Scontri di Torino, alibi perfetto per la stretta securitaria: il governo li usa per rilanciare il pacchetto sicurezza
Il passaggio dalla cronaca alla norma è immediato, praticamente automatico. Gli scontri di Torino del 31 gennaio diventano il grimaldello perfetto per riattivare un’agenda securitaria che il governo tiene pronta da mesi. La manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna, degenerata in violenze e ferimenti tra le forze dell’ordine, viene rivenduta come dimostrazione definitiva di una minaccia sistemica. Da lì in avanti, il racconto si fa lineare: piazze pericolose, Stato sotto attacco, necessità di una risposta eccezionale. Torino smette di essere un episodio e diventa un argomento, l’ennesimo, a supporto di un autoritarismo che Meloni sogna da sempre.
I numeri sono gravi e nessuno li ridimensiona: oltre cento operatori feriti, arresti, sequestri. Ma la sequenza politica racconta altro. Vertici a Palazzo Chigi, riunioni ristrette con Viminale e Giustizia, consiglio dei ministri annunciato a stretto giro. La stretta prende forma mentre l’eco degli scontri è ancora utile a giustificarla. Così per l’ennesima volta l’emergenza diventa metodo.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 2 febbraio 2026.
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