Due popoli e due Stati, a Parigi la road map della società civile contro il piano Trump. Senza l’Italia
Venerdì 12 giugno, mentre all’Institut du Monde Arabe di Parigi le società civili israeliana e palestinese chiudevano la seconda edizione dell’Appello di Parigi per la soluzione a due Stati, il ministro degli Esteri Antonio Tajani apriva alla Farnesina la Conferenza dei Consoli d’Italia nel mondo. Due stanze diverse della stessa politica estera. A Parigi c’erano i ministri degli Esteri e alti funzionari di decine di Paesi, riuniti dal Paris Peace Forum e dal governo francese. L’Italia no.
La conferenza, presieduta dal ministro Jean-Noël Barrot, arrivava a tre giorni dal vertice G7 di Évian, dal 15 al 17 giugno, sotto presidenza francese. Si è chiusa con un appello in otto punti: cessate il fuoco permanente, stop agli insediamenti, ricostruzione di Gaza, riforma della governance, più sostegno alla società civile. Una road map costruita dal basso da chi quei due popoli li abita, e pensata come alternativa al piano promosso da Donald Trump.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 15 giugno 2026.
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