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Giulio Cavalli per brevità chiamato artista

La Notizia

L’arma monetaria contro Gaza e Cisgiordania

A Ramallah un benzinaio rifiuta le banconote di un cliente venuto a fare il pieno: la sua banca ha smesso di accettare contante in deposito perché i caveau sono pieni. In Cisgiordania occupata, quella che la Corte internazionale di giustizia nel luglio 2024 ha definito occupazione illegale, il denaro c’è e non si può spendere.

Le banche palestinesi trattengono più shekel di quanti ne sappiano gestire. La Banca d’Israele fissa a 18 miliardi di shekel l’anno, 5,9 miliardi di dollari, il tetto del contante che possono restituire al sistema israeliano. Se ne accumulano circa 30, stima l’economista Moayad Afaneh, e il resto resta fermo, impossibile da convertire in moneta elettronica per pagare fornitori e bonifici. Mohammad Manasra, vicegovernatore dell’Autorità monetaria palestinese, la chiama «guerra economica». A Gaza lo stesso assedio ha prodotto l’effetto contrario, la penuria di contante, e sono due tecniche diverse per un solo esito, un’economia a cui è tolta la moneta come strumento di vita.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 20 luglio 2026.

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