrittura, l’inchiesta, la preparazione dei nuovi spettacoli e le tourné no!). Se avrete la pazienza e la voglia di seguirci ci trovate qui https://www.giuliocavalli.net/politica

La Bellezza di un Impegno: la mia candidatura

Perché candidarsi? Questa è la domanda che mi sono posto più e più volte. La domanda che ricorre e rincorre i miei sostenitori, amici e probabilmente anche chi mi è avverso. C’è un’altra domanda che richiede spazio, prima di dare la risposta: perché non candidarsi? Da molto tempo il concetto che riempie il mio quotidiano, il mio teatro, il mio indagare la contemporaneità e le sue storture lo definisco: la bellezza dell’impegno. Non un concetto teorico, o una frase ad uso della stampa, delle televisioni. La realtà non è un oggetto immutabile nelle sue perversioni, nel suo essere nemica dei deboli, nella sua natura ricattatoria sul lavoro, prevaricante quando è anche solo un posto su un autobus ad un anziano o a una donna incinta. La realtà non è mutevole, la cambiamo noi, per davvero. Attraverso gli strumenti della bellezza di cui ognuno di noi è portatore sano e attraverso l’operosità dell’impegno, cioè dell’alzarsi la mattina e non cedere mai il passo né alla disperazione né al qualunquismo né all’indifferenza. Odio gli indifferenti, amo le differenze. Diciamoci la verità: la politica è stata sottratta ai cuori delle persone. Non solo l’hanno sottratta ma abbrutita a tal punto da renderla un campo fangoso. Chi vuole attraversarla non può che sporcarsi. No grazie. Questa si chiama rassegnazione. La politica è il mezzo con cui si può creare un cambiamento reale e profondo. La politica è la possibilità di elevare la qualità di vita di tutti, è la possibilità di creare una solidarietà che non compare solo per le emergenze, ma è costante, come l’avvicendarsi delle stagioni. Può essere vista come impopolare la candidatura? Può essere vista come contaminazione o addirittura corrosione di una mia integrità artistica ed esistenziale? Bene, che lo sia. Perché il mio salire sul palco, il mio raccontare a voce alta le infiltrazioni della ndrangheta in Lombardia, il mio raccontare la strage di Linate o lo scempio della pedofilia già mi hanno posto nella condizione di essere sicuramente contaminato. Non voglio la comodità di una sedia, che sia quella del palco da dove posso ergermi a cantore del presente corrotto, o la sedia del politico che architetta alleanze e strategie a beneficio di pochi. Voglio essere presente sul palco della quotidianità, sul palco del tempo in cui vivo, sul palco della società civile che dice: basta. Perché un giorno non voglio trovarmi in platea a rimpiangere di non essermi alzato e aver partecipato. Non voglio pentirmi di aver soltanto applaudito alla mia vita perché ho fatto scelte equilibrate che mi hanno dato consenso e benevolenza. No, grazie. Ancora una volta. Coerentemente con la mia vita mi pongo ogni giorno scelte difficili, impopolari, ma seguo soltanto ciò che ho nel cuore e nella pancia, la volontà inestinguibile di essere presente, partecipe a me stesso e alla società di cui sono parte. Questa è la bellezza dell’impegno. Soltanto questo.

Giulio Cavalli

La bellezza di un impegno: la mia candidatura

Perché candidarsi? Questa è la domanda che mi sono posto più e più volte. La domanda che ricorre e rincorre i miei sostenitori, amici e probabilmente anche chi mi è avverso. C’è un’altra domanda che richiede spazio, prima di dare la risposta: perché non candidarsi? Da molto tempo il concetto che riempie il mio quotidiano, il mio teatro, il mio indagare la contemporaneità e le sue storture lo definisco: la bellezza dell’impegno. Non un concetto teorico, o una frase ad uso della stampa, delle televisioni. La realtà non è un oggetto immutabile nelle sue perversioni, nel suo essere nemica dei deboli, nella sua natura ricattatoria sul lavoro, prevaricante quando è anche solo un posto su un autobus ad un anziano o a una donna incinta. La realtà non è mutevole, la cambiamo noi, per davvero. Attraverso gli strumenti della bellezza di cui ognuno di noi è portatore sano e attraverso l’operosità dell’impegno, cioè dell’alzarsi la mattina e non cedere mai il passo né alla disperazione né al qualunquismo né all’indifferenza. Odio gli indifferenti, amo le differenze. Diciamoci la verità: la politica è stata sottratta ai cuori delle persone. Non solo l’hanno sottratta ma abbrutita a tal punto da renderla un campo fangoso. Chi vuole attraversarla non può che sporcarsi. No grazie. Questa si chiama rassegnazione. La politica è il mezzo con cui si può creare un cambiamento reale e profondo. La politica è la possibilità di elevare la qualità di vita di tutti, è la possibilità di creare una solidarietà che non compare solo per le emergenze, ma è costante, come l’avvicendarsi delle stagioni. Può essere vista come impopolare la candidatura? Può essere vista come contaminazione o addirittura corrosione di una mia integrità artistica ed esistenziale? Bene, che lo sia. Perché il mio salire sul palco, il mio raccontare a voce alta le infiltrazioni della ndrangheta in Lombardia, il mio raccontare la strage di Linate o lo scempio della pedofilia già mi hanno posto nella condizione di essere sicuramente contaminato. Non voglio la comodità di una sedia, che sia quella del palco da dove posso ergermi a cantore del presente corrotto, o la sedia del politico che architetta alleanze e strategie a beneficio di pochi. Voglio essere presente sul palco della quotidianità, sul palco del tempo in cui vivo, sul palco della società civile che dice: basta. Perché un giorno non voglio trovarmi in platea a rimpiangere di non essermi alzato e aver partecipato. Non voglio pentirmi di aver soltanto applaudito alla mia vita perché ho fatto scelte equilibrate che mi hanno dato consenso e benevolenza. No, grazie. Ancora una volta. Coerentemente con la mia vita mi pongo ogni giorno scelte difficili, impopolari, ma seguo soltanto ciò che ho nel cuore e nella pancia, la volontà inestinguibile di essere presente, partecipe a me stesso e alla società di cui sono parte. Questa è la bellezza dell’impegno. Soltanto questo.

Giulio Cavalli

http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/politica/giulio_cavalli_la_bellezza_di.php

Libertà è partecipazione

“Libertà è partecipazione” G.Gaber

Per noi, nel nostro piccolo, è la costruzione di un grande sogno. Partecipare al sogno significa appoggiare una rivoluzione morbida e democratica che inizia con l’avventura della campagna elettorale. Non si tratta di nominare un delegato ma piuttosto di costruire una laboratorio sociale e di responsabilità che sia il cuore, la testa e lo stomaco per i prossimi anni.

Ora è il tempo di conoscere, conoscersi e farsi conoscere. Come una tavola da apparecchiare radunando e contando gli ingredienti. Vorremmo finire questa campagna elettorale con la soddisfazione di avere la certezza di essere consapevolmente scelti (o non scelti) per un giudizio che sia maturato dalla possibilità di un incontro, un confronto.

Partecipare alla nostra campagna oggi significa soprattutto parlarci. Il più possibile. Nei vostri paesi, nel vostro quartiere o nella vostra prossima riunione in cui credete che la mia presenza possa essere un’ottima stretta di mano.

Partecipare alla nostra campagna oggi significa soprattutto parlarne. Il più possibile. Nei vostri siti, nei vostri blog e sui vostri social network.

Il mio impegno politico è il nostro impegno politico.


Volete partecipare alla campagna elettorale? Volete organizzare qualche evento nel vostro Comune con Giulio? Avete delle proposte da sottoporre? Volete partecipare alle riunioni programmatiche? Volete aiutarci? Volete esserci?
Scrivete a staff@giuliocavalli.it.
Volete fare una donazione? fatelo qui:
TUTTE LE DONAZIONI SOSTENGONO IL NOSTRO PROGETTO UNA CAMPAGNA TRASPARENTE

Antonio Di Pietro sostiene Giulio Cavalli

Il testo della presentazione di Antonio Di Pietro pubblicato sul sito nazionale di ITALIA DEI VALORI il 12 gennaio 2010 (http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/politica/la_squadra_per_la_lombardia.php):

La squadra per la Lombardia e’ oramai pronta. l’Italia dei Valori aprira’ le proprie liste alla societa’ civile, come ha già fatto alle elezioni europee, per coinvolgere persone che, come Cavalli, hanno dimostrato in questi anni di poter risvegliare con il proprio lavoro la coscienza civile.

Cavalli ha deciso di scendere in campo al nostro fianco per scardinare un governo di affaristi radicato anche in Lombardia dove il sultanato Formigoni ormai ha ridotto gli spazi di gestione reale della cosa pubblica ad un affare di lobby.

Antonio Di Pietro


Conferenza stampa di presentazione della candidatura con Antonio Di Pietro

Cavalli scende in politica con l’Idv: “Non ci sto a fare la vittima”.
L’attore teatrale sotto scorta per i suoi spettacoli contro la mafia si candida alle regionali con il partito di Antonio Di Pietro
Lunedí 11.01.2010 19:33 di Francesco Oggiano

“Faccio una scelta di quelle impopolari. Se avessi una grande azienda di marketing sicuramente si metterebbe le mani nei capelli”. Pesa ogni parola, Giulio Cavalli, per annunciare la sua discesa in politica. L’attore e regista teatrale di Tavazzano, in provincia di Lodi, è il candidato alle prossime Regionali in Lombardia per l’Italia dei Valori.

L’ATTORE SOTTO SCORTA DALLO SCORSO APRILE – “Mi accusavano di essere un teatrante politico: bene, ora sarò un politico teatrale”. Protagonista del teatro civile lombardo, ha curato ed è stato protagonista di spettacoli dedicati a temi d’attualità (il turismo sessuale prima e la strage di Linate poi) e alla criminalità organizzata, con “Do ut des – riti e conviti mafiosi”, del 2006, e con “A cento passi dal Duomo”, monologo dedicato alla presenza della ‘Ndrangheta in Lombardia. Per i suoi testi, pieni di nomi e aneddoti riguardanti le connivenze dei politici con i mafiosi, Cavalli vive sotto scorta dallo scorso aprile.

“E’ SOLO UN ALLARGAMENTO D’IMPEGNO” – Ora, la svolta. “Ma ci tengo a precisarlo – spiega ad Affaritaliani.it – Questo non è un cambiamento di programma: è solo un allargamento d’impegno. L’impegno che porterò in politica sarà lo stesso che porto sul palco, sul blog o sui giornali”. La decisione gli è parsa quasi naturale: “Nel momento in cui sembrava che gli accorati segnali che mandavo dal palco fossero abbastanza sterili, ho deciso di buttarmi in quella che dovrebbe essere l’attività per eccellenza, la politica con la P maiuscola”.

“NON VOGLIO FARE LA VITTIMA” – Cavalli non ci sta a essere confinato nel ruolo di artista sotto scorta: “La molla è stata la grandissima soddisfazione di prendersi delle responsabilità. Non voglio rimanere nel ruolo di vittima. Un ruolo che in questo Paese sembra che venga assegnato a chiunque viva in condizioni come la mia”.

LA SCELTA DELL’ITALIA DEI VALORI – Per farlo ha scelto l’Italia dei Valori, per almeno tre buoni motivi: “Anzitutto perché l’Idv me l’ha chiesto; poi perché qui ho gente come Luigi De Magistris e Sonia Alfano, con cui condivido modi e ideali già da tempo; infine perché mi riconosco pienamente nei dieci punti fondanti del partito”. L’obiettivo, se sarà eletto, è semplice: “Proverò a raccontare la realtà. Voglio demolire questa grossa bugia che riveste la Lombardia, come se si avesse paura di sporcarla. In realtà questa regione ha fatto del lavoro, del sacrificio e dell’onestà le sue caratteristiche fondanti. E solo queste le permetterebbero di avviare una battaglia concreta contro chi in modo criminale vuole

(L’articolo è tratto da AFFARIITALIANI.IT)

Campagne d'odio

“E’ in atto una campagna d’odio contro di me, il fascismo e l’Italia.” Benito Mussolini, 1932

“Gli ebrei alimentano una campagna d’odio internazionale contro il governo. Gli ebrei di tutto il mondo sappiano: questo governo non è sospeso nel vuoto, ma rappresenta il popolo tedesco.” Adolf Hitler, 1933

Una delle più orribili caratteristiche della guerra è che la propaganda bellica, tutte le vociferazioni, le menzogne, l’odio provengono inevitabilmente da coloro che non combattono.”  George Orwell


Martirio in scatola per la telepromozione

marmellatasanguePrimo punto inossidabile e scritto. Condanna all’atto folle di un’inciviltà criminale anche se malata.

Quando esce sangue gocciola anche il pelo e la parte peggiore di un paese. Siamo un paese che si è abituato a bere sangue di tutti i gusti, da sempre, con questa nostra sciagurata abitudine ad abituarci a tutto per sopravviverci ferendosi di seguito. Abbiamo bevuto sangue di chi ci hanno detto che comunque alla fine se l’è cercato,  abbiamo bevuto sangue in ampolla da via D’Amelio che non ci hanno nemmeno lasciato il gusto, abbiamo mangiato sangue di rivolte e rivoltosi condannati al sugo, abbiamo pulito sangue con la pelle di daino mentre si riscrivevano i processi; eppure il sangue in vasetto messo in promozione per la televendita politica è una vetta solo recente. L’atto contro Silvio Berlusconi è puzzolente e orrido come qualsiasi atto dalla tela criminale; la confettura che coagula in un grumo (bipartisan?) per tirare voti giù dal buco del water è l’estrema campagna pubblicitaria di una politica pronta a comprarsi uno stacco per non lasciare invenduta nemmeno l’estrema unzione della dignità.

Un sangue sleale, nemmeno qui giù, si era mai visto.

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“Un monopolista delle Tv che si dichiara vittima della informazione di sinistra puo’ dire e soprattutto fare qualsiasi cosa anche la piu’ estrema. Sara’ davvero il caso di mettersi subito al lavoro per realizzare quella vasta convergenza democratica tra tutte le forze che credono nel patriottismo repubblicano e nella revisione dei poteri architrave della nostra Costituzione. La lotta politica tuttavia non puo’ e non deve mai degenerare in rissa, in aggressioni che non debbono trovare giustificazione alcuna”

Giuseppe Giulietti, di Articolo 21