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La Notizia

Sciopero della cultura, la prima volta dopo quasi mezzo secolo: nel mirino i tagli al settore per finanziare le armi

Domani, venerdì 12 giugno, si fermano musei, biblioteche, archivi e teatri: è lo sciopero generale della cultura, secondo gli organizzatori il primo in questa forma nella storia del Paese e il primo sciopero nazionale per musei e biblioteche dopo quasi cinquant’anni.

Lo hanno proclamato la Fp Cgil per il Ministero della Cultura e il comparto Federculture, con l’adesione della Nidil Cgil per somministrate e somministrati, e accanto le sigle di base, Cub, Adl Cobas, Cobas lavoro privato, Clap, Usi-Cts: dentro c’è tutta la filiera, dipendenti, appalti, autonomi dello spettacolo e dell’editoria. Mezzo secolo di silenzio che si rompe, e si rompe adesso.

Le motivazioni stanno scritte nella proclamazione e sono un atto d’accusa: si sciopera “per cambiare le politiche del governo che tagliano i finanziamenti a tutti i settori della cultura” e per “rivedere le scelte che distraggono le risorse dal finanziamento al settore in favore degli stanziamenti in armi”.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 10 giugno 2026.

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