Ricostruire Gaza, tra numeri impossibili e un tempo che si allunga
L’Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, ha messo in fila i dati economici più duri dall’inizio del conflitto. Lo fa in un rapporto che non lascia spazio a interpretazioni accomodanti: la Striscia ha perso l’87 per cento della sua economia tra il 2023 e il 2024, cancellando in pochi mesi ventidue anni di progressi. Il Pil pro capite è crollato a 161 dollari, uno dei livelli più bassi al mondo. La fotografia è brutale, persino per un territorio abituato a convivere con la distruzione. L’Unctad scrive che siamo davanti alla «peggiore crisi mai osservata» e indica una cifra destinata a pesare a lungo: per ricostruire Gaza serviranno almeno 70 miliardi di dollari e settant’anni di lavoro.
Nel rapporto c’è anche una frase che sembra un atto d’accusa: «A Gaza l’uomo ha creato un abisso». Non un disastro naturale, non una calamità imprevedibile, ma il risultato di scelte politiche e militari che hanno demolito infrastrutture, produzione, reti sociali. In meno di due anni si è dissolta una crescita faticosa, ottenuta a colpi di resistenza quotidiana dentro un assedio permanente.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 27 novembre 2025.
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