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Moussa Diarra, il ragazzo dietro la tragedia

Una giullarata. Definizione che rimanda subito a Dario Fo e a certi istrioni della parola, immersi nella complessità dei tempi….

Una giullarata. Definizione che rimanda subito a Dario Fo e a certi istrioni della parola, immersi nella complessità dei tempi. Come Giulio Cavalli. Il suo è un teatro civile, d’inchiesta. Dove l’affabulazione lascia spazio all’indagine giornalistica. Alla sfuriata politica. Cosa che gli ha procurato anche qualche guaio, con tanto di scorta al seguito. A Milano è di casa al Cooperativa di Niguarda. Ed è lì che stasera debutta con “Moussa in Paradiso“. Prima nazionale. Prodotta dal neonato Teatro Aquilante. In replica fino al 30 novembre. Una giullarata, si diceva. Ma dalle sfumature funebri. Perché sul palco si ripercorre la vicenda di Moussa Diarra, 26 anni del Mali, ucciso il 20 ottobre 2024 da un agente della Polfer, nei pressi della stazione ferroviaria di Verona. Pare che il poliziotto si sia sentito minacciato da un coltello da tavola che il ragazzo teneva (forse) in una tasca. E così ha sparato prima in aria e poi nel petto di Moussa. Contorni ancora da chiarire. Se mai si chiariranno. Ma nel frattempo Cavalli compone per il palco quello che definisce “un atto di resistenza civile, un invito a guardare oltre le cifre, oltre la cronaca, oltre la paura”. Dove Moussa torna a essere una persona, prima che un simbolo. Un ragazzo in fuga dalla guerra civile, torturato in Libia e poi perso nei centri di accoglienza italiani. Fra burocrazia e depressione. Fino a quel giorno nerissimo a Verona.

Diego Vincenti