Vai al contenuto
Giulio Cavalli per brevità chiamato artista

La Notizia

Da Parigi a Roma, cosa insegna il caso Sarkozy: in Francia si va in carcere, in Italia si va allo scontro

La foto di Nicolas Sarkozy che varca i cancelli del carcere de La Santé a Parigi per scontare la condanna a cinque anni (di cui uno già esecutivo) segna un passaggio simbolico nella memoria europea sul rapporto tra potere e giustizia. L’ex presidente continua a definire il verdetto una «vendetta» e promette ricorsi, ma intanto entra in cella, in isolamento e senza privilegi. Il suo messaggio su X – «Dormirò in carcere, ma a testa alta» – incarna un doppio movimento: contestazione verbale del giudizio e sottomissione fisica alla legge. In Francia il corpo obbedisce, anche quando la voce protesta. Il potere può urlare all’ingiustizia, ma si consegna prima di tentare di riscrivere le regole.

La Quinta Repubblica ha già conosciuto presidenti e premier condannati: Jacques Chirac nel 2011 accettò due anni con sospensione per fondi illeciti; François Fillon ha visto la sua carriera finire con la condanna nel “Penelopegate”, pena sospesa ma politicamente definitiva; l’ex ministro Jérôme Cahuzac scontò la pena con braccialetto elettronico dopo le dimissioni. Marine Le Pen è oggi sotto appello dopo essere stata giudicata colpevole di uso illecito di fondi europei: parla di «dittatura giudiziaria», ma non può bloccare l’iter.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 22 ottobre 2025.

Continua a leggere su La Notizia