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Giulio Cavalli per brevità chiamato artista

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Non è l’Iran il problema di Trump

Il giorno dopo la notte in cui Donald Trump ha minacciato la distruzione della civiltà iraniana (badate bene, non lo Stato, la civiltà) spira nell’aria un sospiro di sollievo, come se davvero i pazzi potessero smettere di essere pazzi, come se una tregua pronunciata da bocche criminali possa essere davvero una tregua. 

Dovrebbero essere quindici giorni di stop alle armi, quelli con cui il presidente Usa cerca di levigare il terribile pasticcio in cui si è infilato. Dieci punti. Una garanzia che l’Iran non sarà attaccato di nuovo. Una fine permanente della guerra, non solo un cessate il fuoco. La fine degli attacchi israeliani in Libano e contro gli alleati iraniani. La revoca di tutte le sanzioni statunitensi sull’Iran. L’Iran accetta di riaprire lo Stretto di Hormuz. Introduzione di una tassa di 2 milioni di dollari per nave in transito con Hormuz. Entrate dei pedaggi da condividere con l’Oman. Fondi da utilizzare per la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate dalla guerra. Istituzione di protocolli di passaggio sicuro attraverso Hormuz. Un accordo quadro più ampio per porre fine alle ostilità regionali. 

Questo articolo è uscito su Left il 8 aprile 2026.

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