Hannoun, la Cassazione annulla l’arresto: le prove dei Servizi israeliani inutilizzabili. Ma stavolta i garantisti restano in silenzio
Il 27 dicembre 2025, mentre mezza Italia era già in vacanza, la procura di Genova arrestava nove persone accusate di aver finanziato Hamas attraverso associazioni benefiche palestinesi. Tra loro Mohammad Hannoun, 64 anni, architetto, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia, residente in Liguria da oltre quarant’anni. Nel giro di poche ore la politica aveva già emesso la sua sentenza.
Giorgia Meloni esprimeva “apprezzamento e soddisfazione”, ringraziava “a nome di tutto il Governo” e definiva Hannoun, secondo le parole degli investigatori, “vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas”. Matteo Salvini spiegava che “alcuni milioni di fenomeni dovrebbero chiedere scusa” perché erano stati “in piazza dalla parte sbagliata”. Galeazzo Bignami (Fratelli d’Italia), capogruppo alla Camera, stabiliva che “chi sta dalla parte di questi soggetti non può ricoprire ruoli istituzionali”. L’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove chiedeva alla sinistra “accecata ideologicamente dal verbo pro Pal” se avrebbe chiesto scusa. Federico Mollicone (FdI) vedeva nell’arresto la prova che le opposizioni avevano “infiltrazioni di Hamas”.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 9 aprile 2026.
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