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La Notizia

Sanità, un paradosso in due numeri: 18 Regioni promosse e 5,8 milioni di italiani che rinunciano alle cure

Diciotto Regioni su 21 promosse, 5,8 milioni di persone che hanno rinunciato alla visita o all’esame prescritto dal medico. Sono due numeri dello stesso anno, il 2024, e raccontano due Paesi che convivono solo perché il Ministero della Salute ne guarda uno. La “pagella” sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve assicurare a chiunque, dice che la sanità pubblica passa l’esame meglio dell’anno prima, quando le Regioni adempienti erano 13, mentre l’Istat racconta che nello stesso anno la quota di chi ha rinunciato a curarsi è salita dal 7,6 al 9,9 per cento. Qualcosa non torna.

E quel qualcosa l’ha messo sotto la lente la Fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze), che rifà ogni anno i conti sul monitoraggio del ministero, uscito stavolta il 10 luglio. Il paradosso sta nel meccanismo: degli 88 indicatori del Nuovo sistema di garanzia la pagella ne usa 27, li divide in tre aree (prevenzione, assistenza distrettuale, ospedali) e dà a ciascuna un punteggio da 0 a 100, e per essere promossa una Regione deve fare almeno 60 in tutte e tre. Sessanta basta: che una Regione chiuda a 60 o a 100 il giudizio non cambia, e un voto da interrogazione strappata diventa il certificato di un diritto costituzionale garantito.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 23 settembre 2026.

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