Dalla Flotilla alla Biennale, i crimini restano tali
La giuria della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha messo per iscritto quanto i tribunali internazionali hanno già stabilito. Il 23 aprile, la presidente Solange Farkas e le altre componenti hanno dichiarato che “si asterrà dal prendere in considerazione quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale”. Il Leone d’Oro e il Leone d’Argento, cerimonia il 9 maggio, non potranno andare né alla Russia né a Israele.
Il mandato d’arresto della CPI contro Netanyahu è del novembre 2024. Da allora ha prodotto effetti in ambiti sempre più distanti dalle aule di giustizia. Una giuria culturale italiana, in piena autonomia, ha stabilito che quel mandato vincola anche le valutazioni estetiche. La Biennale si è limitata a precisare che la giuria “opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio nell’esercizio delle sue funzioni”: né approvazione né sconfessione, solo la presa d’atto di una distanza.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 24 aprile 2026.
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