Ebola, l’Oms dichiara l’emergenza sanitaria internazionale: ceppo Bundibugyo senza vaccino
L’hantavirus fa notizia da una settimana, con i suoi titoli a effetto e i suoi morti raccontati come una curiosità americana. Domenica 17 maggio l’Organizzazione mondiale della sanità ha alzato l’allarme più alto che ha a disposizione, e non riguardava l’hantavirus.
Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, ha dichiarato l’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo e Uganda «emergenza sanitaria di rilevanza internazionale» (Pheic, nella sigla inglese del Regolamento sanitario internazionale del 2005). È il livello massimo che l’Oms può attivare prima della classificazione di emergenza pandemica, che per ora resta esclusa. A causarla è il virus Bundibugyo, un ceppo di Ebola raro: due soli focolai documentati prima di questo, in Uganda nel 2007 e a Isiro, in Congo, nel 2012. Per il Bundibugyo, a differenza del ceppo Zaire, mancano vaccini e terapie approvate.
I numeri ufficiali dicono già abbastanza. Al 16 maggio l’Oms conta otto casi confermati in laboratorio, 246 sospetti e 80 decessi sospetti nella provincia di Ituri, Congo orientale, distribuiti su almeno tre zone sanitarie: Bunia, Rwampara, Mongbwalu. L’Africa Cdc il 17 maggio porta i sospetti a 336 e i morti a 87. L’agenzia France-Presse, citata da diverse testate, parla di 88 decessi al momento della dichiarazione. Due casi confermati, uno mortale, sono comparsi a Kampalail 15 e il 16 maggio, in persone arrivate dal Congo. Un altro caso confermato è a Kinshasa, capitale a mille chilometri dall’epicentro.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 18 maggio 2026.
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