Morti sul lavoro, vent’anni di leggi non fermano le stragi. Dopo il Colosseo, le proposte Fillea: dai processi ai subappalti
Nella notte fra martedì e mercoledì Andrea Moretti, operaio rocciatore di 22 anni arrivato dal Teramano, lavorava alla nuova illuminazione del Colosseo quando è caduto da una decina di metri dal secondo ordine dell’anfiteatro. Secondo l’Ansa l’accensione delle luci era fissata per il 9 ottobre e il ragazzo è stato trovato con l’imbracatura non agganciata alla fune.
La Procura di Roma indaga per omicidio colposo e il Colosseo è rimasto chiuso per lutto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto sapere che “morire a 22 anni è inaccettabile” e che il governo continuerà “a fare la nostra parte”, e allora conviene controllare con calma che cosa sia stata finora questa parte.
La legge migliore è anche la più vecchia e la meno applicata. Il Testo unico sulla sicurezza, il decreto legislativo 81 del 2008, fu approvato in quattro mesi dopo il rogo della ThyssenKrupp di Torino che nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 uccise sette operai, e riordinò le regole in un solo testo. Il calo dei morti era già cominciato e l’Inail, l’istituto che assicura i lavoratori contro gli infortuni, passò dai 1.341 morti del 2006 ai 1.120 del 2008, eppure dieci anni dopo, secondo l’associazione dei mutilati e invalidi del lavoro Anmil, mancavano ancora almeno una ventina di decreti attuativi. Poi la curva si è piantata. Nella relazione annuale presentata questa settimana alla Camera i morti sul lavoro denunciati nel 2025 sono 1.198, più di tre al giorno, esattamente come allora.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 26 settembre 2026.
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