Docenti di sinistra A Pordenone un questionario online per segnalarli: l’iniziativa di Azione Studentesca è un caso
Appunti di una lenta trasformazione che scivola aiutata dalla sindrome della rana bollita. Gennaio 2026, Pordenone. Davanti agli ingressi di alcuni istituti scolastici compaiono manifesti firmati Azione Studentesca. Invitano gli studenti a segnalare i docenti “di sinistra”. Un QR code rimanda a un questionario online. Le domande indagano per sapere se durante le lezioni venga fatta “propaganda” e sollecitano esempi concreti. L’obiettivo dichiarato è la costruzione di un report nazionale. Il metodo è la delazione anonima. Il bersaglio, anche qui, è la libertà di insegnamento.
Azione Studentesca, organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia, rivendica l’operazione. L’insegnante che magari parla di antifascismo, diritti civili, guerre, crisi climatica diventa un soggetto da monitorare. E così la scuola diventa un altro spazio occupato da liberare. Lo slogan lo dice senza mediazioni: “La scuola è nostra”.
Il questionario online rappresenta il cuore dell’operazione. Chiede agli studenti di identificare docenti sulla base dell’orientamento politico presunto. Si usa la parola “propaganda” senza definirla. Ma la trasformazione dei contenuti didattici ordinari in comportamenti sospetti è conseguente e immediata. Si produce un archivio informale di nomi e accuse. E soprattutto si introduce un principio nuovo nel quotidiano scolastico: chi insegna sa di poter essere segnalato. La prevedibile conseguenza è l’autocensura. Ma l’aspetto più preoccupante è il controllo come finalità dichiarata.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 26 gennaio 2026.
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