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Politica

I temi e le news della politica in Lombardia e in Italia. L’attività politica di Giulio Cavalli in consiglio regionale della Lombardia.

Luigi De Magistris ai lombardi: scegliete Cavalli

Cari cittadini Lombardi,

Ho sostenuto dall’inizio che Giulio Cavalli è l’uomo giusto per far partecipare i lombardi di Valore alla gestione della loro regione. La forza di Giulio è la sua etica retta. Le sue azioni sono sostenute da un’onestà intellettuale che oggi è raro riscontrare, i suoi muscoli sono il popolo in movimento delle associazioni e del mondo civile che fa crescere la regione.

Giulio osserva i problemi, li denuncia con nomi cognomi ed atti concreti, propone soluzioni avvalendosi di coloro che giornalmente vivono e lottano onestamente per risolverli, siano essi professionisti, imprenditori taglieggiati o lavoratori.

Le risorse di Giulio sono la forza degli uomini e donne che vogliono impegnarsi per evitare di perdere il proprio posto di lavoro, sono coloro che lottano per non permettere alla malavita di entrare negli affari pubblici, sono coloro che hanno il coraggio di riconoscere il merito, in luogo della corruzione e dei favoritismi.

Vi invito a sostenere Giulio Cavalli ed a scrivere il suo nome affianco il simbolo IDV alle prossime regionali nelle province di Milano e Varese.

Luigi de Magistris

Europarlamentare IDV

Gli ultimi eventi della campagna elettorale

Mercoledì 24 marzo: h21:00 spettacolo teatrale di Giulio Cavalli “A cento passi dal Duomo” Ideal pub,viale Piemonte 10, Magenta (Mi), ingresso libero

Giovedì 25 marzo:h18:00 Nuova Osteria la Fossa, Pzza Vittoria, Melegnano, aperitivo con Gianni Barbacetto h21:00 incontro elettorale con l’On.Sergio Piffari e l‘On.Giuliana Carlino, Viale Ungheria 29 Milano

Venerdì 26 marzo: h21:00 incontro con On.Sonia Alfano e Loris Mazzetti Stazione di servizio, via A. Caretto 4 Milano

DA LA SESTINA: Diritti dell’infanzia, una tavola rotonda con i candidati regionali

Una tavola rotonda. Intorno a cui non contano le differenze di idee o di partito, ma soltanto i bambini e i loro diritti. Si è svolto martedì 23 marzo, l’incontro tra i candidati alle prossime elezioni regionali e i rappresentanti del Coordinamento Pipida – Per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Che ha proposto ai candidati di firmare una “Dichiarazione d’impegno” con 10 punti a favore dei più piccoli e della loro tutela.

Molti i presenti, di diversi schieramenti politici. Per il centro-sinistra c’erano i democratici Giuseppe Civati e Pietro Bussolati, Enrico Fedrighini dei Verdi, Marco Cipriano di Sinistra e Libertà e Giulio Cavalli, l’attore-anti cosche sotto scorta per aver ricevuto intimidazioni mafiose e in corsa alle regionali con l’Italia dei Valori. Ben cinque i candidati dell’Udc, Alberto Mattioli, Cataldo Scaringella, Pietro Pirovano, Dolfi Diwald e Enrico Marcora. Presenti anche Ombretta Fortunati, rappresentante di Rifondazione Comunista, e Silvana Carcano del Movimento Cinque Stelle Lombardia. Assenti, invece, i rappresentanti di Pdl e Lega Nord.

Un primo passo è il potenziamento delle risorse economiche e sociali a favore di scuola e infanzia, secondo il Coordinamento Pipida. “Anche riducendo le indennità destinate ai consiglieri regionali del 30 percento”, ha aggiunto Cataldo Scarangella, alla sua prima candidatura con i centristi di Casini. E poi l’istituzione di un garante a tutela dei minori e di un corso di formazione per i futuri consiglieri regionali sulla tutela dell’infanzia. Per spiegare i punti chiave della Convenzione sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite.

“L’associazionismo e il volontariato possono essere un modo per coinvolgere i minori, per farli diventare cittadini attenti e partecipi”, ha detto Enrico Marcora, già capogruppo Udc in consiglio provinciale e ora in corsa per le consultazioni del 28 e 29 marzo. “Per questo una svolta sarebbe la realizzazione a Milano della Casa del Volontariato. Ossia di un luogo in cui tutte le organizzazioni benefiche possano riunirsi e lavorare. Soprattutto a favore dei più piccoli”. Per Pipida fondamentale è anche la lotta contro tutte le discriminazioni. “Perchè dobbiamo insegnare ai bambini i valori dell’uguaglianza e dell’integrazione: sono loro il nostro futuro”, ha detto Giuseppe Civati del Partito Democratico.

“Le istituzioni devono essere più presenti”, ha aggiunto Giulio Cavalli. “Io sono stato adottato e so cosa significa la delega da parte degli enti pubblici alle associazioni di volontari per quanto riguarda la tutela dei minori. La classe politica deve prendersi le sue responsabilità: l’istituzione di un garante per questo è fondamentale. E poi – ha concluso – perché non sognare: la vera rivoluzione sarebbe dare il diritto di voto anche ai bambini”.

Alessandra Corica

DA LA SESTINA

http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/posts/diritti-dellinfanzia-una-tavola-rotonda-per-i-candidati-regionali/

Ricostruire fiducia con i cittadini

http://www.youtube.com/watch?v=hXeAjcJYwzc

Prima di riformare le istituzioni occorre riformare la politica. Per riformarla bisogna ricostruire il rapporto di fiducia con i cittadini, riattivando quei meccanismi di partecipazione e di controllo.
Sul piano del metodo intendo convocare un’assemblea mensile in cui illustrare tutto ciò che avviene all’interno del consiglio regionale ed ascoltare le proposte, ascoltare le sollecitazioni dei cittadini e dei movimenti di opinione. Con questo intendo onorare il mio impegno di trasparenza nei confronti dei cittadini, a partire da quelli che non mi voteranno. E’ ora di dire basta a chi usa il proprio mandato all’interno delle istituzioni come trampolino per altri incarichi o per le prossime elezioni.
Le istituzioni sono una cosa troppo seria per essere lasciate in mano ai professionisti della politica.

Prima di riformare le istituzioni occorre riformare la politica. Per riformarla bisogna ricostruire il rapporto di fiducia con i cittadini, riattivando quei meccanismi di partecipazione e di controllo.Sul piano del metodo intendo convocare un’assemblea mensile in cui illustrare tutto ciò che avviene all’interno del consiglio regionale ed ascoltare le proposte, ascoltare le sollecitazioni dei cittadini e dei movimenti di opinione. Con questo intendo onorare il mio impegno di trasparenza nei confronti dei cittadini, a partire da quelli che non mi voteranno. E’ ora di dire basta a chi usa il proprio mandato all’interno delle istituzioni come trampolino per altri incarichi o per le prossime elezioni.Le istituzioni sono una cosa troppo seria per essere lasciate in mano ai professionisti della politica.

Dal diario di MICROMEGA: L’ultima privatizzazione lombarda, quella delle regole

La campagna elettorale è una carovana con quattro valigie di cartone. Dentro ci stanno gli slogan da apparecchiare e i barattoli delle parole rubate: questa campagna di marzo è un rivolo di parole scippate.

La Lombardia, regina delle sfilate in centro con il vestito buono, galoppa veloce verso la privatizzazione come arma di massa per la disinformazione. Dopo avere privatizzato la scuola, la salute, la speculazione edilizia, il ruolo del governatore (perpetrato fino al ventennio), la Lombardia degli azzurri si prepara a privatizzare le notizie e le regole.

La privatizzazione come modus operandi lombardo rappresenta un modello anticostituzionale e antisociale. In questi anni di supremazia, il centro destra guidato da Formigoni è riuscito a scipparci la scuola e la sanità pubblica regalando dei servizi fondamentali, garantiti dalla Carta Costituzionale, ai privati. Ma c’è di peggio. La giunta regionale non solo ha svenduto dei diritti invendibili per definizione, ma ha anche smerciato la dignità dei cittadini.

So che per alcuni politici la dignità non ha alcun significato, ma avere una scuola funzionale, competitiva sul piano internazionale e veramente accessibile a tutti e un sistema sanitario che non deve invidiare nulla alle strutture private, riguarda molto la dignità di tutti, non solo di quelli che non hanno votato Formigoni.

Il modello lombardo che la maggioranza vorrebbe importare in tutto il paese è la proiezione malata di una insensata privatizzazione, che punta solo al profitto senza curarsi minimamente delle vere necessità dei cittadini.

Dobbiamo essere particolarmente attenti perchè i professionisti della politica sanno mentire senza mai tentennare. Dicono che il bonus regionale per la scuola paritaria (altro termine ingannevole) permette la libertà di scelta. Mi chiedo quale libertà di sceltà può avere un operaio di fronte a una retta di 8.000, 9.000 euro al mese con un contributo di soli 1.000 euro. Mi chiedo quale sia la libertà di scelta di un anziano che, spesso, per svolgere un esame clinico in una struttura pubblica deve aspettare tempi biblici, mentre pagando può ottenere lo stesso servizio in giornata.

Forse per Formigoni e i suoi seguaci la salute e l’istruzione sono diritti svendibili al miglior offerente, forse ha chiuso a doppia mandata la Costituzione in un cassetto e ha perso la chiave, forse ha semplicemente usato la fiducia di molti per accrescere il potere di pochi

da http://temi.repubblica.it/micromega-online/giulio-cavalli-lultima-privatizzazione-lombarda-quella-delle-regole/

10 priorità per l’infanzia e l’adolescenza in Lombardia

Oggi ho partecipato alla tavola rotonda sull’adolescenza e l’infanzia in Lombardia promossa da PIDIDA Coordinamento per I Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Sulla questione infanzia di solito si sfoderano due alibi: la mancanza di risorse e il ruolo già attivo del volontariato.

La farsa della “mancanza delle risorse” è un delitto d’impoverimento politico: fare politica è scelta netta di investimento di risorse. Decidere come dividere le “fette” del proprio bilancio pubblico è la doverosa manifestazione delle priorità dell’agenda politica.

Sul ruolo del volontariato (inteso, in malafede, come sostituto procuratore dei doveri della pubblica amministrazione) il giochetto è quello di solidarizzare moltissimo e sostenere pochissimo. Al volontariato, oggi, mancano sempre troppo spesso i mezzi, le risorse e i fondi.

Per questo firmare le proposte di PIDIDA oggi è un preludio di azione concreta, continuativa e coerente.

Il Coordinamento del PIDIDA Lombardia propone alla Regione di:

1. La partecipazione dei bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze

inserire, ai diversi livelli di governo, il principio dell’ascolto dei bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, sancito dall’art. 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di prevedere occasioni permanenti di ascolto e di tenerne conto nell’elaborazione e nell’attuazione delle politiche regionali;

2. Un quadro legislativo amico dei bambini e degli adolescenti

rendere effettiva l’attuazione da parte della Regione Lombardia di quanto previsto dalle normative in vigore per un reale diritto di tutti i bambini e gli adolescenti a vivere e crescere in una famiglia in un’ottica di assunzione di precise responsabilità istituzionali e di trasparenza e coinvolgimento partecipativo delle diverse realtà del terzo settore.

3. Una strategia per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

garantire il maggior coordinamento possibile tra i livelli di assistenza sanitaria e sociale. Nello specifico ambito dei bambini con disabilità si sottolinea l’importanza di garantire il diritto ad una diagnosi certa e precoce, e la possibilità di una reale attuazione di qualsivoglia tipologia di prescrizione conseguente alla diagnosi. Nell’ambito invece dello sfruttamento del lavoro minorile si propone di procedere a una raccolta dati, soprattutto nelle aree con forte presenza di persone provenienti da Paesi stranieri.

4. Meccanismi di coordinamento per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

creare un coordinamento tra le istituzioni deputate alla programmazione delle politiche e degli interventi dedicati ai diritti dei bambini e degli adolescenti.

5. Una Valutazione e un’analisi dell’impatto sull’infanzia e sull’adolescenza

creare un meccanismo di valutazione periodico e costante dei programmi realizzati a favore dei bambini e degli adolescenti, nonché monitorare l’impatto sull’infanzia delle leggi regionali approvate, dei progetti realizzati, delle politiche sociali e delle prassi, con la partecipazione e il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi.

6. Un bilancio regionale dedicato all’infanzia e all’adolescenza

indicare in termini percentuali a quanto corrisponde l’intero ammontare delle risorse destinate a favore dell’infanzia e dell’adolescenza (sia in Italia sia nell’ambito della cooperazione decentrata) rispetto all’intero bilancio regionale, nonché realizzare e diffondere un sistema di rendicontazione delle risorse allocate a favore dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lombardia (sia in Italia sia nell’ambito della cooperazione decentrata).

7. Un regolare Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza

Si propone di rafforzare il ruolo dell’osservatorio al fine di ottenere un reale ed esauriente rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Lombardia con particolare riguardo ai bambini e agli adolescenti che vivono al di fuori della famiglia di origine, favorendo la partecipazione, il monitoraggio e l’accesso alle informazioni da parte degli organismi (enti) del terzo settore.

8. La diffusione della conoscenza dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

fare una mappatura corsi di formazione per adulti e per i ragazzi sui principi sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza prevedendo una maggiore organizzazione e diffusione degli interventi; di diffondere la conoscenza in particolare per gli operatori, che a diverso titolo, lavorano a contatto per e con i bambini e con gli adolescenti e di dedicare particolare attenzione alle “categorie vulnerabili” di bambini e adolescenti.

9. Il Garante regionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Procedere alla nomina del Garante regionale sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza promuovendo l’emanazione del Regolamento previsto dalla l.r. 6/2009

10. Il raggiungimento degli obiettivi specifici del documento “Un mondo a misura di bambino”, approvato dai Governi partecipanti alla Sessione dell’Assemblea Generale delle NU del 2002 dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: rafforzare le iniziative destinate alla promozione del diritto alla salute tra bambini e i ragazzi e le attività di prevenzione su questo tema e di sviluppare programmi per la prevenzione e la protezione dei bambini e degli adolescenti da ogni forma di abuso, sfruttamento e violenza e programmi per combattere l’HIV/AIDS.

FABER intervista Giulio Cavalli

Just Cavalli: l’intervista

Intervista a Giulio Cavalli, 19 febbraio 2010

Paragrafo 1)

“CAVALLI” DI RAZZA

“Ci sono storie che crescono senza essere raccontate; a volte perché si perdono negli orli delle storie importanti, a volte perché puzzano, a volte perché in negozio stanno negli scaffali nascosti sotto la cassa perché la vetrina deve essere sempre rassicurante, a volte perché il silenzio è pace, il silenzio è calma, il silenzio è rosa.”

Inizia così “A cento passi dal duomo”, uno dei tanti spettacoli di Giulio Cavalli, trentaduenne di Lodi che di parlarti della “mucciniana” crisi dei trentenni non ci pensa neanche. Ha cose più importanti da fare: ha deciso di romperlo, questo “maledetto silenzio”.

Con la sua compagnia teatrale ha trasformato la propria attività artistica in denuncia, passando pian piano dalla commedia dell’arte a quello che una volta si definiva “teatro-documento”. L’idea di base è semplice: partire dall’inchiesta e portarla in scena, senza aggiunte di fantasia – una sorta di giornalismo recitato sul palco. Per i propri show va a pescare nei capitoli bui o meno raccontati dalla “cronaca” nazionale, da Linate al G8 di Genova, e come sempre, quando si guarda nelle zone d’ombra del nostro Paese, si finisce a parlare anche di mafia.

Storie volutamente nascoste che fanno rabbrividire. Cavalli ha deciso di raccontarle facendo la cosa che meno ti verrebbe di fare quando le senti: scherzaci su.

Si può fargli notare che si comporta da giullare, arlecchino o, se siete milanesi come lui, da “pirla”. Non gli interessa, anzi sottolinea l’importanza della burla come vero strumento di denuncia.

“Con la risata attacchi in modo violento e senza urlare. Spiazzi il pubblico, lo solletichi, attirando più gente e la gente più diversa. Ma, mentre diverti, informi. Passi un messaggio”, ci racconta Cavalli con voce un po’ nasale che tanto ricorda il suo collega Paolo Rossi.

Questi attacchi però spesso portano con sé delle risposte. E se nel caso di alcuni spettacoli la reazione era stata la querela, con la mafia la questione è, in un certo senso, più banale. In seguito a reiterate minacce, Giulio vive sotto scorta da quasi due anni. Proprio ieri (18 febbraio, giorno antecedente l’intervista, nda), l’ennesima intimidazione: un altro proiettile viene recapitato al suo ufficio in via Lepontina. “Cercare di oggettivizzare il fascino della minaccia è un’operazione culturale molto pericolosa; sono contrario alla sua esibizione. Bisogna stare attenti a non cadere nel savianesimo (con tutto il rispetto per Roberto, di cui sono amico). Andare avanti non è una questione di coraggio, ma una questione di dovere: i principi di una vita retta sono sanciti dalla Costituzione, e se chi li segue sembra un grande eroe è a causa della piccolezza degli altri. Con questi avvertimenti i mafiosi cercano di fiaccare la nostra energia, sperando di vederci meno decisi ad andare in scena. Ciascuno la può prendere a modo suo, ma non è la forma della minaccia la notizia, per me. Io sono tutelato. C’è gente come Caselli che è sotto scorta da quarant’anni, in Sicilia ci sono panettieri sotto scorta. Ci convivo io come ci convivono 670 persone nel nostro Paese. Ma l’Arte in Italia può essere minacciata, è questa per me la notizia.”

I problemi però non si limitano alle minacce: negli ultimi anni per l’attore (nonché regista) lombardo trovare teatri che gli permettessero di esibirsi è diventato sempre più problematico. Eppure i suo spettacoli sono un’eccezione a livello nazionale, in quanto riescono ad attirare un pubblico numerosissimo pur senza andare in televisione. Appena qualche settimana fa ha richiamato 2500 persone in piena periferia milanese. Come ma allora i teatri che contano, gli stessi che nel 2006 gli lasciavano esibire “Linate” sul palco di via Rovello o dello Strehler sebbene fosse uno sconosciuto 29enne, adesso non lo vogliono più?

“Il problema è che i teatri non dovrebbero essere politicamente ricattabili, invece ricevono soldi dalla politica. E per me parlare di mafia senza parlare di politica è inconcepibile. Non esiste la mafia senza politica. Al contrario, la politica senza mafia esiste, è un fatto. “Linate” parlava di errori, quindi era perdonabile. Ma le collusioni tra politica è criminalità non nascono da errori, sono frutto di una precisa volontà, e politici e mafiosi hanno nomi, cognomi e numeri di conto corrente.”

Lo spettacolo di Cavalli non si fa certo scrupoli nel metterli in scena.

“Teatrare è un dovere. Saperlo è un dovere”

Paragrafo 2)

NON C’E’ MAFIA SENZA POLITICA

A Milano manca la volontà di combattere il problema, anzi anche solo di parlarne. “E’ palese. Non è una questione di colore politico dell’amministrazione. La mafia, che controlla moltissimi voti, sta con chi la fa lavorare, ovvero con chi governa. E a Milano chi governa da 15 anni è il centrodestra. Non bisogna nemmeno credere però che l’opposizione sia detentrice dell’antimafia, attenzione! In ogni caso, bisogna rendersi conto che la presenza mafiosa sul territorio milanese e lombardo è pari a quella di Cosa Nostra in Sicilia, della ‘ndrangheta in Calabria o della Camorra nel napoletano.”

La mafia, al contrario degli onesti cittadini, ha un problema: troppi soldi e difficoltà a nasconderli. L’unico modo è confonderli tra altro denaro, e Milano, capitale economica del Paese, è il luogo ideale. Lo scudo ha ulteriormente aiutato; la situazione, in vista del 2015, è grave.

Non siamo noi a dirlo, ma gli atti giudiziari: la ‘ndrangheta è endemica nella gestione degli appalti, anzi ha acquisito tale potere e autorevolezza che ormai sono gli imprenditori a offrirsi spontaneamente alla criminalità. La torta dell’edilizia è grande e c’è una fetta per tutti. Eppure Sindaco e Regione continuano a dire che il rischio di contaminazioni criminali nell’Expo è puro allarmismo. Anzi, hanno anche sciolto l’apposita Commissione Antimafia.

“Recentemente Maroni ha parlato del GICEX, un comitato interforze coordinato dal Prefetto (Gian Valerio Lombardi, nda). Certo che se il Prefetto è lo stesso che nega l’esistenza della mafia a Milano, qualche dubbio viene…”

Al di là degli appalti, la criminalità organizzata controlla moltissime altre attività in città e nell’hinterland. La ‘ndrangheta ad esempio gestisce in modo quasi esclusivo il mercato dello spaccio, che è il principale del Paese. Come è possibile allora che pur essendo così forte e radicata, sia una presenza che molti non avvertono o negano?

“Qui manca la mentalità, l’abitudine a prestare attenzione. In Sicilia la gente nasce e sa che il problema sussiste, sa a cosa badare, dove cercare e via dicendo; qua siamo ancora 30 anni indietro. Non è un problema di gente che non si informa, anzi. Esiste uno strato sociale che indaga e si interessa; ve n’è un altro però che subisce al Morati quando dice che la mafia non c’è o che in ogni caso è meglio non parlarne. C’è una classe politica convinta che parlare del pericolo mafioso sia il peggior modo di rovinare l’immagine di Milano, la sua vetrina. Un altro motivo per cui conviene tener nascosto il problema è che tirarlo fuori comporta dover essere pronti risolverlo.”

Se la politica si permette di negare le mafie però è perché sa che l’elettorato glielo consente. E la politica risponde solo al consenso. Anche i media glissano spesso sulla questione, ecco dunque qual è il ruolo della società civile: sensibilizzare. Gli uomini di cultura possono essere importanti per farsi portavoce di una lotta che deve essere di tutti, dalle casalinghe agli imprenditori, dalle suore ai gigolò.

Paragrafo 3)

SCENDO IN CAMPO

Dalle sue parole sembrerebbe trapelare una sfiducia completa per la politica nella lotta contro la mafia. Ma Giulio “il giullar che vien da Lodi” non ha fatto suo il rassegnato detto “è tutto un magna magna…” e così oltre che parlarne male ha deciso di provare ad entrarci candidandosi alle regionali come indipendente tra le file dell’Idv. Gli abbiamo chiesto di spiegarci al sua scelta: “Penso che la politica sia un buono strumento. In passato ho rifiutato varie proposte da diversi partiti, per le europee e le politiche. Ma la mia Regione mi interessa, e il quinquennio è a venire, per l’Expo e una serie di altre problematiche, sarà di grande importanza. Mi trovo pienamente in linea con gli 11 punti di programma nazionale dell’Italia dei Valori, e poi in questo partito ci sono molti miei amici. Ma più importante ancora è l’indipendenza che mi hanno dato: condividono il mio obiettivo forte e mi delegano la responsabilità dei modi per perseguirlo. Una persona di cultura deve essere libera. Credo che per combattere le mafie servano due cosa: i sodi e una rivoluzione culturale. Questo ce lo dicevano già Falcone e Borsellino. Senza rivoluzione culturale, senza che diventi la battaglia di tutti, non si può combattere la mafia, ma io sono molto ottimista. Altrimenti, non farei quel che faccio.”

“Si continua, a briglie sciolte, con la pulizia di riconoscere gli sporchi, con la superbia per sopravvivere agli spocchiosi e con un paio di cartucce da lucidare per prepararle all’inchino”

Alessandro Sarcinelli

Nicolò Cambiasso

Rudi Russo (Coordinatore nazionale Giovani IDV) sostiene Giulio Cavalli

Giulio Cavalli ha 32 anni, 2 figli piccoli, e 2 agenti di scorta sempre al seguito. A “100 passi dal Duomo” è uno dei suoi spettacoli, col quale racconta la mafia e la politica, racconta gli intrallazzi in Lombardia e la sua corruzione strisciante fatta di colletti bianchi, mazzette e uffici lussuosi. Giulio sembra avere tutti i numeri per potersi guadagnare una vita complicata, ostinato com’è, poi, nel voler raccontare la verità ad ogni costo. Ho appreso che le minacce e le intimidazioni non mancano di farsi trovare sotto casa, nella buca delle lettere, velatamente per strada, sempre più frequentemente, pressandolo affinché demorda. “Giulio non devi mollare!” è quel che mi sento di dire forte, oggi più che mai! “Sei un nostro giovane candidato Giulio, un giovane candidato di Italia dei Valori alla regione Lombardia!” Tenere la schiena dritta è l’onorevole quanto difficile missione a cui siamo chiamati, e la verità raccontata nei tuoi spettacoli teatrali è la prova coraggiosa e indiscutibile di questa consapevolezza. La mafia invece “è una montagna di merda”, la stessa di sempre! Ed io solo ora comincio ad essere fiducioso, finalmente. Tanti fari si stanno accendendo in questa notte buia della cultura e della democrazia italiana. La tua candidatura è uno di questi fari. Brilliamo forte Giulio! I lombardi onesti non potranno fare a meno di notare quanta luce fa la “bellezza di un impegno!”

Rudi Russo – Coord. nazionale Giovani IDV

Da ADNKRONOS: Giulio Cavalli e Antonio Di Pietro sulle Regionali in Lombardia

Milano, 20 mar. (Adnkronos) – “Correre da soli non basta per mandare a casa democraticamente questo regime”. Cosi’ Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, spiega la scelta delle allenze nella corsa alle prossime regionali. “In Campania ho deciso di appoggiare la coalizione -spiega l’ex magistrato- per permettere a Lorenzo Diana, fratello di una vittima di mafia, di candidarsi”. Poi, confessa: “le liste le ho fatte io, ma non per controllarle dall’alto, ma per aprire a tutti il partito. Il 76% dei nostri candidati non e’ iscritto all’Idv”.

Insieme a Di Pietro, c’e’ anche l’attore minacciato dalla mafia Giulio Cavalli, candidato alle prossime regionali in Lombardia. “Vincere in Lombardia e’ difficile -sottolinea il leader dell’Idv- ma ho scelto lui perche’ puo’ farcela e perche’ e’ un italiano di valore”. L’intervento dell’attore e’ contro le organizzazioni criminali: “voglio sentire dire ai politici che rifiutano i voti della ‘ndrangheta”, perche’ “la questione non e’ che c’e’ un attore minacciato ma che tutta la Lombardia e’ sotto scacco”.

In vista dell’Expo 2015 l’augurio e’ che “si riesca a rendere pubblico l’albo dei subappalti. Chiederemo -conclude Cavalli- una commissione antimafia aperta a tutti”.