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Il ministro del “copiavo a scuola” sbaglia ancora compito in classe

Matteo Salvini ha passato mesi a ripetere che in Italia ci sarebbe “il 10% degli autovelox del mondo”, undicimila, tredicimila, una “giungla” da domare. Poi arriva il suo stesso censimento ufficiale e lo smentisce senza pietà: gli apparecchi reali sono 3.625, un terzo della favola ripetuta in ogni comizio, come certificano Asaps e Associazione Lorenzo Guarnieri. Altro che record mondiale: Francia e Inghilterra ne hanno probabilmente di più, Svizzera e Austria ne hanno di più in proporzione.

Il ministro aveva costruito una guerra ideologica sul nulla. Ma il bello arriva quando si scopre che i problemi veri non sono nemmeno quelli agitati dalla propaganda: nessun autovelox in Italia è formalmente omologato, perché il decreto attuativo non esiste. Lo stallo dura da anni e Salvini, pur evocando la parola “omologazione” come un mantra, non l’ha risolto: a marzo aveva annunciato un decreto, salvo ritirarlo due giorni dopo. Intanto oltre il 60% degli apparecchi fissi è stato approvato prima del 2017, e la valanga di ricorsi cresce.

È qui che torna utile ricordare l’altra confessione pubblica del vicepremier, quella fatta qualche giorno fa in un comizio: «A scuola copiavo, sempre che il compagno non fosse infame». In fondo, lo schema è rimasto lo stesso. L’importante è avere una frase pronta, poco importa che sia vera, verificabile o utile a chi guida davvero sulla strada.

Forse al ministro converrebbe telefonare a quel suo amico da cui copiava a scuola per ricominciare a farlo ed evitarsi brutte figure.

Buon lunedì. 

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