Monitoraggio degli studenti palestinesi, sindacati contro la circolare. L’iniziativa del ministero è un caso politico
La richiesta parte come una nota tecnica, arriva alle scuole come un adempimento urgente, esplode come caso politico nazionale. Tra novembre 2025 e gennaio 2026 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato una rilevazione specifica sugli studenti di nazionalità palestinese iscritti nelle scuole statali e paritarie. Prima in Lombardia, poi nel Lazio, infine a macchia d’olio. Moduli da compilare, scadenze ravvicinate, numeri da restituire. L’amministrazione parla di dati aggregati e anonimizzati, utili a predisporre interventi di supporto. La scuola legge altro: una classificazione identitaria senza garanzie, senza fondi, senza cornice normativa.
La catena amministrativa è significativa. Nessun decreto, nessuna circolare nazionale pubblica, solo note degli Uffici scolastici regionali su impulso della Direzione Affari internazionali del Ministero. In Lombardia già a fine novembre 2025, nel Lazio l’8 gennaio 2026 con scadenza fissata al 14. I form chiedono il numero di studenti palestinesi distinti tra statali e paritarie e aprono a una sezione facoltativa di “ulteriori informazioni” sui percorsi di inserimento. È qui che la rilevazione smette di essere neutra: quando la statistica si affida a campi aperti e tempi stretti, l’anonimato diventa fragile e la responsabilità ricade sulle singole scuole.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 16 gennaio 2026.
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